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5 Maggio 2011 ARCHEOLOGIA
di Giovanna FALASCA http://www.archeomolise.it
Una grande civiltà neolitica non fluviale
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tempo di lettura previsto 4 min. circa

Le prime grandi civiltà neolitiche prendono forma con l'invenzione da parte dell'uomo di un nuovo e rivoluzionario sistema "economico", la produzione e non più solo la predazione e la raccolta, che sarà la causa prima del nuovo sistema di organizzazione del lavoro e della società autoritario, piramidale e burocratico che darà il via al nascere delle prime strutture statali della storia, o delle città-stato, o dei grandi stati territoriali. Fondate sulla pratica dell'agricoltura e dell'allevamento, le civiltà neolitiche sono sorte tutte, per ovvie necessità economiche ed ecologiche, lungo grandi fiumi: quella mesopotamica tra il Tigri e l'Eufrate, quella nubiano-egiziana lungo il Nilo, quella indiana lungo l'Indo, quella cinese lungo il fiume Giallo. Tutte tranne una: Ebla.

Ebla costituisce infatti il fulcro di una civiltà neolitica medio-orientale nata al di fuori della mezzaluna fertile e non in connessione con alcun grande fiume. Fino alla sua scoperta, avvenuta nel 1964 ad opera del giovane archeologo romano Paolo Matthiae, questo fatto era ritenuto impossibile, anche in mancanza di tracce che ne documentassero l'esistenza.

Matthiae iniziò lo scavo di un tell (in arabo montagnola di detriti) nel nord del deserto siriano, a 60 km a sud di Aleppo, chiamato Tell Mardikh che da subito si palesò come qualcosa di molto importante. Ben presto infatti fu possibile identificare il sito nella leggendaria Ebla, centro siriano dell'età del Bronzo antico e medio (3500-1600 a.C.) che da semplice città-stato si trasformò in un regno, ovvero in uno stato territoriale esteso in tutta la Siria interna settentrionale, con ambizioni imperialiste che soccombette prima sotto i colpi del popolo accadico intorno al 2300 a.C. poi tornò indipendente per un breve periodo, fino al tramonto definitivo, collocabile intorno al 1600 a.C. ad opera di azioni congiunte di Hittiti ed Hurriti, di cui sembra conservarsi memoria in un poema epico intitolato "Poema della liberazione" trovato di recente nella capitale hittita di Khattusa, in Turchia, simile per molti versi all'Iliade omerica.

Gli scavi hanno riportato alla luce una vera e propria città, con un'acropoli fortificata punteggiata di grandi edifici regali ed il grande tempio dinastico; la città bassa disposta ad anello intorno alla collina sovrastante con i quartieri abitativi e numerosi edifici pubblici secolari e religiosi; un'imponente cinta fortificata costruita su un terrapieno artificiale che divideva nettamente il centro urbano (con un'area di circa 50 ettari) dalla campagna circostante. La mole ed il livello di finezza delle numerose opere d'arte che decoravano templi e palazzi fa intuire anche la qualità culturale del centro.

La scoperta sensazionale che però cambiò davvero la concezione dello sviluppo storico, fino ad allora codificato, delle civiltà mediorientali fu il rinvenimento dell'archivio reale di Ebla, contenente almeno 17.000 tavolette iscritte in caratteri cuneiformi esprimenti la lingua eblaita, di ceppo semitico.

Trattati, vocabolari bilingui eblaita-sumero, documenti contabili, amministrativi, giuridici, persino opere letterarie, inni ed incantesimi risalenti al 2300 a.C. Tale patrimonio attestava in primis l'esistenza di una scrittura antica quanto quella sumera ed egiziana, inoltre servì a ricostruire un quadro dettagliato ed approfondito della civiltà di Ebla, originale in quanto a tipo di economia, a sistema sociale, a carattere culturale.

Ebla dominava il sistema delle rotte commerciali internazionali tra Mesopotamia e Mediterraneo, mettendo in comunicazione l'Egitto e la Nubia, Creta, l'area costiera fenicia con la Siria interna e la vasta area continentale fino al Mar Caspio. Argento, legname, lapislazzuli, oro, avorio, faïance erano i materiali più pregiati di cui Ebla controllava i traffici, arricchendosi tanto da assommare grandi ricchezze. Nel "Palazzo Reale G" sono stati trovati preziosi doni provenienti dall'Egitto: coppe e calici in diorite ed alabastro tra i quali alcuni vasi iscritti con i nomi del faraone Chefren, oltre a pannelli parietali realizzati in lamine d'oro sbalzate, statue regali a grandezza quasi naturali.

L'importanza storica di Ebla consiste nell'aver rappresentato un'eccezione: la sperimentazione, per un periodo vincente, di un sistema statale diverso dal modello ecologico fluviale poi vincente rappresentato dalle civiltà mesopotamiche e da quella egizia. Inoltre è il caso, archeologicamente più significativo e meglio conosciuto, di urbanizzazione riuscita in condizioni ambientali che non permettessero un sistema economico basato solo sull'agricoltura intensiva, ma imperniato soprattutto sui commerci, resi possibili dalla presenza di materie prime esportabili, come i legnami e i metalli.

La MAIS - Missione archeologia italiana in Siria opera sulla base di una concessione ufficiale, rilasciata dalla Direzione Generale delle Antichità e dei Musei di Damasco ed è finanziata dall'Università "Sapienza" di Roma, dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e dal Ministero degli Affari Esteri. È diretta da Paolo Matthiae e composta da una folta equipe di archeologi e tecnici specializzati in tutte le discipline di ricerca: epigrafisti, topografi, paleobotanici, zooarcheologi, paleoantropologi, catalogatori, reaturatori...

Per informazioni aggiornate e documentate si può visitare il sito ufficiale della MAIS, www.ebla.it in cui sono disponibili anche interessanti indicazioni bibliografiche.


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