
La scoperta delle insegne imperiali di Massenzio è avvenuta nel 2005 alle pendici nordorientali del Palatino, proprio vicino al Colosseo.
Gli archeologi dell’Università La Sapienza di Roma stavano scavando già da molto tempo in questa parte della città e ricordo bene di avere sentito proprio dalle parole della direttrice dello scavo, la prof.ssa Clementina Panella, il racconto di questa scoperta davvero incredibile.
Al lavoro in un ambiente seminterrato, che aveva fatto parte della grande Domus Aurea di Nerone, gli archeologi stanno svuotando una fossa scavata in un pavimento di terra battuta, quando capiscono di essere davanti a qualcosa di eccezionale: sotto i loro occhi infatti, uno dopo l’altro, appaiono undici oggetti da brivido: quattro porta stendardi, tre lance, uno scettro e tre sfere.
La mente di tutti vola alle immagini degli imperatori che tengono in mano i simboli del loro potere nelle cerimonie ufficiali: scettri, lance, globi, quelle che si chiamano le “insegne imperiali”.
E questi oggetti lo sono, senza alcun dubbio!
Le uniche parti che non abbiamo sono le aste di legno che venivano montate al momento dell’utilizzo, ma il resto…. che meraviglia!
Le punte a sei lame appartenevano a lance da parata perché sono realizzate con un metallo troppo tenero per essere delle armi.
Le punte dei porta stendardi hanno dei ganci a cui erano appesi i drappi di seta e lino di cui sono
rimaste alcune parti colorate.
Lo scettro piccolo è l’oggetto più raro nel senso che è quello meno rappresentato nelle immagini
dell’imperatore: ha un manico in oricalco, una lega simile all’ottone, su cui è montata una sfera di vetro verde scuro racchiusa da una corolla di petali… una meraviglia!
I globi di vetro dorato erano probabilmente montati alle due estremità di un manico di legno
lavorato.
Più o meno come in questa immagine dell’apoteosi di Antonino e Faustina dove a impugnarlo è anche l’imperatrice.
Il globo di calcedonio (quarzo azzurrognolo proveniente dall’India) poteva essere montato su un’asta conica e al di sopra della sfera poteva avere un’aquila d’oro, simbolo del potere imperiale.
L’appartenenza a un imperatore è certa perché non si tratta di un unico oggetto, ma di un vero e proprio “corredo”.
Qualcuno ha nascosto le insegne nella fossa perché non fossero trovate, una pratica comune quando, in una situazione di pericolo, non si voleva che i segni del potere cadessero in mani nemiche.
Quando può essere accaduto tutto questo? Di chi sono queste insegne? Come si fa a capirlo e ad esserne sicuri?
Qui è la semplice terra che ci viene in aiuto. Quella che copriva la fossa conteneva reperti che si
possono datare all’inizio del IV secolo e quindi lo scavo della fossa deve risalire ad un momento da collocarsi tra la fine del III secolo e i primi anni del IV.
In quale occasione, in questo momento storico, può essere stato necessario nascondere le insegne di un imperatore?
Quale altro fatto drammatico a cui poterle collegare se non la disfatta di Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio del 312?
Immaginiamo la scena:
E’ uno degli uomini di fiducia di Massenzio e cammina veloce, avvolto in un mantello: porta una sacca di cuoio ed è accompagnato da alcuni soldati.
Nella fresca sera di Ottobre, Roma risuona ancora dei rumori della battaglia, ma oramai le sue sorti sono decise.
L’imperatore è morto nelle acque del Tevere e i segni del suo potere non devono cadere nelle mani di Costantino: sarebbe un disonore troppo grande.
Appena la notizia è giunta al palazzo, ha preso perciò le lance da parata, gli scettri e gli stendardi, li ha toccati per l’ultima volta con il rispetto che si deve all’uomo che tenendoli tra le mani ha regnato su Roma. Ha avvolto con cura le sete degli stendardi intorno alle aste, ha riposto tutti gli oggetti negli astucci intagliati nel legno di pioppo e ha sfiorato per l’ultima volta i globi freddi di vetro e calcedonio.
E poi via, fuori dal palazzo, prima che sia troppo tardi.
Ma non troppo lontano, che non c’è tempo.
Si scava in fretta una fossa, mentre in lontananza ancora si combatte e vi si mettono dentro gli oggetti protetti dalle loro custodie.
Forse si potranno un giorno recuperare.
E invece no. Chissà quale è stata la fine di quelle ultime mani che hanno voluto proteggere le insegne imperiali di Massenzio. Probabilmente quell’uomo avrà pagato a caro prezzo la fedeltà al suo imperatore.
Nessuno è mai andato a riprenderle.
Gli uomini di Costantino avranno cercato e cercato le insegne di Massenzio, ma niente, il nuovo
imperatore non ha avuto la soddisfazione di poterle sfoggiare come segno della sua vittoria.
Hanno dormito al sicuro per quasi 1.700 anni… fino a quel giorno in cui gli archeologi le hanno ritrovate.
Sono le uniche al mondo che conosciamo.
Le avevamo viste rappresentate sulle monete, sulle gemme, sui bassorilievi, ma nessuno ne aveva mai toccata una.









