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Il Fanum Voltumnae, misterioso "cuore" dell´antica Etruria
di Ulf Richter e Luana MonteAbstract: La civiltà etrusca, malgrado le ricerche, gli studi, le campagne di scavo effettuate, riesce ancora a nascondere segreti e misteri, e queste antiche ombre contribuiscono a renderla particolarmente affascinante ed intrigante. Uno degli interrogativi che più frequentemente gli studiosi di cose etrusche si pongono è dove si trovasse veramente il cosiddetto "Fanum Voltumnae", cioè "il santuario del dio Voltumna" (da fanum = tempio, santuario, luogo sacro). In realtà, Voltumna non compare tra le divinità del pantheon etrusco: è documentato "solo da testimonianze letterarie ed epigrafiche latine", anche se il suo nome è riconducibile all´etrusco velθa, e "può essere riconosciuto... in quello del mostro Volta che danneggiava la campagna volsiniese e che fu sgominato da Porsenna attraverso l´invocazione di un fulmine" . Allo stato attuale degli studi, un Veltune risulta in una "unica attestazione etrusca giunta fino a noi, sul celebre specchio di IV sec. a. C. da Tuscania", in cui è raffigurato come un giovane barbato con una lancia. Sulla base dell´affermazione di Varrone, che lo definisce "deus Etruriae princeps", Voltumna è stato assimilato a Tinia, il dio supremo degli Etruschi, equivalente al Giove latino: "ritengo che dietro la forma latinizzata Voltumna sia da ricercarsi un epiteto, una qualificazione (di tipo funzionale, gentilizio o altro) del Tinia volsiniese".
Sesso e Chiesa: Profano e Sacro
di Alberto ArecchiAbstract: L´usanza di porre richiami sessuali sulle mura degli edifici, ereditata almeno dall´età romana, proseguì nel Medioevo, anche sugli edifici sacri, con un´insistenza che a noi oggi può apparire blasfema. Tali segni erano usati anche in altre parti del mondo come talismani contro le influenze maligne, specialmente contro stregonerie e malocchi. I simboli di fertilità erano essenziali perché richiamavano le basi della riproduzione del gruppo sociale e venivano raffigurati per proteggere da incantesimi di ogni tipo: la protezione avvolgeva i luoghi, coloro che li frequentavano, ma anche i passanti che avessero gettato uno sguardo fiducioso verso di essi. Un certo numero di esperti o "iniziati" è al corrente delle figurazioni "oscene" che si ritrovano, qua e là, nelle immagini dell´arte medievale.
Sigari
di Marco La RosaAbstract: Era una bella mattina luminosa, ma del resto lo erano quasi tutte al Cairo. Se non fosse stato per lo smog dei gas di scarico, dei milioni di autoveicoli che transitavano per le arterie della città, il cielo sarebbe stato di un bell'azzurro turchese, come quello dei minuscoli scarabei, che i bambini tentano di appioppare ai turisti in cambio di qualche moneta... Mustafà sapeva bene che quella era una mattina importante, molto importante per il direttore. Si avviò con passo spedito nel lungo corridoio dell'ala est, ancora immerso nella penombra, le luci del museo si sarebbero accese solamente alle otto; mancavano ancora più di due ore, doveva affrettarsi... le sfingi e le statue ai lati del corridoio, lo guardavano minacciose, o almeno a lui sembrava così; chissà se aveva fatto lo stesso effetto anche ai sacerdoti nel tempio di Deir el-Bahri, nei pressi di Luxor, l'antica Tebe. Già, perché era quella la località dove era stato rinvenuto il sarcofago di Ramesse II "Il Grande" (Nuovo Regno XIX Dinastia).
Antropologia e Megalitismo Regionale
di Andrea RomanazziAbstract: La Liguria è una regione da sempre crocevia di popolazioni, sia autoctone che nomadi, caratterizzate da una grande venerazione per quella religione naturale espressa poi nel culto per quell´antica divinità protostorica chiamata comunemente Grande Madre. Il presente lavoro è così una "cerca" delle ataviche tracce lasciate dalla dea nel territorio ligure, sia sotto forma di culto delle pietre di fertilità che delle sacre fonti, due aspetti di una antica religione che, mai scomparsa, si è conservata in quella cultura subalterna popolare che potremmo definire Folklore. La ricerca effettua così un cammino tra la toponomastica locale, il megalitismo e le credenze popolari alla ricerca delle tracce delle antiche conoscenze primitive ed autoctone regionali.
Antropologia del lutto e morte rituale nelle tradizioni
di Andrea RomanazziAbstract: Il culto dei morti è da sempre elemento principale di tutte le culture sacre subalterne popolari e presente in molti aspetti folkloristici tradizioni ancora attuali. Questa ricerca sull´antropologia del lutto, ha lo scopo di individuare un archetipo comune al rituale funebre del cordoglio e alle sue varie manifestazioni. Uno tra i più significativi rituali del cordoglio è quello della lamentazione funebre le cui tracce si perdono nella notte dei tempi. Per poter introdurci nel viaggio verso i sacri "lynos" dobbiamo però partire dalle tradizioni lucane, forse la regione che più di tutte ha conservato il ricordo di questo antico rituale. Il lamento funebre lucano ed in particolare la "lamentazione professionale", è una pratica in via di dissolvimento o praticamente già dissolta della quale rimane solo il vago racconto delle anziane donne rivisitato in un´ottica di malcostume o vergogna.
