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IL MISTERIOSO PUNTO G

di Valter Bencini 

Da quando è stato scoperto negli anni ‘50 da Grafenberg, alla cui iniziale del cognome si deve il nome della zona all’interno della vagina oggetto di questo articolo, il punto G è stato oggetto di discussioni, di feroci negazioni, di accuse di ascientificità alle ricerche che ne dimostravano l’esistenza, tali da avvolgere nel Mistero quella che è in realtà un’area importantissima della sessualità femminile. Soprattutto anacronistiche e pretestuose mi sembrano quelle polemiche vetero- femministe neganti il punto G, perché in qualche modo darebbero di nuovo potere alla penetrazione ed al ruolo del maschio, ed altrettanto quello vetero-maschiliste, portate a sancire una superiorità ed una maturità diversa dell’orgasmo vaginale rispetto a quello clitorideo. 

La sessualità viaggia su canali infinitamente più semplici rispetto alle contrapposizioni umane; il mio Maestro di Tantra era solito dire “Se il Cosmo ha dato due tipi di piacere alle donne, perché dobbiamo sforzarci di dire che ne esiste uno solo o che uno è migliore dell’altro; dobbiamo solo accettare la realtà”, e la mia Maestra aggiungeva “Dov’è il problema se abbiamo la possibilità di godere in due modi diversi?”. In questo piccolo contributo cercherò di ripercorre la storia di questo punto, le principali ricerche a favore o a sfavore, di illustrare brevemente la tecnica del massaggio più indicata a svelarlo, e le posizioni che meglio lo stimolano. 

Nel 1950 Ernst Grafenberg, ginecologo tedesco, ebreo, scoprì il punto G e da questa scoperta acquisì fama, anche postuma; in realtà Grafenberg era già un ginecologo stimato ed affermato, che aveva sviluppato un dispositivo contraccettivo uterino e che aveva compiuto importanti studi sul comportamento dell’uretra nell’orgasmo femminile. 

Il punto G è’ una massa di tessuto erettile, localizzata nella parete anteriore della vagina, a metà strada tra l’osso pubico e la cervice (più o meno a una distanza di 5 cm). Stimolata propriamente, tale massa si dilata e cambia struttura. Si reperisce da sola, ma è sicuramente più facile trovarla con l’assistenza di un compagno. Il termine inglese che la definisce è G spot, e la sua traduzione letterale sarebbe certamente più appropriata, perché indica un’ aera o una zona piuttosto che un punto; ma ormai, nella consuetudine, il termine universalmente accettato in Italia è punto G

Nel rispetto delle variabilità individuali è equiparabile, nella sua eccitazione massima, ad un’ area di diametro riferibile a quello di una moneta da due euro. Sinonimi che possono essere incontrati in alternativa, in testi più o meno scientifici, sono: zona di sensibilità tattile-erotica, corpo spugnoso uretrale, ghiandole parauretrali (skene glands), prostata femminile

Già se ne trova traccia nel Kamasutra: “Doppio è il piacere delle donne: l’eccitarsi e l’eiaculare. La lubrificazione della vagina deriva soltanto dall’eccitazione, il culmine della libidine invece dall’effusione frullante”. E qui si introduce già un altro mistero: quello dell’eiaculazione femminile, che molte volte accompagna l’orgasmo del punto G; statistiche attuali alla mano, vi è percentuale oscillante tra il 33 ed il 39% di donne che prova questo tipo di orgasmo . 

Il Kamasutra non è voce isolata. Il Koka Sastra (XII secolo) descrive questo punto come purna chandra (luna piena). Ancora più dettagliato è l’Ananda Ranga (XVI secolo) che parla di saspandana (punto della beatitudine o punto sacro) e kama salila (succo dell’amore): “La donna, che alla fine del piacere amoroso permette al liquido del dio dell’amore di riversarsi, con molte urla e pianti si butta di qua e di là, diventa debole e chiude i suoi begli occhi, estremamente soddisfatta non riesce a sopportare nulla”. Pianti, urla! che orgasmo è dunque questo? La donna non riesce a sopportare nulla? Perché? Teniamo a mente e vediamo di trovare spiegazioni nel corso del nostro viaggio. 

