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26 Ottobre 2014 PALEONTOLOGIA
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L'HOBBIT DI FLORES COMPIE DIECI ANNI
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Era il rappresentante di una nuova specie umana chiamata Homo floresiensis, vissuta al nostro fianco fino a 18.000 anni fa? Oppure un membro della nostra specie affetto da gravi deformità? Attorno ai resti di quell'uomo dal corpo minuto e dalla testa piccola continua a divampare una polemica che potrà essere risolta solamente dal ritrovamento di nuovi reperti più completi o abbastanza ben conservati da permettere analisi geneticheEsattamente dieci anni fa, il 28 ottobre 2004, uscivano su "Nature" due articoli in cui un gruppo di ricerca internazionale diretto da Peter Brown e Mike Morwood, dell'University of New England, in Australia, annunciava il ritrovamento sull'isola indonesiana di Flores dei resti di un uomo di bassa statura, un metro circa, con un cranio particolarmente piccolo: 380 centimetri cubi, circa un terzo del cranio di un uomo odierno. Secondo gli autori, si tratterebbe del rappresentante di una nuova specie del genere Homo convissuta fino a tempi recenti a fianco della nostra.

Per ricordare l'evento, e le aspre polemiche che ne sono seguite, "Nature" ha riproposto i due articoli di dieci anni fa (a prima firma Morwood e a prima firma Brown), corredati da una ricostruzione della vicenda e della lunga scia di polemiche che seguirono, e un'intervista ad alcuni degli autori della scoperta, fra cui Peter Brown. (Morwood è scomparso nel luglio dello scorso anno.)In un primo momento, i paleoantropologi che avevano fatto la scoperta pensarono che si trattasse dei resti di un bambino, ma poi notarono che alcuni dei tratti anatomici ricordavano Lucy, il famoso esemplare di australopiteco vissuto in Africa tre milioni di anni fa circa. La cosa strana però era che i resti di Flores - ufficialmente indicati con la sigla LB1 - risalivano ad appena 18.000 anni fa, e nello scavo che li aveva portati alla luce erano stati rinvenuti anche strumenti di pietra relativamente avanzati e resti di animali di grandi dimensioni uccisi durante una caccia, tutti databili allo stesso periodo.

Considerato che LB1 mostrava anche caratteristiche tipicamente umane, i suoi scopritori, perplessi, ipotizzarono di trovarsi di fronte non solo a una nuova specie, ma addirittura un nuovo genere, per il quale venne inizialmente proposto il nome di Sundanthropus floresianus, dato che Flores appartiene all'arcipelago della Sonda.

I revisori a cui erano stati presentati i risultati per la pubblicazione su "Nature" furono però concordi nell'attribuire LB1 al nostro genere: il minuscolo abitante dell'isola di Flores era un nostro parente stretto ed era vissuto contemporaneamente a noi umani moderni, fino a che qualche evento (forse proprio l'arrivo di membri della nostra specie) li aveva cancellati dalla faccia della Terra.

Peter Brown e colleghi finirono così per proporre il nome di Homo floresiensis, dopo aver scartato la proposta di Morwood di chiamarlo Homo hobbitus, per via della statura simile a quella dei famosi personaggi di Tolkien. Un soprannome, quello di hobbit, che tuttavia si è diffuso e ha certamente contribuito alla vasta eco della scoperta sui media. La rivendicazione della scoperta di una nuova specie di Homo vissuta fino a tempi recenti suscitò però anche molti dubbi e polemiche. Dubbi che non erano legati solo alla prudenza ai limiti della diffidenza che contraddistingue i paleoantropologi fin dalla scoperta della famosa beffa dell'uomo di Piltdown, ma anche a diversi problemi reali. A partire dal modo in cui quell'uomo più primitivo sarebbe approdato su Flores.

Gran parte della comunità scientifica ritiene infatti che solo gli esseri umani moderni siano riusciti a viaggiare anche per mare, a partire da 60.000 anni fa. Secondo Morwood e colleghi però una popolazione di Homo erectus - di cui H. floresiensis potrebbe essere un discendente diretto - sarebbe potuta arrivare fino a Flores, magari su piccole zattere, dalla vicina Giava. La presenza di H. erectus su Giava è nota fin dal 1890, ed è facilmente spiegabile senza dover ipotizzare che H. erectus avesse sviluppato abilità marinare: l'isola si è trovata più volte collegata al continente in periodi in cui il livello del mare era più basso, perfino negli ultimi 2000 anni.

Quanto alle minuscole dimensioni dell'esemplare di Flores, secondo i suoi scopritori si tratterebbe di un esempio di nanismo insulare, il processo per il quale i grandi mammiferi confinati su isole evolvono corpi di taglia più piccola per fronteggiare le risorse limitate. Uno degli esempi più noti di questo fenomeno è quello degli elefanti nani che un tempo vivevano in Sicilia.

Gli oppositori della tesi della nuova specie, hanno ribattuto che quello di Flores sarebbe l'unico caso mai registrato di nanismo insulare nell'uomo, e che sarebbe più ragionevole pensare che le anomalie di LB1 fossero dovute a qualche patologia. Le dimensioni del cranio, per esempio, fanno pensare a una microcefalia. Si è aperta così una lunga serie di analisi e controanalisi sui resti di LB1 - nel corso delle quali, a complicare le cose, avvenne anche un incidente che ruppe in più pezzi il misero cranio - che alla fine ha fatto escludere la microcefalia. Ma non la possibilità che le "deformità" (se tali sono) fossero legate a qualche altra patologia. E' di poche settimane fa, infatti, la pubblicazione di uno studio secondo cui l'hobbit sarebbe stato affetto da sindrome di Down. Ma anche questa ipotesi, come gran parte di quelle che invocano una presunta patologia di LB1- punta per lo più a spiegare la piccolezza di cranio e cervello, senza rendere adegatamente conto delle altre particolarità anatomiche. La forma del corpo, le ossa del piede, della mano e del polso sono infatti più primitive rispetto a qualsiasi altro reperto umano degli ultimi milioni di anni.

L'interpretazione di questi dati e la collocazione di LB1 sull'albero filogenetico appare dunque ancora molto problematica. E la situazione non è stata affatto chiarita dai nuovi resti trovati nel corso dei successivi scavi nel sito dove è stato trovato LB1 e nelle aree vicine. Si tratta infatti di resti troppo incompleti, in alcuni dei quali - per esmpio in "LB6" - si osserva la stessa singolare mescolanza di tratti moderni e antichi dell'hobbit.

Purtroppo, a causa delle condizioni ambientali e climatiche dell'isoladi Flores, finora non è stato possibile ottenere da questi nuovi reperti campioni di DNA abbastanza conservati da dirimere la questione attraverso le analisi genetiche. Non resta quindi che sperare che ulteriori scavi permettano di portare alla luce resti meglio conservati o così completi da permettere un'analisi molto più completa.

TAG: DNA

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