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19 Ottobre 2005 MISTERO
Alberto Arecchi
Sesso e Chiesa: Profano e Sacro
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L'usanza di porre richiami sessuali sulle mura degli edifici, ereditata almeno dall'età romana, proseguì nel Medioevo, anche sugli edifici sacri, con un'insistenza che a noi oggi può apparire blasfema. Tali segni erano usati anche in altre parti del mondo come talismani contro le influenze maligne, specialmente contro stregonerie e malocchi. I simboli di fertilità erano essenziali perché richiamavano le basi della riproduzione del gruppo sociale e venivano raffigurati per proteggere da incantesimi di ogni tipo: la protezione avvolgeva i luoghi, coloro che li frequentavano, ma anche i passanti che avessero gettato uno sguardo fiducioso verso di essi.
Un certo numero di esperti o "iniziati" è al corrente delle figurazioni "oscene" che si ritrovano, qua e là, nelle immagini dell'arte medievale.
Alcune rappresentazioni falliche e del sesso femminile sono passate indenni attraverso i fulmini di San Bernardo, la Controriforma, gli "abbellimenti" barocchi e i pudori del secolo scorso. Quelle che rimangono rendono la testimonianza di un culto delle forze generatrici e del valore apotropaico dato a queste rappresentazioni. Gli esempi presentati sono quasi sempre di provenienza francese, ma anche in Italia non mancano casi interessanti.
A Pavia, sulla facciata principale della Basilica di San Michele, monsignor Gianani ravvisava le immagini dell'impudica Tamar e della casta Susanna in due donne, una dall'atteggiamento sconcio e l'altra in posa pudica. Figure ormai cancellate o quasi, all'esterno.
Sempre a Pavia, a San Lanfranco, vediamo sulla facciata tre formelle di terracotta che raffigurano due organi sessuali femminili e uno maschile. Per vederle distintamente, occorrono un'illuminazione adatta e un binocolo o un teleobiettivo.
A Baselica San Pietro (presso Albaredo Arnaboldi, nell'Oltrepò Pavese, a 15 km da Pavia), sul campanile, un'altra formella minuscola, di pietra bianca, rappresenta una copula in piedi.
Meno crude in apparenza, per noi, ma non meno profane, sono diverse scene di vita popolare, legate ai mestieri, ai mesi, alle stagioni.
Venne la grande fioritura della terracotta. Le fornaci producevano elementi stampati con procedimenti di tipo industriale, in grande quantità e in gran varietà, tanto da lasciarci ancor oggi stupiti per la raffinata fattura degli edifici, degli archi e delle loro decorazioni. Non sappiamo quale fornace abbia prodotto, tra la fine del sec. XIV e il sec. XV, le formelle con la damina pettinata "alla francese", il cavaliere e il paggio, il putto che coglie i grappoli d'uva, che ci richiamano pagine di letteratura erotica cavalleresca e d'amor cortese. Le troviamo a Cecima, nel ricco portale sovrastato dalla data 1479, incorniciate da trine e decorate con borchie di gusto gotico, cordonature, foglie e fiori. Ne ritroviamo alcune anche a Bobbio.
Figure che ricordano quelle dei Tarocchi, richiamano un Medioevo intrigante, fatto di tornei, di vita brillante e di tresche. Immagini meno crude di quelle dell'arte romanica, trasudano altri ammiccamenti e allusioni erotiche. Le damine indossavano allora i cappelli "alla francese", dalle alte corna coniche, e tuniche avvolgenti, lunghe fino ai piedi ma fatte di veli e tessuti trasparenti, con ampi spacchi laterali (le "finestre del diavolo") che, al di sotto delle maniche, non nascondevano praticamente nulla dei loro corpi aggraziati. Papi e predicatori tuonavano contro queste mode.


Sirene
Le sirene bifide (a due code), simboli di femminilità in varie accezioni, legate anche a tradizioni simboliche ermetiche, costellano i capitelli di varie chiese, sino a divenire una specie di marchio di fabbrica dell'epoca, e richiamano alla mente le Shelah-na-Gig, poste un tempo sulla porta d'ingresso di antiche chiese irlandesi Shelah-na-Gig (definizione popolare che significa: "Giulia la prostituta"). Figurine femminili senza code, ma a gambe aperte e col sesso esposto in evidenza, esse dovevano proteggere dal malocchio e da altre forze maligne.


