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19 Gennaio 2003 ARCHEOLOGIA
CulturalWeb.it
Scoperto a villa Adriana l'Antinoeion
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La scoperta dell'Antinoeion (sepolcro di Antinoo) ha una rilevante importanza, in quanto fu l'ultimo grande edificio realizzato nella Villa dell'imperatore Adriano.

Il tempio aveva la funzione di luogo-memoria ove ricordare Antinoo da vivo. Gli scavi che l'hanno riportato alla luce fanno parte di un più ampio progetto di restauro e valorizzazione.

Chi visitava finora Villa Adriana non trovava traccia materiale della figura di Antinoo, il fanciullo di origine bitinia, divenuto amasio dell'imperatore Adriano e morto in Egitto - in circostanze misteriose - nel 130 d. C. (si veda la finestra in calce all'articolo dell'archeologo Zaccaria Mari).

La sua figura, resa celebre dagli splendidi ritratti antichi e dalla moderna letteratura (si pensi solo alle "Memorie di Adriano" di M. Yourcenar), balzava fuori solo dalla lettura delle guide che illustrano la celebre residenza tiburtina. Mancava, cioè, sul posto un edificio che si legasse indissolubilmente a quel giovinetto il quale dopo la morte ricevette onori divini e fu venerato nell'Impero come Osiride, Dioniso o Hermes.

Tale lacuna è stata colmata nel 2002, quando è stato riportato alla luce dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (progetto di scavo elaborato dal dott. Z. Mari) un monumento - in precedenza completamente interrato - situato lungo la strada di accesso al "Grande Vestibolo" davanti al fronte delle Cento Camerelle.

Si tratta di un vasto edificio costituito da un'ampia esedra semicircolare preceduta da un recinto rettangolare che racchiudeva due templi affrontati. Si conservano le fondazioni in muratura, ma i numerosi elementi architettonici rinvenuti hanno consentito di ricostruire l'alzato dei templi e il portico dell'esedra con colonne tortili in giallo antico.

Gli elementi più importanti appartengono tuttavia alla decorazione interna della cella dei templi, tra cui si segnalano blocchi con raffigurazioni in bassorilievo ispirate al repertorio religioso dell'Egitto. Lo scavo del recinto ha chiarito come fra l'esedra e i templi si sviluppassero lunghi canali e aiuole (restano le fosse incavate nel tufo), che conferivano all'area l'aspetto di un giardino arredato anche con fontane e bacini (nel sottosuolo si conservano cunicoli per lo smaltimento dell'acqua).

L'archeologo Zaccaria Mari, che ha anche diretto con molta passione e alta competenza i lavori di scavo, dice che "il ritrovamento che ha destato maggiore interesse riguarda una serie di frammenti di statue in marmo nero, relative a divinità egizie o a figure di sacerdoti e offerenti, tra cui anche il pilastro dorsale con scritta in geroglifico di una statua originale del faraone Ramses II, importata direttamente dal delta del Nilo" Il dott. Mari conclude affermando che "una ricerca sulle statue in stile egizio, tra cui numerose di Antinoo assimilato al dio Osiride, rinvenute nel Sei-Settecento a Villa Adriana, e oggi conservate in Vaticano e in altri musei europei, ha consentito di stabilire che esse furono scavate proprio nel nostro edificio, il quale si qualifica quindi come santuario o anche sepolcro di Antinoo".

La sua costruzione, in base alla tecnica edilizia utilizzata e ai marchi di fabbrica sui mattoni, risulta posteriore al 134 d.C., anno del ritorno di Adriano dal viaggio in Egitto. Fu pertanto l'ultimo grande edificio realizzato nella villa, collocato in area marginale e lungo una strada come si conveniva a una tomba, ma anche direttamente visibile dalle stanze del palazzo privato di Adriano (c.d. Edificio con Peschiera), per il quale il tempio-sepolcro doveva avere soprattutto la funzione di un luogo-memoria ove ricordare Antinoo da vivo.

"Questi scavi", sottolinea il Soprintendente Archeologo Anna Maria Reggiani, "fanno parte di un articolato progetto di restauro e valorizzazione messo a punto negli ultimi anni, incentrato sul recupero dei meno conosciuti edifici di contorno della Villa, e sono determinanti sia per completare la conoscenza dell'intera area, sia per fornire una fondamentale documentazione sulla vita di Adriano.

Antinoo (di Zaccaria Mari)

Adriano dovette incontrare Antinoo nel 124 durante il suo viaggio in Asia Minore. Allora il fanciullo, nato a Claudiopolis nella provincia di Bitinia, aveva circa 14 anni e l'imperatore se ne innamorò perdutamente. Le fonti tacciono sugli anni trascorsi insieme e le uniche notizie sono relative alla misteriosa morte avvenuta nell'estate del 130 in Egitto.

Elio Spaziano, nella biografia di Adriano contenuta nell'Historia Augusta, racconta di un annegamento nel Nilo, ma antichi e moderni hanno dubitato di questa circostanza, ipotizzando ora un suicidio per salvare la vita dell'imperatore (insidiata da un'oscura profezia) ora un omicidio maturato nell'ambiente di corte. E' certo invece che Adriano ne soffrì moltissimo e forse non vinse mai il dolore, al punto che, per eternare il ricordo del giovane, lo divinizzò, eresse templi in suo onore, istituì feste e giochi e gli intitolò la città di Antinoopolis nel Medio Egitto presso il luogo della sciagura.

I ritratti rinvenuti in numerose località dell'Impero, tra cui Villa Adriana, fissano la straordinaria bellezza di Antinoo, dall'inconfondibile robustezza del volto e dalla folta capigliatura, ma effigiato spesso in atteggiamento malinconico che sembra presagire la tragica fine.


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