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8 Gennaio 2010 ARCHEOLOGIA
Miska Ruggeri Libero-news.it
La Scozia? Non esisteva Poi un maestro del ´700 se l´è inventata in tre anni
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Il Constitutum Constantini, innanzitutto, fondamento di ogni pretesa temporale dei papi, ancora capace di causare polemiche durante il Concilio Vaticano II, benché fosse stato smascherato una volta per tutte da Lorenzo Valla nel 1440. Poi le varie versioni della lettera del Prete Gianni, sovrano dei sovrani, discendente dei Re Magi e gran sacerdote, che descrivevano un regno favoloso ai confini del Paradiso terrestre cercato sul serio per mezzo millennio in Oriente e in Africa; lo Zohar attribuito a Sim´on bar Yoha´y; i trattati del Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto, maestro di prisca theologia contemporaneo di Mosè, destinati a diventare il motore della magia rinascimentale; i libelli dei simbolici Rosacroce (la Fama, la Confessio, Le nozze chimiche di Christian Rosencreutz) di Johann Valentin Andreae e i manifesti parigini del 1623; il Libro delle Costituzioni del pastore James Anderson, cioè la Bibbia della massoneria moderna; i legami con i Templari creati ad hoc; le teorie del Grande Complotto dei gesuiti per dominare il mondo, fondate sui fortunatissimi Monita Secreta (72 edizioni ancora nell´Ottocento); i Mémoires pour servir á l´histoire du jacobinisme dell´abbé Augustin Barruel, che attribuivano la Rivoluzione francese agli Illuminati di Baviera del Gran Maestro Adam Weishaupt; i celeberrimi e nefasti Protocolli dei Savi di Sion...

E ancora mille sosia e impostori, opere spurie e taroccate, passi aggiunti ex abrupto, gli pseudobiblia (dal Libro di Dzyan commentato da madame Blavatsky al Necronomicon di H. P. Lovecraft), le presunte reliquie dei santi, paesi immaginari, il Santo Graal, le più diverse utopie... e molti ci aggiungerebbero anche il papiro di Artemidoro... Insomma, la lista dei falsi che costruiscono la realtà, modificano la storia, influiscono sull´arte, muovono gli eserciti, è davvero sterminata.

Una raccolta ragionata che trasceglie fior da fiore, quasi un´antologia, dal Medioevo a Dan Brown, delle bugie e degli errori più gravidi di conseguenze ce la fornisce ora, buon ultimo ma forte di uno stile divulgativo e accattivante, Errico Buonanno con Sarà vero. La menzogna al potere. Falsi, sospetti e bufale che hanno fatto la storia (Einaudi, pp. 366, euro 17), divertente lettura in otto densissimi capitoli a cui manca soltanto un indice dei nomi che sarebbe stato fondamentale.

Noi ci concentriamo sulla parte "celtica" tuttora cara ai deliri di qualche leghista. Cominciando dai Canti di Ossian, che dal 1760 (data dei Fragments of Ancient Poetry) infervorarono per decenni e decenni il cuore dei romantici. Altro che opera di Oisin, grande aedo nordico del III secolo (cioè ben 400 anni prima che gli Scoti mettessero piede nelle Highlands...), in realtà nascevano tutti dalla fantasia del loro «scopritore» e «traduttore» James Macpherson. Un modesto maestro di scuola appena 24enne dell´Inverness, ecclesiastico e poeta fallito, in grado di inventare una nazione in soli tre anni e di donarle 1.500 anni di storia, sfruttando la passione dell´epoca per la (presunta) poesia primitiva e la moda neo-celtica, tutta di cartapesta, lanciata già nel 1717 dal massone John Toland con la fondazione dell´Ancient Druid Order.