Anche la nostra e altre culture non mancano di riferimenti; ne parla Ippocrate nel 377 a.C. e Galeno nel suo “De Semine”. Una curiosità medievale: la Chiesa Cattolica riteneva fertile anche il liquido femminile, per cui nella Teologia Morale vieterà ad uomo e donna gli orgasmi secchi. 

Riguardo ad altri popoli, è noto che le donne pellerossa Mohave hanno sempre dichiarato di espellere un liquido al momento dell’orgasmo sia nei rapporti vaginali, che orali, che anali. Nei trukesi, un popolo che vive nel sud del Pacifico, è abitudine che gli uomini infilino la punta del pene nella vagina e la muovano come un cucchiaio che gira il fondo di una tazza stimolando il punto G. Anche in Uganda, le donne della tribù Batoro tramandavano alle più giovani l’usanza del kachapati, letteralmente “spruzza il muro”

Vuoi vedere che anche la nostra saggezza popolare ci insegna qualcosa di importante, che non sia la magra consolazione per una giornata di pioggia che guasta un matrimonio, nell’esclamazione: ”Sposa bagnata, sposa fortunata!”? Non posso affermarlo con certezza, ma il sospetto di una conoscenza popolare degli effetti della stimolazione del punto G è legittima e pertinente! 

Mondo scientifico dal 1950 al 1980: 30 anni di silenzio e confusione sul punto G

In realtà, del punto G ne aveva già parlato l’anatomista Olandese Ernst De Graff nel XVII secolo; quando egli lo descrive nel 1950, viene colpito dal fatto che sia costituito da tessuto erettile, che non esita a definire simile ai corpi cavernosi del pene. Hyme, un urologo che condivideva pienamente la scoperta di Grafenberg, fu fatto passare per visionario e deriso in tre congressi scientifici. Seguirono, dal momento della scoperta, circa 30 anni di silenzio ed anche confusione. Master e Johnson, tra gli anni ‘60 e ‘70, così come Kinsey, spostarono l’attenzione sul clitoride. Erano gli anni del femminismo e della negazione del concetto freudiano dell’orgasmo penetrativo come orgasmo maturo. Queste alcune delle affermazioni che caratterizzarono quegli studi, che pure ebbero, bisogna riconoscerlo, per altri aspetti, un’importanza grandissima nella conoscenza della fisiologia sessuale: 

“Il clitoride rappresenta il punto focale di ricezione degli stimoli sessuali esterni”;

“Si può quindi concludere che l’orgasmo vaginale e clitorideo non rappresentano due fenomeni separati”

Da allora non si parlerà più di orgasmo vaginale distinto fino al 1980, anno in cui le sessuologhe Whipple e Ladas, insieme a Perry, studiarono 400 donne e arrivarono a queste conclusioni: 

• c’è un punto all’interno della vagina che è estremamente sensibile a forte pressione. Si trova nella parte anteriore della vagina, a circa 5 cm dall’apertura; 

• è stato trovato in tutte le 400 donne esaminate; 

• stimolato in modo giusto, si gonfia e provoca l’orgasmo

• spesso la stimolazione porta ad una serie di orgasmi

• molte donne credono di urinare e sono imbarazzate (l’irrisione da parte di alcuni partners maschili poco sensibili aveva fatto sì che alcune di loro avessero imparato a trattenere o nascondere l’orgasmo). 

Sintetizzo i principali studi che si sono succeduti da allora: 

• 1981: Belzer scopre che il liquido è diverso dall’urina

• 1984: Perry, attraverso l’analisi di elettromiogrammi del muscolo pubococcigeo, scopre che l’orgasmo al punto G è più profondo e potente di quello clitorideo; 

• 1985: Alzate conclude che nell’89 % dei casi di una sua ricerca, le donne arrivano all’orgasmo stimolando solo le pareti vaginali senza il clitoride; 

• 1987: Sevely evidenzia con foto e modelli le ghiandole parauretrali, da lei ritenute responsabili dell’eiaculazione femminile; 

• 1990: Darling rileva che il 40% delle donne da lui testate sperimenta l’eiaculazione durante l’orgasmo

• 1994: Sabine zur Nieden conclude che, su 309 donne da lei interpellate, 1/3 aveva sperimentato l’eiaculazione almeno una volta nella vita