Le sirene a due code sono immagini ricorrenti nell'arte romanica, a Pavia, a Como e in diversi altri luoghi, in tutta l'Europa. Ad esempio a Pavia, sulla facciata principale della Basilica di San Michele, così come in altre chiese romaniche (nella cripta di San Teodoro, o nella distrutta Basilica di San Giovanni in borgo), ricorrono numerose sirene, ma si trovano anche tritoni barbuti ed ermafroditi. Figure ormai cancellate o quasi, all'esterno, dall'erosione subìta dalla pietra arenaria. Oltre alla doppia natura donna-pesce, la doppia coda contribuisce a sottolinearne l'ambiguità e ad apparentarle al segno astrologico dei Pesci. Esse sono simbolo di fertilità e di eterna generazione, ma la loro forma le rende simili anche alla lettera "omega" dell'alfabeto greco (l'ultima lettera, che può rappresentare la fine di tutte le cose): un'ulteriore ambiguità, il principio e la fine riassunti nello stesso segno.
Nella tradizione medievale la sirena si identifica con Melusina, una donna che era normale per tutta la settimana e si trasformava in sirena soltanto il sabato. Allora, con la coda di pesce, non poteva mostrarsi al suo sposo. Quando, per troppo amore, si lasciò convincere a trascorrere col marito una delle "notti proibite", egli, spinto dalla curiosità, scoprì il segreto delle code. Da allora Melusina è condannata a ritornare per sempre nel suo primo elemento, l'acqua. Nei miti di ogni parte del mondo compaiono donne incantatrici con code di pesce, che escono dalle acque per sedurre i loro amanti. I pesci e i serpenti, animali a sangue freddo e dalle squame sfuggenti, appaiono nelle tradizioni come simboli della seduzione, distinta dall'amore vero e proprio. La sirena rappresenta il rischio e l'avventura, una delle componenti per l'uomo dell'incontro con la donna e dell'innamoramento. Ricordiamo le sirene dell'Ulisse omerico, ma anche le Mamy Wata (Signore dell'acqua) che s'incontrano nelle tradizioni africane, in diversi Paesi e lungo diversi fiumi (ma soprattutto sul lungo corso del Niger) e che approda col nome di Yemanjà in Brasile, dove si confonde col culto della Madonna. Anche la tradizione di Pavia ha la sua "Signora dell'acqua": si veda la leggenda legata alla Madonna della Stella, venerata in Borgo Ticino.

 Cortazzone (AT), San Secondo, sec XII.

Il grande medico-alchimista Paracelso, ai primi del Cinquecento, affermava che le Melusine sono donne-serpente che abitano nel sangue, e possono così ritrovare all'interno del corpo umano un ambiente liquido simile a quello marino, da cui provengono. Esse rappresentano, nell'Alchimia, l'anima del Mercurio. Per gli Alchimisti, la sirena a due code è una divinità nata dal mare profondo, e dal suo seno sgorgano latte e sangue, che mediante la cottura si trasformeranno in argento e oro.


Per comperare amor
tutto aggio dato
lo mondo e mene
tutto per baratto.
Se tutto fosse mio
quel ch'è creato
darìolo per amor
senza onne patto.
E tròvomi d'amor
quasi ingannato,
ché, tutto dato,
non so dove so' tratto:
per amor so' desfatto
pazzo sì so' tenuto
ma perché so' venduto
da me non ho valore...
Amor de caritate
perché m'hai sì feruto?
Lo cor tutt'ho partito
che arde per amore.
Arde ed incede
nullo trova loco,
non può fugir
però ched'è legato,
sì se consuma
come cera a foco:
vivendo more,
languisce stemperato,
domanda di poter
fugire un poco
ed en fornace
trovase locato.
Ohimé, do' so' menato?
A sì forte languire?
Vivendo sì, è morire
tanto monta l'ardore.
(Jacopone da Todi)

 

 Albaredo Arnaboldi (PV)

Estratto da: C. GAIGNEBET, J.D. LAJOUX, Arte profana e religione popolare nel Medioevo.

