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5 Luglio 2005 ARCHEOLOGIA
egypttoday
IL CAVALIERE DI KARNAK
tempo di lettura previsto 6 min. circa

Prima della pubblicazione della Description de l´Egypte, dopo la grande spedizione scientifica e militare voluta da Napoleone nel 1798, uomini religiosi viaggiarono verso l´Egitto alla ricerca di manoscritti copti. Pochi studiosi o pellegrini che passarono attraverso l´Egitto si fermarono a guardare le rovine lungo la via per la Terra Santa. A parte le mummie, mostrarono poco entusiasmo per i reperti faraonici.

La pubblicazione dei 23 massicci volumi della Description de l´Egypte, nel corso di oltre 20 anni, diresse l´attenzione del mondo all´antico Egitto, ed aiutò a diffondere il moderno studio dell´antica storia della nazione. La politica della porta aperta di Muhammad Ali pose presto il patrimonio faraonico sotto i riflettori.

I viaggiatori accorsero nella Valle del Nilo alla ricerca dei resti delle antiche civiltà appena scoperte. Non ci volle tanto perché iniziassero a pianificare le massicce esportazioni dei suoi monumenti ai loro paesi d´appartenenza, conquistando nel contempo fortuna e reputazione.

Incontrarono poche resistenze in quei primi anni. Il Pascià non sembrava consapevole del valore del patrimonio dell´Egitto; si meravigliò dell´immensa quantità di pietre che erano state scavate per costruire i templi.

Ma perché i visitatori si sarebbero dovuti sentire colpevoli per la rimozione delle statue, i sarcofagi e pezzi di ceramiche? La sola preoccupazione era la competizione sul campo e le difficoltà di trasportare i monumenti più massicci, dai loro siti originari, fino ad Alessandria, dove venivano caricati su navi e trasferiti a Parigi, Londra, Berlino, Milano o Torino.

Sotto l´influenza di Rifaa El-Tahtawi (1801-1873), Muhammad Ali siglò un´ordinanza che proibiva la rimozione delle antichità dell´Egitto. Ali ordinò al fellahin di procurargli 100 kg di pietra per coltivare il feddan ed accelerare la costruzione di numerose imprese che erano essenziali per la modernizzazione del paese. Questa seconda richiesta risultò nella demolizione di un numero incalcolabile di templi, particolarmente attorno all´antica Tebe. Inoltre, il Pascià, per incontrare il favore dei poteri europei, si mostrò disponibile ad acconsentire alle richieste di missioni straniere per consentire la ricerca delle antichità.

Molti archeologi e ricercatori che erano andati a studiare e registrare i monumenti senza intenzione di arricchimento o di gloria personale, persero tutti gli scrupoli quando si trovarono davanti a tanti reperti di valore incalcolabile pressoché abbandonati. Altri divennero ossessionati dalla necessità di creare un archivio pittorico che documentasse monumenti e reperti, prima che fossero abbattuti dai manovali con cariche di polvere da sparo, su ordine delle squadre di demolizione del fellahin.

Tra i sopramenzionati archeologi, vi era John Gardner Wilkinson (1797-1875), autore di "Usi e Costumi degli Antichi Egizi" e del "Manuale per i Viaggiatori in Egitto". Wilkinson chiese a Prisse d´Avennes, altro entusiasta della storia dell´antico Egitto, di offrirgli informazioni "sulle demolizioni che avvenivano a Karnak" e gli chiese "di copiare, se ancora era in tempo, l´antica leggenda dei faraoni che si disse coprisse le antiche pietre usate in questi monumenti."

D´Avennes era un uomo ricco di talento il cui percorso non convenzionale lo condusse a dedicare la sua vita in una scoperta ed instancabile documentazione dei tesori architettonici egiziani, faraonici ed islamici. Architetto e ingegnere per formazione, fu incaricato da Muhammad Ali per contribuire con la sua competenza per il grande programma di modernizzazione del Pascià. Fu confinato poi al ruolo di tutore dei bambini di Ibrahim, il figlio maggiore di Muhammad Ali.