• 1995: Westhmeir, psicosessuologa, nega l’esistenza del punto G

• 1997: Cabello spiega che spesso non c’è consapevolezza di eiaculare nella donna perché, nel 75% dei casi, l’eiaculato torna indietro per affluire in vescica

• 2002: Jannini, ricercatore italiano, conclude che le ghiandole periuretrali sono le omologhe della prostata maschile e abbondano di 5-fosfodiesterasi, una sostanza cruciale per l’eccitazione maschile. Nel 2008, sempre il dott. Jannini evidenzia con delle ecografie transvaginali, almeno nell’80% dei casi, una piccola area di ispessimento tra uretra e vagina, corrispondente al punto G. 

• 2010: si torna apparentemente indietro. Un team scientifico del King’s college di Londra sostiene, con toni trionfalistici, che il punto G non stia nella vagina, ma solo nella testa di alcune donne. 

La conclusione è che alcune delle donne dell’esperimento (peraltro gemelle) ne avevano conoscenza ed altre no. Peccato che la metodologia scientifica invocata stimoli alcune perplessità da parte di molti altri ricercatori. Questo studio, fatto su 1800 donne (900 gemelle sia omozigoti che eterozigoti), ha cercato una base genetica comune; ma è risaputo che il corredo genetico, pur provenendo dagli stessi genitori, non è identico tra i due eterozigoti, come nel caso degli omozigoti. È anche risaputo che l’esposizione ad ormoni durante la vita fetale può condizionare lo sviluppo di organi ghiandolari, e sicuramente questo parametro può essere diverso anche tra gemelle sia eterozigoti che omozigoti. Inoltre, punto ultimo e non meno importante: hanno testato le 1800 gemelle con lo stesso uomo? Sicuramente no, e l’abilità del partner è parametro certamente da non sottovalutare quando si parla di stimolazione del punto G. 

Come stimolarlo? 

È sorprendente come una posizione scientifica, se trova il consenso del momento sociale e storico, si rafforzi, rendendo oscura per anni una realtà che, almeno empiricamente, può essere sotto gli occhi di tutti. 

• Una cosa che non esiste non diventa oggetto di ricerca (come ad esempio il punto G per i 20 anni successivi agli studi di Master e Johnson); 

• se il punto G non viene adeguatamente stimolato non lo si scopre, quindi per la scienza non esiste. Sappiamo infatti che esso aumenta di volume con l’eccitazione. 

Alcuni paradossi sulla ricerca del punto G 

• Per trovarlo lo devi stimolare, e per stimolarlo lo devi aver trovato. 

• Il ginecologo nella visita non eccita la paziente per motivi di etica e deontologia professionale; neppure gli urologi ovviamente masturbano i pazienti maschi, ma nessuno mette in dubbio l’esistenza dell’erezione e dell’orgasmo maschile. Allora, perché dubitare del punto G e del piacere ad esso connesso? Solo perché il pene è visibile ed il punto G non lo è? 

• Il parametro tempo è fondamentale: alcune ricerche scientifiche possono non essere attendibili per la scarsa quantità di tempo dedicata alla stimolazione. 

Condizionamenti culturali 

Uomo: 

• Si raggiunge meglio con il dito che con il pene. 

• Stimolazione lunga più dei preliminari, che per l’atteggiamento psicologico non idoneo e insofferente di certi uomini “durano anche troppo”

Donna: 

• Dover riprendere in mano il concetto freudiano dell’Orgasmo Vaginale Maturo, abbandonato con l’orgasmo clitorideo promosso dalla Hite. 

• Rivisitazione della propria autonomia, conquista femminile che trovava il suo corrispettivo nella masturbazione clitoridea. 

• Valutare nuovamente la dipendenza da un partner, che assicura una stimolazione maggiore e migliore. 

Il Tantra (veicolo per ampliare la coscienza) porta come obiettivo alla percezione del tutto compreso nell’uno (non-dualità), il che significa togliere alla Mente il primato rispetto al Corpo, tipico pensiero degli analisti occidentali. Il punto G sfugge a logiche di risposta lineare azione-reazione: le sue risposte seguono percorsi circolari. Nella stimolazione siamo più nella dinamica corpo- emozione- corpo-stato d’animo- corpo. La tecnica a cui si farà riferimento in questo articolo mi è stata insegnata da E. &M. Zadra, maestri tantrici, che hanno studiato il punto G con una casistica di 65 casi, ricerca della quale mi onoro di essere stato uno dei partecipanti. 

