
Per chi legge queste note, si presume abbia già letto l’intero libro “schegge d’infinito”.
Pertanto, vogliamo chiarire alcune linee editoriali che hanno guidato questa collezione di racconti di science fiction.
Il primo racconto si apre con il tentativo di spiegare come sia arrivata la vita sulla Terra, mentre l’ultimo si chiude con una tesi surreale e opposta: come scomparirà.
Il dibattito su come sia nata la vita su questo pianeta (identificata con il DNA) ha appassionato molti ricercatori per decenni, a partire dal 28 febbraio 1953, data in cui James Watson e Francis Crick scoprirono la famosa struttura a doppia elica del DNA.
In quel periodo si riteneva che la vita si fosse formata attraverso infinite e “casuali” combinazioni all’interno di un cosiddetto “brodo primordiale”: un ambiente composto da calore, atmosfera della Terra primordiale e scariche elettriche dovute ai fulmini.
L’idea del brodo primordiale si adattava perfettamente alla visione materialistica della scienza degli ultimi secoli.
La scoperta del DNA cambiò radicalmente questa prospettiva.
Uno dei due scopritori, Francis Crick, rispose in modo sorprendentemente diretto, durante un’intervista, alla domanda su come il DNA fosse arrivato sulla Terra: “L’ha portato un’astronave”.
Fu tra i primi a sostenere che la complessità della doppia elica fosse tale che nemmeno l’intera età dell’universo sarebbe stata sufficiente a generarla tramite combinazioni casuali.
Secondo questa visione, il DNA sarebbe giunto dallo spazio trasportato dalle comete che bombardarono la Terra durante la formazione del sistema solare (circa 4–4,5 miliardi di anni fa).
Effettivamente, le prime forme di vita comparvero non appena la crosta terrestre si raffreddò e si formarono gli oceani grazie all’acqua portata dalle comete (circa 4 miliardi di anni fa).
Questa interpretazione implica anche un altro concetto: che la vita e il DNA si siano originati in altre parti dell’universo, e che comete e asteroidi agiscano come vettori, disseminando la vita ovunque cadano.
Questa ipotesi è nota come Panspermia, dal greco antico πανσπερμία (panspermìa), “tutti semi” o “seme comune”.
Tuttavia, questa teoria non risolve il problema fondamentale: come si è formato il DNA?
Se si esclude l’ipotesi di una formazione casuale, e si considera insufficiente l’età dell’universo, lo stesso ragionamento vale per qualsiasi altro luogo del cosmo. È il classico dilemma: è nato prima l’uovo o la gallina?
Anche a questa osservazione si è cercato di dare una risposta nel racconto MUTAFORMA.
Il DNA non si sarebbe formato spontaneamente, ma sarebbe stato creato da una razza extraterrestre estremamente evoluta: un autentico capolavoro di ingegneria genetica.
Da circa 4.000 anni, la filosofia indiana sostiene che la materia sia energia concentrata e che l’energia stessa sia pensiero concentrato.
Noi siamo riusciti a dimostrare che la materia è energia concentrata, ma non siamo ancora in grado di comprendere se l’energia sia, a sua volta, pensiero concentrato.
Quando immaginiamo una razza aliena, la pensiamo simile a noi, fatta di materia. Ma se non fosse così?
Se esistesse, o fosse esistita, una civiltà composta unicamente da energia e pensiero?
Il racconto A-GEL L’IMMORTALE sviluppa proprio questa idea.
Una tale razza non sarebbe soggetta ai limiti di un corpo destinato a morire dopo pochi anni: sarebbe, di fatto, immortale.
Se menti come quella di Albert Einstein avessero potuto vivere indefinitamente, la nostra civiltà avrebbe sicuramente compiuto progressi enormi in tempi rapidissimi.
Per inciso, la Bibbia descrive una simile realtà chiamandoli “Angeli”. Tommaso d’Aquino, noto come Doctor Angelicus, sviluppò una complessa angelologia nella Summa Theologiae, definendo gli angeli come creature puramente spirituali, immateriali e intelligenti, esistenti da tempi lunghissimi in questo universo (quindi è una razza “aliena”). Secondo Tommaso, ogni angelo costituisce una specie a sé e possiede una conoscenza immediata, diversa da quella umana, che richiede astrazione.
Una razza di questo tipo (composta solo da pensiero ed energia) avrebbe quindi creato il DNA rendendolo perfetto, includendo anche il cosiddetto “DNA spazzatura” (che costituisce circa il 98% del totale).
Questo DNA conterrebbe tutte le possibili mutazioni necessarie per affrontare ogni condizione ambientale: una sorta di archivio completo di soluzioni evolutive.
Per questo motivo questo racconto è stato chiamato MUTAFORMA.
Il DNA giunto sulla Terra tramite comete e la panspermia sarebbe stato dunque in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente, permettendo alla vita di svilupparsi e colonizzare il pianeta.
Circa 4 miliardi di anni fa, la Terra era ricoperta da un unico immenso oceano: le prime forme di vita furono quindi semplici alghe monocellulari.
L’ipotesi di un’origine extraterrestre del DNA ha ricevuto una conferma definitiva grazie a una sonda giapponese inviata su un asteroide vicino alla Terra, residuo della formazione del sistema solare (circa 4,5 miliardi di anni fa).
In campioni extraterrestri non contaminati sono state trovate tutte e cinque le nucleobasi fondamentali della vita: un indizio significativo che DNA e RNA non si siano originati sulla Terra, ma nel cosmo.
Queste scoperte gettano una nuova luce su quella che un tempo era solo un’ipotesi: la panspermia, che appare oggi una realtà.
Il racconto MULTIFORMA si propone di tradurre in chiave fantastica ciò che la scienza ha recentemente dimostrato.