Alcuni autori hanno messo in rapporto il bacio anale o al fondo schiena con una vaghíssima religione delle forze genesiche, i cui punti sacri sarebbero situati in tali parti del corpo. Ben più direttamente, i Templari, in Terra Santa o nei loro possedimenti di Provenza o Linguadoca, precisamente nella regione di Montpellier, hanno potuto entrare in relazione con i movimenti di speculazione mistica d'origine giudaica che vengono designati col nome di "Cabala". Secondo certi cabalisti, l'osso situato alla base della spina dorsale, chiamato luz (la mandorla), è l'unica parte del nostro corpo che non marcisce nella terra. E dunque da tale parte che si opererà in un mondo a venire la risurrezione dei corpi. Quest'osso, ed esso solo per coloro che ammettono la dottrina del ciclo delle reincarnazioni (il Gui1gal), è quello che ci può far ricordare delle nostre vite anteriori e future, poiché passa immutato attraverso i secoli. Questa mandorla non è anche per i simbolisti cristiani "la mandorla" perfettamente chiusa in cui, sul portale delle cattedrali, troneggia Gesù?
Secondo la Bibbia e il Talmud, Bethel si chiamava un tempo Luz. Era una città cinta da alte mura dove non si moriva mai. Vi si penetrava attraverso una mandorla o attraverso il tronco di un mandorlo. Gli abitanti che erano stanchi di vivere chiedevano di essere gettati al di sopra dei bastíoni, e allora morivano all'istante. Agli gnostici e agli esoterici è sempre piaciuto sviluppare il simbolismo della dottrina segreta sotto la figura della mandorla, di cui bisogna rompere il guscio per giungere al frutto. Infine, quando alcuni Padri della Chiesa cercano esempi per spiegare il concepimento miracoloso di Gesù, è al verme che nasce dalla mandorla, vale a dire per generazione spontanea, che ricorrono con grande frequenza. Non è possibile sapere se i Templari conoscevano tutte queste tradizioni. Ma è indubbio che l'osso terminale della colonna vertebrale sia stato considerato da loro come sacro. Poche parti del corpo possono vantare altrettantí valori positivi, persino, come abbiamo visto, in un mondo cristiano. Vi troneggia Gesù che nasce virginalmente o isolato nella sua divinità. Vi è iscritta la speranza della resurrezione dei corpi. Ma queste fonti dotte, "gnosi" o "cabala", attingono la propria origine dal fondo comune della religione popolare.

 Montberault, Chiesa della Visitazione della Vergine, sec XIII.