Indubbiamente, il rituale tantrico che porta alla scoperta ed alla stimolazione del punto G è un rituale iniziatico, che può dividersi in questi passi: 

• Preparare il viaggio 

• Bussare alla porta 

       • Aprire la porta 

• Togliere il velo 

• Il femminile svelato 

Le prime volte occorre dedicare moltissimo tempo (4 ore circa, nella ricerca che fu effettuata al corso di Tantra). Nella calma della propria abitazione credo siano sufficienti 2 ore per questo tipo di rituale. Nell’affiatamento di coppia poi, ad un uomo esperto, durante i preliminari, sono sufficienti pochissimi secondi per reperire il punto G ed iniziare a stimolarlo per il tempo necessario alla donna per raggiungere il piacere. 

Primo step – Preparare il viaggio 

Donna: 

• Non intraprendere questa esperienza per far piacere al partner. Si tratta di un viaggio interiore. 

• Osserva pensieri, aspettative che sono nella tua mente; mettile ritualmente sulla carta e non ci rimuginare più sopra. 

• Cura con amore il tuo corpo: bagno caldo, olio profumato, etc. 

• Orina prima di entrare nel viaggio. 

Uomo: 

• Prepara l’ambiente: letto, cuscini, accessori, incenso, olio da massaggi, gel vaginale, asciugamano, acqua, alcuni stuzzichini come dolcetti e salatini. In poche parole, prepara l’ambiente in modo che la donna si senta a suo agio e regina in questa esperienza così intima. 

• Tagliati e limati le unghie. 

• Rimani centrato sul tuo respiro. 

Entrambi: 

• Entrare nel rituale con un saluto. 

• Usate pochissime parole ed in modo sintetico. 

• La donna si sdraia supina e l’uomo si mette accanto seduto o in ginocchio; entrambi si concentrano sul proprio respiro. 

• Massaggio di 15 minuti a sciogliere le tensioni di collo, spalle e di qualsiasi altro muscolo contratto della schiena. 

• Come uomo, ti siedi poi tra le sue gambe posizionando le sue ginocchia sulle tue gambe (incrociate o distese). 

Secondo step – Bussare alla porta 

L’uomo deve ricordarsi che non si deve eccitare ma rilassare, e deve inizialmente rilassare anche la partner con un massaggio della vulva che dura complessivamente 25/30 minuti. 

La donna può dare istruzioni semplici (ad esempio “più piano”, “più deciso”) e ricorrere ad un feedback di suoni e sospiri. Niente critiche. 

MASSAGGIO DELLA VULVA 5 minuti per ogni parte indicata: 

1. Punta delle dita sopra il pube. Entrano sempre di più ad ogni respiro. 

2. Solchi delle cosce e glutei. Rimanere al di sotto del tendine centrale: in pratica stare nella parte bassa dell’inguine. 

3. Perineo. Da massaggiare con un pollice, due pollici, dita piegate, pugno. 

4. Olio sulle grandi labbra e sulla vulva in generale. Massaggio delle grandi labbra senza toccare il clitoride: avvicinarle, tirarle,strofinarle, premere, aprire e chiudere. Non dimenticare mai il fine rilassante. 

5. Piccole Labbra. Tocchi leggeri come toccare i petali di una rosa. Massaggio indiretto chiudendo le grandi labbra, facendo in modo che le piccole labbra rimangano comprese e sporgenti. 

Terzo step – Aprire la porta 

Consigli per l’uomo: 

• Evita il senso di sacrificio per accontentare la donna. 

• Sentiti curioso per questa esplorazione del femminile. 

• Non devi portare eccitazione ma coscienza, consapevolezza, affinché la donna senta la sua vagina millimetro per millimetro. 

• Respira, stai centrato su te stesso, apriti a tutto quello che può venire da lei (pianto, irritazione, godimento intenso, nulla) ed in caso di fastidi della donna non sentirti in colpa. Ricorda che il punto G è un punto iniziatico oltre che erotico, che la può mettere in contatto anche con traumi repressi, dimenticati o anche ben presenti nel suo animo. In ogni caso stai pronto al caso che ci potrebbe essere rifiuto, fastidio, prima di entrare pienamente nel piacere. 

