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30 Febbraio 2004 ARCHEOLOGIA
swissinfo.ch
Riscoprendo la leggenda degli abitanti del lago
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Centocinquanta anni or sono emersero in Svizzera le tracce del primo, antico insediamento sul Lago di Zurigo. La scoperta diede agli europei un nuovo sguardo nelle vite dei loro remoti antenati.

Quest´anno, circa 20 musei svizzeri organizzano mostre dedicate a questo significativo capitolo della storia svizzera.

Nell´autunno del 1854, il comune di Meilen, traendo vantaggio dal livello eccezionalmente basso delle acque, iniziò a costruire un porto sulle rive del Lago di Zurigo.

Per caso, gli scavi dissotterrarono un numero di manufatti antichi, dall´aspetto insolito e superbamente preservati, e una serie di pali di legno incassati nel fango. Gli scavatori trovarono un villaggio lacustre preistorico.

Ferdinand Keller, uno studioso di Zurigo, propose la teoria secondo cui i popoli della zona vissero in villaggi costruiti in piattaforme sull´acqua, collegate da ponti e camminamenti.

Dopo la scoperta di simili insediamenti su un altro lago svizzero, nacque la leggenda degli abitanti dei laghi. Presto, accese l´immaginazione degli europei. Articoli nella stampa, mostre, pitture storiche, romanzi, eventi pubblici, calendari e libri di scuola alimentarono la leggenda degli abitanti dei laghi.

Nei decenni successivi, centinaia di villaggi lacustri furono scoperte sull´Arco Alpino dalla Francia alla Slovenia, e simili insediamenti furono trovati anche in svariate altre parti d´Europa.

In tempi più recenti, analisi scientifiche moderne e tecniche di datazione hanno rivelato che i villaggi erano piuttosto meno esotici di quanto i nostri antenati del XIX secolo avessero potuto credere.

Oggi, gli specialisti preferiscono parlare di "popoli dei laghi" che costruirono i loro insediamenti in tempi differenti, tra il 4, 300 e l´800 a.C.

Gli insediamenti erano in realtà costruiti sulla terra, di solito in aree paludose. A quel tempo, il livello dell´acqua nei laghi era molto più basso di quanto non sia oggi, e variava di anno in anno.

Né vi era alcuna piattaforma. C´erano solo case individuali, di legno che stavano a distanza l´una dall´altra. E le centinaia di pali conficcati nel suolo si datano a periodi differenti.

"Perfino oggi, la scoperta di Meilen è considerata uno spartiacque per l´archeologia europea" spiega Marc-Antonie Kaiser, curatore della mostra organizzata a Zurigo dal Museo Nazionale Svizzero per commemorare l´anniversario della scoperta.

"Fino ad allora, l´indagine archeologica della preistoria aveva portato alla luce pochi reperti, eccetto simboli di morte, come tombe, armi e siti militari. I villaggi del lago e gli oggetti che custodivano sono la prima evidenza che ha posto gli studiosi in condizione di comprendere come vivessero i nostri antenati".

Soprattutto, le scoperte sugli abitanti dei laghi aprirono una nuova visione storica della Svizzera, come fecero per altri paesi europei. Improvvisamente, la storia non cominciava più con i romani.

"Gli insediamenti sul lago dimostrano l´esistenza di popoli abili ed intelligenti prima dell´occupazione romana. In breve, diedero ai popoli della Svizzera una nuova consapevolezza sulle loro origini" ha puntualizzato Marc-Antoine Kaiser.

Per i politici, più di un secolo fa, la leggenda degli abitanti del lago era un ideale per unire una nazione ancora fragile, formatasi non più tardi del 1848, e per forgiare un´identità comune tra le disparate culture della Svizzera.

Non è una coincidenza che, nel 1867, il governo svizzero commissionò all´artista Auguste Bachelin il dipinto degli abitanti di un lago dell´Età del Bronzo che avrebbe rappresentato la Svizzera all´Esposizione Universale di Parigi.

Il successo archeologico degli abitanti del lago, ha molto a che fare con l´incredibile qualità delle scoperte. Ciò risulta chiaramente dalla mostra al Museo Nazionale Svizzero, dove sono esposti 150 reperti dai laghi svizzeri.

Contrariamente alle convinzioni comuni, le acque conservano i materiali perfettamente, fino a che essi non vengono esposti al contatto con l´aria. Questo è il caso delle scoperte di Meilen, che furono sepolti sotto strati di fango o sabbia sul greto del lago per secoli.

"Generalmente, gli archeologi sono familiari con oggetti di metallo, pietra, terracotta o vetro, con i quali interpretare il passato" nota Marc-Antoine Kaiser.

"Ma le scoperte degli abitanti del lago includono vari materiali organici. Vi sono oggetti di legno, e perfino mandorle, mele rinsecchite, spezie o resine incise che ci aiutano a comprendere la vita e le abitudini dietetiche di questi popoli".

Nel 150° anniversario dalla scoperta di Meilen, gli archeologi svizzeri ammoniscono sui pericoli della crescente urbanizzazione della riva del lago, e soprattutto del pericolo costituito dall´inquinamento, che stanno distruggendo in pochi anni un patrimonio senza prezzo sopravvissuto per millenni.

Un numero inestimabile di reperti rimane nascosto sotto la riva del lago un vero e proprio tesoro di informazioni sulla nostra storia.

Una questione cui si deve ancora trovare risposta è perché gli abitanti del lago scelsero di vivere in un ambiente così acquitrinoso e paludoso.

L´esposizione di Zurigo non riesce a fornire ancora una risposta.