I riti dei Templari sono abbastanza simili a quelli del sabba o del Carnevale per riconoscervi le membra disiecta di tale religione. Al sabba partecipano soprattutto le streghe che si abbracciano sotto la coda di Satana, spesso sotto forma di caprone. Esse sono accusate di gravare gli uomini e la natura tutta intera dei mali che il quadro classico degli effetti dello sguardo della donna mestruata traccia a partire dall'antichità: il bestiame abortisce, le piante inaridiscono, le mucche non danno più latte' "Esse rendono vani gli effetti benefici della rugiada. "è un caso se la stessa accusa d'origine popolare colpisce i Templari?" (1) Pure si vede che la differenza essenziale poggia sul sesso dei partecipanti ai riti di cui tracciamo qui i paralleli. Ma i Templari si comportano esattamente come donne, e più precisamente come donne impure, e la loro sodomía non li indirizza verso tale ruolo? Basandoci sulle descrizioni dei sabba, abbiamo già supposto che la realtà che vi si nasconde è quella del Carnevale, nel corso del quale gli uomini si travestono da donna, spesso da vecchia, girando per le campagne con fracasso terribile, e onorano il loro dio cornuto, il becco, con riti tuttora esistenti (soffiaculo, baciaculo, fuoco alle chiappe). Non v'è iconografia sabbatica di fronte alla quale non si possa tracciare, sotto forma di descrizione o d'immagine, un parallelo esatto con il Carnevale. All'incisione di De Lancre, dove, candela in mano, una vecchia fa offerta al Diavolo, corrisponde la fotografia della danza dei Tiou Tiou.
è nella prospettiva del travestimento carnevalesco che trova risposta la questione assai controversa del sesso degli stregoni (spesso mascherati). Assenza e timore della donna reale, travestimenti e mimiche che permettono d'imitarla; sono questi i tratti più affermati dei gruppi iniziatici dei muratori, dei compagni, dei folli, degli stregoni, dei Templari. Non è qui solo in causa la sodomia; molte descrizioni sottolineano l'importanza in seno alle confraternite maschili del parto spirituale e anale, come ce lo descrive il re di Torelore. I frammassoni si propongono di procreare il figlio della massoneria, il lupo (lowtown o lupacchiotto) in cui gli speculativi del XIII secolo hanno creduto di riconoscere il progetto dell'Ordine, ma più certamente è quest'ultimo ad essere generato dal lupo che peta della tradizione popolare: il louft, la loffia.
I folli col cappuccio da gallo covano le loro uova piene di vento fecondate dal soffio del primo maggio. Non vanno forse a partorire durante il Carnevale, travestiti da Madre Folle, covate di sciocchi nidiacei, che si schiudono uscendo da sotto le gonne? Un testo tardivo ci ha trasmesso la descrizione di una festa nel corso della quale gli omosessuali di Napoli, riuniti intorno a un loro compagno allettato, si rallegrano nel vederlo partorire una bambola di legno e di stracci. I confratelli che moltiplicano i riti scatologici nel corso della loro ammissione, nominandosi da soli lupi o lupi mannari, non si riconoscono tutti come "figli spirituali" di una stessa donna: la madre della Cayenna? La lettura attenta di tutti questi rituali permette di fare un ulteriore passo. Non è solo il privilegio del parto che viene ricercato, ma anche lo straordinario potere magico dei mestrui. Il raffronto dei testi che accusano i Templari di impurità e del Parzival di Wolfram von Eschenbach è illuminante. Il castello del Graal a Munsalvaesche è sotto la custodia dei Templari, ma si tratta di Templari spirituali il cui scudo ha per blasone la colomba della Pentecoste.
Il Re Pescatore ferito all'inguine da una lancia avvelenata sanguina regolarmente, sotto l'influenza di certe stelle o della luna. Non trova sollievo al male che bagnandosi in un lago. L'immagine che offre è dunque quella del sireno che, al pari della sua compagna, conosce periodi d'impurità. Nel corso della strana processione del Graal, viene servito in un piatto grande abbastanza per con tenere una lampreda o un luccio (ne Luz, ne lamproie). (2) La lancia che sanguina diventerà la Santa Lancia di Longino. Tale arma non ha, fin dalla prima Pasqua (plenilunio di primavera), aperto una ferita al fianco di Cristo? Occorreranno quaranta giorni, fino all'Ascensione, per purificarla. L'insistenza sulla simbologia dei mestrui e della purificazione condurrà l'insieme di queste sette a iscrivere i loro riti nel nostro calendario quarantenario. Se la nascita del Cristo vede la morte di tutti i sodomiti, quaranta giorni più tardi essi sembrano rinascere in occasione della Purificazione. Tale data è quella della festa degli omosessuali in Bulgaria.
La fondazione della cattedrale di Strasburgo e quella della prima loggia massonica parigina ebbero ugualmente luogo un 2 febbraio. Certamente i Templari, secondo i stessi statuti, onorano in modo del tutto particolare la Vergine, ma nulla indica che, tra le feste di quest'ultima, essi abbiano conferito un valore eccezionale a tale data. Si può però pensare che un ordine militare e religioso che si installi sul luogo stesso del Tempio non sia condotto a interessarsi in modo del tutto particolare al testo del Vangelo di Luca, in cui ci viene detto come, quaranta giorni dopo Natale, la Vergine si rechi nell'edificio sacro per sottomettersi al rito prescritto dalla legge?
Simone, il fondatore della Cabala, saluta in Gesù la "Luce delle Nazioni". Non vi è altro esempio nei Vangeli in cui Maria e il Tempio, i due pilastri della religione dei Templari, siano evocati in modo altrettanto preciso.
Forse non è ai Templari nel loro insieme che venivano svelati tali segreti. Esiste un ordine cavalleresco di San Biagio e della Santa Vergine, fondato dai Lusignano di Cipro e di Armenia' il cui emblema è una croce patente rossa identica a quella della milizia del Tempio. L'ordine sarebbe scomparso contemporaneamente alla croce. Si possono supporre dei legami tra questi ordini. (3) La scomparsa di quello di San Biagio è discreta a confronto dell'enorme scandalo che scuote tutta la cristianità, oppone a un certo punto il papa al re di Francia, al tempo dell'affare dei Templari... L'accumulo di tanti documenti, di tanti archivi in un caso, l'assenza totale nell'altro, è intrigante. Si resta sotto l'impressione che l'ordine di San Biagio, forse più iniziatico e meglio protetto dal segreto assoluto, sia passato armi e bagagli, leggende e simboli, riti e segni... da qualche altra parte. E più direttamente, si sarebbe rifugiato presso i muratori, per i quali il patronato di San Biagio è confermato a partire dall'epoca di San Luigi. è all'interno delle confraternite di mestieri che i costruttori dei "Templi" perpetueranno la propria religione.
L'insieme dei riti di cui abbiamo analizzato il simbolismo, scacciato dal grembo della cristianità, si orienterà, dopo la brutale battuta d'arresto del processo ai Templari ' verso un modo d'espressione per cui è più facile addurre l'innocenza: l'iconografia. Come "prendere sul serio" tutte le immagini di adorazione anale, di baciaculo e di petingola, che sorgono nelle cattedrali se non se ne possiede la chiave, vale a dire se ognuna di quelle scene non è sottesa da un rito al quale si è partecipato, da un mito di cui si conserva memoria e che è proibito affidare alla scrittura? Come non essere colpiti da tanti messaggi cosmografici concordanti se si conosce il loro contesto? Il nome stesso di Biagio li riassume nella loro totalità. Esso designa durante il carnevale tutte le apparizioni del soffio, e più specificamente quelle che si apparentano in modo più stretto alla creazione e alla fecondità, soffio del asso o del Dio inferiore, del demiurgo Satana. In alchimia designa, secondo Paracelso, lo spirito che anima l'universo e che gli stoici riconoscono come il Grande Architetto. Attraverso il corpo umano concepito come un tubo, come una paglia o un giunco dello Spirito Santo (l'immagine è talvolta applicata alla Vergine), il soffio del mondo fa gonfiare delle bolle che i filosofi latini amavano paragonare, per fragilità e vanità, all'uomo: Homo Bulla.