Non gli piaceva il lavoro, così si dimise e continuò verso l´Alto Egitto, senza i vantaggi della protezione del viceré.

Nel 1838, stabilì una postazione di osservazione nelle vicinanze del tempio di Abu Simbel e si stanziò per una vita di poche pretese con alcuni ufficiali del governo.

Per quel tempo, d´Avennes aveva una missione: voleva salvare le pietre di Karnak dall´essere usate per costruire l´industria di salgemma del Pascià. La sua determinazione gli provocò diversi incidenti. Fu picchiato, minacciato, imprigionato, ma non si diede per vinto. Uno dei suoi giovani assistenti, George Lloyd de Beynestyn, essendo assalito da un egiziano, usò il calcio del suo fucile per autodifesa, ma accidentalmente sparò a se stesso e morì. Da solo, d´Avennes si risolse a lavorare più duro, malgrado la depressione che seguì la morte del suo amico.

Ma D´Avennes aveva poco tempo per meditare sui suoi dolori. Poco dopo la morte di de Beynestyn, apprese dell´arrivo della missione archeologica prussiana, guidata da Lepsius e sospettò che la peggiore delle devastazioni dovesse ancora arrivare.

Nel corso delle sue numerose spedizioni, d´Avennes scoprì la Sala degli Antenati di Toutmes III (nota come Sala dei Re di Karnak), un monumento cronologico importante come il famoso Papiro di Torino e le due Tavole di Abydo. Lepsius, pensò d´Avennes, avrebbe certo compreso il valore del memoriale, e decise che avrebbe preferito vederlo a Parigi piuttosto che a Berlino.

Ad ogni modo, non aveva mezzi finanziari e nessun permesso ufficiale per rimuovere il monumento, e non avrebbe avuto altro da fare che trasportarlo in Francia di sua iniziativa. E così, nonostante tutto, decise di fare. Con l´aiuto di 20 volenterosi fellahin, iniziò a rimuovere le pietre dalla facciata fino alla superficie interna, che era coperta di incisioni di figure e cartigli. Poiché lavorava in segreto, potò procedere solo durante le notti senza luna. Gli ci vollero 18 mesi per completare la missione. Aveva appena finito di impacchettare e nascondere i suoi preziosi rilievi, quando la polizia giunse a confiscare il suo tesoro.

Dopo un mese di rinvii, d´Avennes decise di affidarsi al "modo universalmente noto per fare affari in Oriente": corruppe i poliziotti che sorvegliavano il tesoro, e riuscì, finalmente, a trasportare le 27 casse di antichità sul suo vascello. Era pronto per navigare via Nilo al Cairo.

D´Avennes accompagnò il carico nel viaggio, secondo le memorie di suo figlio. Raggiunta Beni Hassan, l´imbarcazione di d´Avennes incontrò la missione prussiana che navigava verso Luxor. Invitò Lepsius sulla sua barca, e, mentre bevevano un caffè, il tedesco gli spiegò di avere avuto un ordine del Pascià di rimuovere la Sala degli Antenati di Toutmes III, che era stata donata dal Pascià al governo Prussiano. D´Avennes sorrise bonariamente e fu attento a non informare Lepsius che sedeva su una delle casse che contenevano il monumento.

Al Cairo, l´ambasciatore francese rifiutò di conservare le casse sotto la protezione francese, e d´Avennes non ebbe altra scelta che di custodirle come carico presso i Depositi del Governo Egiziano. Nel frattempo, gli inglesi erano venuti a conoscenza del contenuto delle casse e tentarono di negoziare con d´Avennes, offrendogli 100, 000 franchi per la sua scoperta. D´Avennes non era interessato ai soldi, seppure fosse stato povero per tutta la vita. Si appellò alle autorità in Francia, e, dopo pochi mesi di accese discussioni, ottenne il permesso a caricare le famose casse, etichettate "oggetti di storia naturale destinate al Museo di Parigi" su una nave che navigava verso Tolone.

D´Avennes fu decorato con la Legione d´Onore, il solo riconoscimento mai ottenuto per i suoi sforzi.


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