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1 Novembre 2004 ARCHEOLOGIA
The Slovak Spectator
LA VENERE MORAVIANA
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La più lunga e antica fase nella storia dell´umanità è il secondo periodo dell´Età della Pietra, conosciuto come Età Paleolitica. Iniziò da uno e mezzo a due milioni di anni or sono, e durò fino alla fine dell´ultima era glaciale, approssimativamente 10, 000 anni or sono.

Nel corso di questo immenso periodo di tempo, il genere umano gradualmente si abituò alle nuove condizioni climatiche e si sviluppò nel moderno essere umano che non siamo oggi, popolando tutti i continenti, con l´eccezione dell´Antartide. Ma il numero di persone sulla terra era ancora piuttosto esiguo, e questa è la ragione per cui vi era una minima interferenza con il mondo naturale.

I moderni umani cominciarono ad apparire in Europa da 35 a 40 migliaia di anni or sono. Vi erano ancora gruppi di Neanderthaliani vaganti a quel tempo, ma con un maggior livello di intelligenza, e lo sviluppo della lavorazione della pietra e tecniche di incisione, specie di ossa, corna, e legno, l´Homo Sapiens prevalse.

Questi antichi Homo sapiens erano in grado di produrre strumenti di buon utilizzo e armamenti. Cacciavano efficacemente in gruppi e formavano insediamenti temporanei ed accampamenti.

Lo sviluppo della società umana ed una nuova consapevolezza portarono ad una più complessa visione del loro ambiente, inclusa probabilmente una sensazione di impotenza di fronte ai mutamenti climatici più estremi, in particolare nel periodo finale dell´Era Glaciale.

Questa potrebbe essere la ragione per cui iniziarono a sviluppare superstizioni e credenze nei fenomeni "sovrannaturali" dando luogo all´insorgere di vari rituali magici. Questo è il punto in cui il genere umano scoprì per la prima volta la gioia della creazione, ed è dove vanno ricercate le origini dell´arte paleolitica.

Approssimativamente tra 20 e 30 milioni di anni or sono, la cosiddetta cultura del Gravettiano si diffondeva per l´Europa. I Gravettiani erano in grado di attraversare ampie distanze di centinaia e persino migliaia di chilometri nel corso delle loro sortite di caccia. Ecco infatti come possono essere spiegate le somiglianze nelle scoperte archeologiche in Ucraina e nella Valle del Vah, attorno a Piesky in Slovacchia.

Il villaggio slovacco di Moravany è il luogo da cui proviene in cui una piccola scultura di una figura femminile nuda la Venere Moraviana. Misura 7.6 cm di lunghezza, ed è stata ricavata da una zanna di mammut. Pezzi simili sono stati trovati in Ucraina.

Forse poiché usare sembianze umane era proibito negli antichi rituali magici, la scultura non ha testa. Particolare accuratezza è stata prestata alla perfetta elaborazione della pancia, ed al seno imponente, forse ad indicare lo stato di gravidanza. Nel triangolo sotto la pancia, si nota una spessa linea verticale, ad indicare il sesso.

La scultura è certamente una delle opere d´arte più antiche della storia Slovacca, conosciute a oggi. Secondo analisi di datazione al carbonio, fu creata attorno al 22, 860 a.C., (con uno scarto di 400 anni) ed era usata nel corso dei rituali magici che possono essere difficilmente immaginati.

La storia recente della scultura è anch´essa piuttosto interessante. Sembra sia stata accidentalmente perduta in un momento imprecisato tra il 1920 ed il 1930. In seguito, dopo molte ricerche, ricomparve a Parigi. La scultura fu finalmente restituita alla Slovacchia per interessamento degli esploratori tedeschi Zotz e Freund, ed il Dottor J.Bàrta.

Oggi, la statuetta può essere ammirata al Museo Nazionale di Slovacchia di Bratislava.