 Poitiers, Saint Pierre, sec. XII

I Templari che, in un medesimo rito, mettono a contatto le due estremità di questo tubo, invitano, attraverso l'immagine circolare che allora riproducono, simile a quella dell'Ouroboros, a perpetuare una circolazione cosmogonica dei soffi, tale che continuamente, in quel ciclo, le anime si trasformano... roteano in eterno.


Note:
1) Cfr. LIZIERAND, 1923, p. 21. Ordine d'arresto dei Templari… Lordano la terra con il loro sudiciume, cancellano i benefici della rugiada (roris beneficia subtrahunt).
2) E (sappiate) che il ricco re Pescatore è, a quanto credo, figlio di colui che si nutre del Graal. Ma non pensate che gli serva luccio, lampreda o salmone: sappiamo che sostiene e conforta la propria vita con la sola ostia che è nel Graal e che gli viene imbandita. Cfr. CHRéTIEN DE TROYES, Perceval il Gallese.
3) Sembra purtroppo che non vi sia un solo documento d'archivio che ne abbia conservato memoria; siamo dunque confina ti alle notizie redatte nel XVII secolo nelle storie classiche degli ordini cavallereschi, forse sulla base di documenti perduti.

di Alberto Arecchi
liutprand@iol.it
www.liutprand.it


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