Cospargersi il dito con del gel. 

ATTEGGIAMENTO: 

• non vai a penetrare la vulva, ma aspetti che lei venga da te; è come un fiore che sboccia e che ti invita ad entrare fino alla prima giuntura del dito. 

• Con l’altra mano accarezzi pancia, seno, gambe. 

• Tieni il dito diritto ed usa solo il polpastrello per prendere connessioni con le pareti, su cui immaginerai una disposizione ad orologio, con il clitoride sopra le ore 12: ti muovi sulle ore 12, 11, 10 e così via fino a completare l’orologio. 

• Ti porti al centro. 

• Attendi un altro invito ed entri con la seconda falange. 

• Eviti le 12: non devi ancora eccitare. 

• Di nuovo al centro, ultimo invito ed entri tutto, eviti le 12 e rifai l’orologio. 

Quarto step – Togliere il velo 

Il punto rugoso e ruvido ti segnala la posizione. 

È una zona che cambia consistenza alla pressione, e da dormiente si inturgidisce allo stimolo. 

Se non si trova subito, provare vari punti sulla linea delle 12. È una leggenda metropolitana 

che si trovi in tutte le donne a 5cm. La misura è indicativa e solo l’esperienza aiuta. 

Utile all’uomo, per rimanere centrato, immaginare che il proprio respiro attraversi il dito. 

La conferma di averlo reperito viene dalla donna: sensazione di scariche elettriche, a volte fastidio, sensazione di dover urinare. 

IL PUNTO G NON È DELICATO COME IL CLITORIDE, RICHIEDE PRESSIONE. 

Si consigliano 15-20 minuti. 

Tipi di movimento: 

• STANTUFFO (va e vieni) 

• FLUTTUAZIONE (similcircolari) 

• VIBRAZIONE (fermi con il polpastrello in un punto, si fa vibrare il dito) 

• INVITO (movimento a grattare verso l’uscita) 

Quinto step – Femminile svelato 

• Riportare il dito al centro

• Uscire prendendoti 3,4 minuti per farlo

• Stare un minuto all’entrata, in contatto con le piccole labbra. 

• Mano sulla vulva per dare alla donna protezione. 

• Poi staccarsi

• Rispettare la compagna senza offendersi dei suoi desideri e delle sue reazioni: può voler star sola, abbracciata a te, tenerti semplicemente una mano. 

Ringraziamenti 

Un sentito ringraziamento ai miei maestri tantrici E. & M. Zadra, per tutto quanto mi hanno insegnato nel lungo training di formazione. Alcuni dei concetti, delle immagini, nonché la tecnica del massaggio qui descritta provengono dai loro insegnamenti e dai loro testi. 

Valter Bencini 

È medico chirurgo, specialista in psicoterapia ad indirizzo funzionale corporeo. Terapeuta individuale e di coppia. Si occupa in particolare di comunicazione uomo-donna e problematiche della sessualità, con particolare riguardo a quella maschile. Ha tenuto corsi e conferenze su comunicazione, intimità, carattere, proiezioni genitoriali sul partner, identità di genere, sessualità. Autore di alcune pubblicazioni scientifiche sulla rivista Olos. È allievo dei Maestri di Tantra E. & M. Zadra, con cui ha completato il training formativo, e del Maestro di Tao Edy Pizzi. Utilizza le conoscenze della sessualità orientale, integrandole nel suo bagaglio di psicoterapeuta, nei corsi che conduce e nelle terapie individuali e di coppia. Ha collaborato, nella sua formazione, con il Centro Prevenzione Abuso Minori di Prato (Pamat) e con la Casa di Cura per Malattie Mentali a Poggio Sereno di Fiesole. Già docente in Comunicazione per i Circoli di Studio del Comune di Firenze e del Comune di Prato. Attualmente membro del Centro W. Reich di Firenze e socio SIF (Istituto di Psicologia Funzionale). Per informazioni su corsi, conferenze, terapie scrivere a: vb-psicocorporea@libero.it 

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