sei in Home > Paleontologia > News > Dettaglio News
15 Ottobre 2011 PALEONTOLOGIA
Massimiliano Scala La Provincia Pavese
MAMMUTH SULLE COLLINE DI MIRADOLO-SAN COLOMBANO
FOTOGALLERY
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Mistero in collina, da una cassa spunta un fossile di elefante. L'eccezionale ritrovamento è stato effettuato durante un controllo dal corpo forestale dello Stato intervenuto grazie ad una segnalazione anonima che indicava in un capannone di proprietà privata la presenza di materiale interessante come spiega Virgilio Graneroli, ispettore capo al comando di Pavia: "Pensavamo si trattasse di rifiuti perchè nella segnalazione ci era statomidicato di cercare in un cassonetto. Dopo accurate ricerche nell' area è saltata fuori una cassa di legno con della sabbia. Lì la grande sorpresa: sotto di essa era custodito un enonne osso oltre a due pezzi più piccoli. E' tutto perfettamente conservato".L' osso di forma elicoidale misura circa 130 cm ed ha un diametro di 35 cm mentre i due pezzi più piccoli sono sferici di circa 30 cm. Il materiale potrebbe essere stato trovato da qualche proprietario terriero in fase di scavo per la realizzazione di edifici oppure da qualche appassionato e conoscitore di reperti che dopo averlo custodito per molti anni ha deciso di consegnarlo alla storia. Ed è la perfetta integrità dei reperti ritrovati che fa pensare a qualcuno che ben sapeva il valore storico del materiale e che è stato in grado di preservarlo dall'usura del tempo. Pare infatti che il materiale posto sotto sequestro dagli uomini della forestale perchè ritenuto bene paleontologico e di grande importanza storica fosse giacente nella cassa da circa vent'anni. "Si tratta di un fossile in buono stato di conservazione, anche se manca la parte di determinazione, per cui si può dire solo che è un osso lungo, probabilmente un femore", spiega Giuseppe Santi, paleontologo dell'Università di Pavia, che ha esaminato il reperto sequestrato. Servono però ricerche più dettagliate per poter meglio definire di che tipo di elefante si tratta: "Può essere un mammuth, un elefante africano o una specie ancora più antica come l'archidiscodon. Sono tutte specie del Pleistoceno: l'archidoscodon è di circa 500mila anni fa, il mammuth dell'era glaciale (300mila anni fa), l'elefante africano è il più recente". Qualcuno ha anche ipotizzato che potrebbe essere uno degli elefanti di Annibale, ma Santi lo esclude: "Annibale è l'unico che è passato da qui con delle grandi bestie, ma questo non vuol dire nulla. Tanto più che si tratta di un pezzo rotto, probabilmente trasportato dal fiume. Il colore giallastro di quell'osso farebbe proprio pensare a un deposito sabbioso. Può darsi che quell'elefante sia vissuto qui, ma sicuramente quell'osso degli spostamenti li ha fatti. Sul reperto non si vedono segni di morsicature o altro. E' possibile quindi che l'animale sia morto per qualche ragione e poi sia stato trasportato dal fiume, sepolto nella sabbia e poi riaffiorato in forma fossile". Santi spiega anche come è possibile datare il fossile ritrovato: "Si tratta di fare dei confronti con quello che ci è noto in bibliografia. Ci sono degli elementi chiave e in base a questi si può determinare il periodo in cui questo animale è vissuto". Santi però esclude il carbonio 14: "Gli esami al radiocarbonio sono costosi e richiedono molto tempo. Si parla di cifre da migliaia di euro. Per procedere con tali esami bisognerebbe trovarsi di fronte a un reperto unico, mai trovato".


Nessun evento in programma

Vai calendario eventi completo >