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30 Febbraio 2004 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
Quattro indagati per il "Fratello di Gesù" ed altre contraffazioni
tempo di lettura previsto 5 min. circa

GERUSALEMME La polizia israeliana ha iscritto nel registro degli indagati quattro collezionisti di antichità, accusandoli di falsificazione di reperti biblici, alcuni così ben realizzati da aver tratto in inganno perfino gli esperti. Alcuni erano stati brevemente celebrati da parte dell´ambiente scientifico come i più significativi reperti cristiani ed ebraici mai trovati nella storia.

Gli investigatori della polizia e dell´Autorità per le Antichità Israeliane hanno concentrato la loro attenzione su sette principali falsificazioni, incluso un ossario di calcare, recante un´iscrizione che dice contenesse i resti del fratello di Gesù, Giacomo. L´Autorità per le Antichità aveva dichiarato l´ossario falso già lo scorso anno.

Le autorità hanno anche descritto come contraffatta una piccola melagrana d´avorio ed una tavoletta conosciuta come la pietra di Yoash, entrambe recanti iscrizioni relative al Primo Tempio di Gerusalemme. Le tavolette erano state salutate da alcuni come la prima prova archeologica dell´esistenza del Tempio.

"Questa è solo la punta dell´iceberg" ha dichiarato Shuka Dorfman, capo delle Autorità per le Antichità, ad una conferenza stampa. "Il fenomeno è diffuso ovunque nel mondo, ed è un mercato da milioni di dollari ogni anni."

Le accuse sostengono che Oded Golan, uno dei maggiori collezionisti e mercanti d´arte antica israeliano, fosse l´anello centrale di una catena di falsificatori, che avrebbe operato per almeno due decenni, e sembra comprendesse almeno altre tre persone: Robert Deutsch, Shlomo Cohen e Faiz al-Amaleh. Jonathan Pagis, un membro del dipartimento di polizia di Gerusalemme divisioni frodi, ha dichiarato di aspettarsi che la lista degli indagati si possa allungare nei prossimi giorni.

Golan ha fermamente respinto ogni accusa mossagli, dichiarando: "Non vi è una sola briciola di verità in quanto mi viene contestato".

Gli indagati avrebbero prodotto le loro contraffazioni usando un unico metodo, molto ben rodato, ha dichiarato l´Autorità Israeliana.

"In primo luogo" spiegano le autorità "i falsificatori ottenevano reperti originali. Per esempio, l´ossario era, in effetti, un reperto antico, di un tipo piuttosto comune nelle cerimonie funebri ebree circa 2, 000 anni or sono.

"Quindi venivano accuratamente incisi i segni sul reperto, in modo da collegarlo a persone o luoghi di grande significato" continuano le autorità "aggiungendo una copertura in tutto e per tutto simile alla patina che si sarebbe accumulata naturalmente con il passare del tempo."

Gli indagati presentavano poi le loro contraffazioni alle autorità competenti per ottenere l´autenticazione. Non è ancora chiaro se anche tra gli esperti vi fossero o meno dei complici, ha dichiarato la polizia.

Poteva accadere che i reperti circolassero sul mercato internazionale, accompagnati da scritti anch´essi falsificati, che intendevano dissipare ogni dubbio sulla loro origine, hanno spiegato le autorità. I reperti venivano così venduti per migliaia di dollari, o talvolta centinaia di migliaia. In alcuni casi, i sospetti chiedevano addirittura milioni, malgrado le autorità non siano a conoscenza di alcun caso in cui abbiano effettivamente ricevuto una somma simile per un solo oggetto.

Le parole sul presunto ossario di Giacomo avevano causato grande sommovimento nei circoli archeologici due anni or sono, con alcuni esperti che davano credito alla sua autenticità, ed altri che invece esprimevano dubbi. L´ossario che reca le parole aramaiche "Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù" ebbe uno straordinario successo di pubblico quando fu esposto al Royal Ontario Museum di Toronto.

A quel tempo, Golan dichiarò di avere acquistato l´ossario alla metà degli anni ´70 nella Città Vecchia di Gerusalemme, ma di non conoscere il nome del venditore, il luogo in cui fu ritrovato l´ossario, né, fino ad un momento successivo, il significato del reperto.

La pietra di Yoash, che deve il suo nome ad un sovrano dell´antico regno ebreo di Giuda, fu citata come la più forte evidenza storica del racconto biblico del Primo Tempio, costruito da Re Salomone nel X secolo a.C., e distrutto dai Babilonesi nel VI secolo a.C. L´iscrizione sulla pietra reca istruzioni in antico ebreo circa il mantenimento del Tempio.

Le autorità israeliane hanno spiegato che Golan, a mezzo di intermediari, si trovava comunque dietro ad entrambe i reperti contraffatti: l´Ossario di Giacomo e la pietra di Yoash.

Gli ufficiali israeliani avevano ricevuto alcune informazioni riservate che mettevano in discussione l´autenticità della pietra di Yoash due anni or sono; avevano così iniziato un´indagine che era andata ampliando progressivamente il suo raggio d´azione. A seguito di queste indagini, l´autorità aveva annunciato nel Giugno del 2003 che l´ossario di Giacomo e l´iscrizione di Yoash erano in realtà delle falsificazioni.

L´apertura di un fascicolo penale nei confronti degli indagati, non ha precedenti nella storia, ed arriva a soli pochi giorni da un´analisi condotta in modo indipendente dal Museo Israeliano, che ha dichiarato non autentica la melagrana d´avorio, che fu acquistata da un collezionista rimasto anonimo nel 1988, mediante un deposito da mezzo milione di dollari presso un istituto di credito svizzero.

La melagrana si riteneva risalente a 3, 400 anni or sono, ma la sua iscrizione è stata aggiunta solo recentemente, ha dichiarato il museo. Le accuse della polizia indicano la melagrana come un esempio di falsificazione di alto profilo, alla quale però i quattro indagati sarebbero estranei.

Le autorità israeliane lavorano in cooperazione con le forze di polizia di altri paesi e con l´Interpol, anche se nessun dettaglio è stato reso noto al riguardo.

Alle domande sui quattro indagati, Mr. Pagis, della divisione frodi, ha dichiarato: "Ci hanno aiutato nelle ricerche, ma non hanno confessato niente."

Aren Maeir, un lettore anziano di archeologia presso l´Università di Bar-Ilan, ha dichiarato che "a causa dei costi astronomici che i collezionisti sono ormai disposti a pagare, un´imponente industria di falsificazione si è sviluppata negli ultimi 20 anni, e si sta facendo via via più sofisticata."

Altro problema di importanza crescente in Israele e altrove in Medio Oriente sono gli scavi illegali presso i siti archeologici.

"E´ tempo di capire che la spasmodica caccia ai reperti antichi sta distruggendo il nostro patrimonio archeologico e sta alimentando un mercato truffaldino" ha aggiunto Maeir. "E´ un gioco in cui tutti perdono".