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27 Ottobre 2003 ARCHEOLOGIA
CulturalWeb.it
Devastata da alluvioni la Pompei pre 79
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La scoperta è stata fatta da un gruppo di studio che ha indagato l'area prossima a Porta Vesuvio e Porta Nola, a Nord della città. Ingenti i danni provocati agli edifici dalla furia delle acque. Forse si contarono vittime.

Furono almeno tre le alluviono che si abbatterono su Pompei, tra il VII e il II secolo a.C.. La lava di acqua, pietre e fango fu provocata dall'esondazione di un ramo laterale del fiume Sarno che, staccandosi dal corso principale, aggirava l'area a nord della città e si gettava nel golfo di Napoli a circa un chilometro dalla principale e attuale foce, situata a sud di Pompei. Un elemento importantissimo, il ritrovamento di questo tracciato fluviale, sino ad ora sconosciuto, che se da un lato e attraverso canalizzazioni portava l'acqua in città e ai poderi coltivati nel "Pagus", d'altro canto avrebbe provocato le devastazioni scoperte dagli studiosi. Sulla ipotesi, poi confermta dai risultati sul campo, hanno lavorato Maria Rosaria Senatore, professore di Geologia stratigrafica all'Università del Sannio; Tullio Pescatore, docente di Geologia all'Ateneo di Benevento e all'Università Parthenope di Napoli; Annamaria Ciarallo, responsabile del Laboratorio di ricerche archeambientali della Soprintendenza Archeologica di Pompei e Daniel Stanley, ricercatore dello Smithsonian Institute di Washington. La datazione degli eventi è stata fatta sui resti degli animali rinvenuti nei sedimenti alluvionali. In questo modo è stato possibile fissre la prima alluvione intorno alla seconda metà del VII secolo a.C., data che coinciderebbe con quella della fondazione della città di Pompei. L'ultimo livello di sedimenti, invece, è stato datato al I secolo a.C.. Tra i due eventi, una terza alluvione (non sicuramente precista, anche se si dovrebbe attestare intorno al III secolo a.C.) che produsse notevoli danni agli edifici cittadini. Tanto che una delle domus investite dal fiume di fango e situata in prossimità di Porta Vesuvio, venne successivamente ricostruita su un livello di sedimento superiore al precedente di circa un metro. Ma non fu solo l'edilizia cittadina a soffrire per la catastrofe. Secondo gli studiosi, la stessa economia pompeiana, basata su traffici e commerci, fu penalizzata al punto da dover segnare il passo per un periodo abbastanza lungo. In effetti, e in tal modo si spegherebbe il perché delle alluvioni, quel periodo storico era caratterizzato da una situazione climatica sicuramente poco favorevole per l'elevata piovosità. Altri dati interesanti dello studio, sono stati forniti dalle analisi dei sedimenti, permettendo di accertarne la provenienza dalla pareti rocciose di tipo calcareo dei monti che originano il fiume Sarno. Infine, sulle ipotesi formulate circa la scomparsa del secondo tracciato fluviale, si ritiene che siano stati gli stessi pompeiani ad eliminarlo per evitare altre catastrofi alla città.