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27 Ottobre 2013 PALEONTOLOGIA
Leonardo Debbia Gaia news
I Neanderthal e gli stuzzicadenti
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Ancor oggi, per rimuovere i resti di cibo tra i denti dopo il pasto, una delle più comuni funzioni è quella di usare uno stuzzicadenti, sebbene le regole imposte dal galateo e le norme igieniche consigliate dai medici dentisti ne limitino o ne sconsiglino l'uso.

Chi pensa che questa abitudine sia una consuetudine recente, sbaglia. Nel genere Homo, risulta documentata già dalla specie Homo habilis, vissuto tra 1, 9 e 1, 6 milioni di anni fa ed è stata riscontrata presso tutte le culture.

Da una nuova ricerca, effettuata nel sito archeologico di Cova Forada, nei pressi di Valencia, Spagna, su una mascella di Neanderthal, si apprende che questi utilizzavano gli stuzzicadenti anche per attenuare il dolore causato da malattie della bocca, quali, ad esempio, l'infiammazione delle gengive o parodontite.

Si tratta del più antico caso documentato di trattamento, ovviamente palliativo, di una malattia. Questa ricerca si basa sui segni lasciati da stuzzicadenti primitivi, piccoli pezzi di legno o di osso, che sono stati trovati sui denti di un individuo Neanderthal che era stato evidentemente colpito da questa affezione.

La cronologia del fossile non è chiara, ma i resti sono stati riconosciuti come appartenenti all'industria litica del musteriano (da circa 150mila a 50mila anni fa).

La parodontite - come è noto - è un'infezione che determina la perdita dell'attaccatura del dente all'alveolo ed è strettamente connessa con una scarsa igiene dentale.

Questo studio ha mostrato infatti che i tre denti del Neanderthal presentavano porosità mascellare, caratteristica della parodontite, e perdita ossea alveolare della maggioranza della corona dentale, con una notevole riduzione della massa ossea da 4 a 8 millimetri e l'esposizione delle radici dei denti, circondate da un bordo residuo di smalto.

Mancavano, peraltro, altre patologie, quali carie o ascessi.

L'articolo relativo alla ricerca è stato pubblicato su PlosONE a metà del mese in corso e porta le firme di una nutrita squadra di ricercatori: Marina Lozano, Carlos Lorenzo e Gala Gomez dell'Institut Català de Paleoecologia Humana y Evoluciò Social (IPHES), in collaborazione con Maria Luisa Subirà, docente di Antropologia biologica e ricercatrice presso l'Universitat Autonoma de Barcelona (UAB) e Josè Aparicio, della Diputaciò Provincial de València.

"Questo individuo ha tentato di alleviare il disagio causato dalla malattia parodontale, che di solito provoca infiammazione e sanguinamento delle gengive", afferma Marina Lozano, che ha condotto lo studio. "L'uso sistematico di uno stuzzicadenti avrà potuto certamente mitigare il dolore alle gengive".

Gli esempi di solchi lasciati da stuzzicadenti sono numerosi tra i Neanderthal, anche se di solito non sono associati giocoforza ad alcuna patologia dentale.

"Tuttavia, nel caso di Cova Forada, lo stuzzicadenti non è stato usato solo come metodo primitivo di igiene orale, ma è sicuramente associato ad una patologia dentale ed ha la chiara funzione di alleviare il dolore. E questo lo rende unico nel suo genere", sostiene la Lozano.

Questa scoperta mostra che siamo in presenza di un primo esempio di cura palliativa per mezzo di stuzzicadenti.

"Anche questo studio - afferma la Lozano - è un altro passo avanti per la caratterizzazione dell'Uomo di Neanderthal come una specie in possesso di una vasta gamma di adattamento al proprio ambiente, nonché di ampie risorse, anche per quanto riguarda la cura delle affezioni patologiche, certamente diffuse, con rimedi semplici ma ingegnosi".

Nel caso di Cova Forada, l'abitudine di usare uno stuzzicadenti può essere considerata la prova iniziale del trattamento medico per alleviare le gengive doloranti.


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