Suonatori d´arpa

Le Highlands scozzesi, infatti, erano prive di tradizioni culturali e gli abitanti, scontrosi bifolchi, erano considerati e si consideravano giustamente irlandesi, tanto che dall´Ulster importavano medici, bardi e suonatori d´arpa (mica di cornamusa). Di lettere e arti, nemmeno a parlarne. Le pretese patriottiche di chi voleva una cultura celtica già viva in quelle zone impervie e isolate ben quattro secoli prima dello sbarco irlandese erano campate per aria. E i notabili portavano tutti i pantaloni.

Eppure gli eroi di Ossian furono giudicati superiori a quelli di Omero e Virgilio, le brume e gli altipiani più espressivi degli scenari solari e apollinei dell´antica Grecia. Ovvio quindi che il libro e gli altri poemi perduti riscoperti a tempo di record, Fingal (1762) in sei libri e Temora (1763) in otto libri, andassero a ruba in tutta Europa e che il buon James finisse, coperto di allori, in Parlamento (1780) e quindi, da defunto, nel Poets Corner dell´abbazia di Westminster (1796), alla faccia dei legittimi sospetti sull´autenticità di Horace Walpole e Samuel Johnson. Insomma, un´operazione politica spettacolare.

E anche una bella ispirazione per Walter Scott (già di suo campione di contraffazioni storiche nei suoi romanzi e presidente di una Celtic Society), incaricato di organizzare un´accurata messinscena etnica per la visita di Giorgio IV a Edimburgo nel 1822: tutti in kilt, ognuno col tartan del proprio clan, tra cornamuse e canti gaelici. Era stato lui, del resto, in un articolo del 1805 a scrivere per la prima volta che gli highlander del 200 d.C. vestivano con una «sottana tartan», un gonnellino adorno dei «tipici» disegni geometrici a scacchi. Mega-balla, come dire che i Romani calzavano scarpe da tennis, visto che persino l´Ossian di Macpherson portava la veste lunga fino ai piedi... Tanto la stessa attestazione della parola quelt si trova solo nel 1726 in una lettera di un ufficiale inglese, a indicare peraltro un modo d´indossare il plaid, stretto in vita e lasciato cadere, e l´invenzione del philibeg (il cosiddetto "piccolo kilt") risale al quacchero inglese Thomas Rawlinson per vestire i propri operai scozzesi negli anni Trenta del Settecento. Vietato dagli inglesi dal 1746 al 1782, di punto in bianco, fu adottato dai nobili, come abbigliamento tipico dei Caledoni dell´età aurea della Scozia, fatto garantito dalla Highland Society fondata a Londra nel 1778 proprio da Macpherson e dai suoi amici...

Furbata commerciale

Quanto al disegno e al colore del tartan differenziato a seconda del clan, nessuno ne aveva sentito parlare. Ci pensò, appunto nel 1822, con l´avvallo dell´immancabile Highland Society, la ditta William Wilson&Son di Bannockburn, principale produttrice di tessuti della Scozia, per moltiplicare le vendite grazie al campanilismo.

E non è certo finita qui. Nel 1829 i fratelli Allen, carismatici avventurieri, iniziarono a spargere la voce dell´esistenza di un testo del XV secolo, il Vestiarium Scoticum (poi pubblicato in edizione extra-lusso nel 1842), opera di un fantomatico sir Richard Urquhart, che rivelava i "veri" tartan degli antichi clan (quelli tuttora in uso!) e che il costume delle Highlands era diffuso un tempo anche nelle Lowlands. Anzi, come scrissero in un altro saggio erudito, The Costume of the Clans, praticamente tutta l´Europa nel Medioevo vestiva in kilt: Francia, Germania, Italia, Spagna...

Ma, dirà qualcuno, Stonehenge, l´affascinante osservatorio astronomico dei druidi per prevedere le eclissi? Buonanno è impietoso con i culti New Age: basta guardare alcuni dipinti del Settecento per scoprire una distesa di pietre abbattute, poi "restaurate" e diposte in modo adeguato, a partire dal 1919, dalla "Stonehenge Society" per arrivare al capolavoro "preistorico" che tuttora ammiriamo...


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