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8 Febbraio 2015 STORIA
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E' FEBBRE DI DRONI. BOOM DI BREVETTI DI PILOTI.
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Sono ormai decine di migliaia i droni civili che volano nei cieli italiani. Costi bassi, utilizzo semplice, inquinamento zero, minima invasività acustica sono le caratteristiche che hanno fatto scoppiare un vero e proprio 'boom dei droni': da quelli 'fattorino' a quelli impegnati in agricoltura, nelle emergenze di protezione civile, nelle verifiche strutturali di edifici. Sono talmente tanti che l'Enac ha avviato una regolamentazione rigorosa per poterli utilizzare. E in Italia è già scoppiata la febbre del brevetto di piloti di droni. FOTOGALLERY

"Sembra un non senso ma se è vero che i droni sono aeromobili che volano senza pilota, in realtà a terra c'è sempre un pilota professionista che li guida e li controlla", spiega all'AdnKronos Giovanni Formosa, founder di Aerovision, organizzazione riconosciuta dall'Enac per operazioni specializzate con i droni.

"Il campo di applicazione dei droni ormai è vastissimo ma serve un buon addestramento per pilotarli, non si può comprare un drone su internet e pensare di farlo volare così, semplicemente" sottolinea Formosa che, in collaborazione con l'aeroclub 'Volere e Volare' di Nettuno ha aperto una delle prime scuole in Italia per gli attestati ufficiali di piloti di droni. "I droni militari -evidenzia Formosa- sono infatti guidati tutti da piloti che provengono dalle linee di volo dell'Aeronautica militare. Ma in Italia piloti abilitati a guidare droni civili sono al momento solo poche centinaia. Da giugno scorso noi abbiamo addestrato però già 120 piloti di droni in soli 7 corsi e ora, grazie a un'apertura di riconoscimenti di Enac, lanceremo anche i primi corsi online per piloti di droni, entro la fine dell'inverno".

Ma come si pilota un drone? "Non è molto difficile, dipende dal tipo di aeromobile perché ogni drone ha un software con caratteristiche di volo e tecniche individuali. Per ottenere un attestato di pilotaggio per droni sono necessarie 16 ore di pratica e 33 ore di teoria minimo, stando alle nuove norme", spiega ancora il founder di Aerovision, la società che da dieci anni è attiva nel campo delle riprese video e che ha sorvolato con i suoi droni i territori terremotati dell'Aquila, ha ripreso relitti di navi, fatti di cronaca o bellezze architettoniche delle città d'arte italiane. "Tra i nostri 'studenti' ci sono anche esponenti delle forze dell'ordine, alcuni dei quali hanno preso attestati di pilotaggio droni per poter sorvolare sulle pericolose discariche della Terra dei fuochi", riferisce ancora Formosa.

"Siamo innanzitutto una scuola di volo perché per pilotare un drone bisogna avere studiato elementi di aerodinamica, una materia che va conosciuta e che studia i fenomeni di un corpo in movimento che viene investito da un fluido così come accade ad un'ala che viene investita dal vento e genera una forza in grado di sostenere l'aereo a cui è attaccata", evidenzia Alessandro Pizzi, istruttore e pilota e direttore dell'Aeroclub 'Volere e Volare', la scuola di volo di Nettuno.

E a volere gli attestati per poter far volare i droni sono anche i ricercatori e archeologi. "Con i droni si stanno aprendo degli scenari inimmaginabili per l'archeologia, pochi lo hanno capito. I droni possono essere uno strumento di scoperta di nuovi resti archeologici", afferma l'archeologo Giuseppe Ceraudo dell'Università del Salento, docente di topografia antica e aerotopografia archeologica a Nettuno per prendere un attestato per far volare droni sui siti in cui sta svolgendo le sue ricerche. "C'è un'area nel foggiano particolarmente interessante e, grazie ai droni siamo riusciti a vedere chiaramente tracce archeologiche che non avevamo potuto scoprire con osservazioni da terra", conclude Ceraudo.


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