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30 Dicembre 2008 ARCHEOLOGIA
Anna Maria Vitulano manfredonia.net magazine
Siponto: i risultati dell'ultima campagna scavi
tempo di lettura previsto 4 min. circa

Sono state la prof.ssa Caterina Laganara, docente di archeologia medievale nonché direttrice degli scavi, e la dott.ssa Anna Maria Tunzi, direttore del Museo Nazionale di Manfredonia, ad anticipare alla stampa notizie preliminari sulla campagna di scavi condotta presso il sito archeologico di Siponto nel 2008.

L´incontro si è svolto nella torre dell´Annunziata del Castello Svevo-Angioino, la struttura in cui troverà allestimento entro la prossima primavera un mostra interamente dedicata ai reperti recuperati nel corso degli scavi iniziati nel 2000 e condotti in stretta collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia

L´iniziativa rientra nel progetto "Riscoprire Siponto: una città portuale abbandonata", proposto dall´Università di Bari-Facoltà di lettere e filosofia e Dipartimento beni culturali e scienza del linguaggio, redatto dall´architetto Gianluca Andreassi, e finanziato dalla Regione Puglia nell´ambito dell´accordo di programma quadro beni culturali.

Gli interventi puntano alla realizzazione di tre obiettivi: la trasformazione del sito in parco archeologico (la docente ha annunciato che è stata avviata la procedura per la gara d´appalto relativa ai lavori di sistemazione della parte a ridosso della cinta muraria); la creazione di un centro visite nel villaggio residenziale di Siponto; l´allestimento nel Castello di uno spazio espositivo che accoglierà la mostra permanente dedicata alla civiltà di Siponto.

Con gli ultimi scavi, cui ha preso parte il prof. Marcello Ciminale del Dipartimento di geologia e geofisica dell´ateneo barese, è proseguito lo studio della sequenza insediativa di Siponto, da colonia romana a città medievale abbandonata. " I caratteri dell´abbandono sono manifesti. I sipontini –ha spiegato Laganara- portarono con sé ogni oggetto o materiale riciclabile: calcinacci, pietre, tegole, oggetti in ceramica e vetro. Lo si deduce dai reperti recuperati: per lo più oggetti domestici, di modesto valore economico ma di notevole valore documentale". Precisazione rimarcata anche dalla direttrice del Museo perché raggiunga soprattutto i profanatori del sito archeologico di Siponto, indifeso ed esposto alle incursioni di chi vi vorrebbe trovare chissà quale pregiato o ricercato reperto ma che ottiene soltanto la distruzione di tracce utili alle indagini degli archeologi.

Sono stati riportati alla luce i primi resti di un edificio di circa 500 metri quadri composto da ambienti molto spaziosi le cui misure, oscillanti tra i 50 e gli 80 metri quadri, farebbero pensare al loro utilizzo per funzioni di rappresentanza: forse un "palatium", dimora rurale appartenuta a qualche nobile della zona la cui edificazione nelle immediate vicinanze della basilica paleocristiana, sembra voler contrapporre o comunque ben rappresentare la presenza forte del potere laico accanto a quello religioso

Nelle zone indagate sono venuti alla luce ambienti risalenti al XII e XIII secolo d.C. con pavimentazione in battuto ottenuto da conglomerato calcarenario; alcuni blocchi di una struttura architettonica ad arco; un elemento ornamentale in metallo raffigurante un´aquila ad ali spiegate posizionabile in epoca a cavallo tra l´età normanna e l´inizio dell´età sveva.

Ritrovate anche alcune monete di epoca sveva, con l´effigie di Federico II, di Corrado, di Manfredi. Ma è il recupero di una moneta di età angioina a destare particolare interesse e curiosità in quanto allargherebbe di molto il ventaglio di anni che furono necessari a mettere in pratica il trasferimento dei sipontini nel nuovo insediamento, evento che secondo le fonti scritte sarebbe avvenuto nell´anno 1260 ma che in realtà è un fenomeno molto più complesso di quanto si possa credere.

Nel corso degli ultimi scavi sono state scoperte 4 sepolture affiancate e sparse in tutta la zona esterna alla costruzione in cui erano posizionate, tante ossa umane scomposte che rilanciano l´ipotesi di una necropoli, luogo di sepoltura nelle vicinanze di un centro abitato.

La scoperta di alcuni elementi che fanno pensare a scale esterne alle abitazioni secondo una usanza diffusa in Capitanata fino ad epoche recenti, ha indotto gli archeologi a verificare l´esistenza di un nesso con i "mugnali" che ancor oggi si ritrovano nei centri storici di molte cittadine pugliesi, compresa Manfredonia. "Abbiamo raccolto la disponibilità dell´associazione onlus Siponto Antica –ha detto la prof.ssa Laganara- per portare avanti una ricerca in questa direzione". Disponibilità confermata dal presidente dell´associazione, Vito Cainazzo, presente all´incontro che ha dato occasione alla Tunzi e a Laganara di ringraziare quanti hanno prestato disinteressata collaborazione durante l´intera stagione di scavi: il Comune di Manfredonia e i due operai Angelo Michele Armillotta e Michele Latronica, il soccorso stradale Aci di Antonio Manzella, Michele Rinaldi e, chiaramente, il personale che opera nel Museo e la dirigente Ginevra D'Onofrio.


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