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22 Dicembre 2010 MISTERO
di Cecilia Magnanensi enricobaccarini.com
Archeologia Psichica: L'uso delle percezioni extrasensoriali in Archeologia
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tempo di lettura previsto 21 min. circa

Archeologia e PSI

Si ricordano poi le descrizioni che il sensitivo polacco Stephan Ossowiecki con la psicometria fece di ambienti e persone, tenendo tra le mani un oggetto (avvolto in contenitori in modo da non vedere di che cosa si trattava). Pur fornendo informazioni che sembravano completare le conoscenze in possesso dei ricercatori, non fu possibile a causa della Seconda Guerra Mondiale di controllarne la veridicità. Chi verificò l'esattezza di ciò che era stato detto da una persona dotata di facoltà psi fu, invece, J. Norman Emerson, una figura di primo piano dell'archeologia canadese. Mediante le visioni di George McMullen raccolse una notevole mole di dati relative ad alcuni siti di popolazioni native americane. Ebbe visioni anche Edgar Cayce, ma le sue numerosissime rivelazioni in merito all'esistenza di Atlantide devono essere a tutt'oggi confermate.

Clarence Wolsey Weiant, un personaggio dai numerosi interessi, poté effettuare un'importante scoperta archeologica in uno scavo relativo ad una civiltà precolombiana grazie alla chiaroveggenza di un contadino messicano. Per mezzo della scrittura automatica Federic Bligh Bond, che pur non avendo titoli accademici era una indiscussa autorità in campo architettonico, poté condurre con notevole successo gli scavi dell'abbazia di Glanstonbury, della quale poco si conosceva, ricostruendone in modo soddisfacente la storia. Da ciò che emerge dall'articolo, sembrerebbe che l'applicazione delle facoltà PSI possa essere di aiuto per acquisire nozioni in archeologia, tuttavia l'Autrice ricorda che di esse e del loro meccanismo poco si conosce. Nonostante ciò ritiene possano risultare utili ad amplare le conoscenze non solo da un punto di vista archeologico, storico, antropologico, ma anche sociale e psicologico.

Il sogno comincia con le immagini di alcune case ricavate a scavo nel tufo e coperte da tetti di legno e paglia. Il suono di un flauto accompagna il sorgere del sole. Nel cielo una moltitudine di uccelli s'intrecciano in una sorta di caotica danza comandata da un forte vento. La musica cessa improvvisamente. Una specie di sacerdote dalla barba bianca e incolta osserva con attenzione il volo degli uccelli. Sono in alto. Ora si abbassano velocemente sul villaggio, descrivono un'ampia curva verso il mare. Sfiorano rumorosamente i tetti delle case. Mi sembra di uscire da un pesante sonno, vengo colpito da un'aria sottile e fresca. Mi alzo, il corpo è giovane ma non riesco a scorgerne il viso. Cammino su un sentiero rettilineo che taglia in due il villaggio. Non ho indumenti, salvo una sorta di perizoma.

"Ora vedo bene il centro abitato. È disposto sopra uno sperone naturale, confinante su due lati con pareti di tufo a strapiombo sui sottostanti corsi d'acqua. Mi sento felice. Contemplo la fitta vegetazione che sembra volersi stringere intorno, come in un amorevole abbraccio.

"Oltre alle difese naturali il villaggio è rinforzato da un terrapieno e da un fossato. Alcuni uomini stanno costruendo un muro con enormi blocchi di tufo squadrati. Il sacerdote visto in precedenza si avvicina. Mi osserva. Poi mi comanda di andare a cercare aiuto perché un inaspettato pericolo sta per abbattersi sul villaggio. Altre persone si avvicinano portando tre cavalli. Uno è per me. Insieme ci lanciamo al galoppo. Nella corsa incontriamo un altro gruppo di cavalieri. Sono abitanti di alcuni paesi vicino al mare.

"Ci avvertono che una moltitudine di guerrieri è sbarcata da poco seminando la distruzione Torniamo indietro Il villaggio e brulicante di persone. Qua e là strisce di stoffa colorata vengono agitate caoticamente. Il sacerdote, ora, è vestito in modo diverso. Porta una lunga tunica bianca bordata d'oro ed ha in mano due lance e uno scudo. Gli chiediamo se dobbiamo organizzare la resistenza alle porte del villaggio oppure affrontare il nemico in campo aperto. Il vecchio annuisce con la testa, indicando con la punta di una lancia la strada che porta verso il mare.

"Si riuniscono tutti gli uomini abili a combattere e vengono distribuite le armi. Ci troviamo radunati intorno ad una fontana ricavata interamente a scavo da una parete di tufo. Assisto ad uno strano rito. Tramite alcune brocche di coccio, la vasca superiore della fontana viene riempita di acqua presa da una vicina sorgente.

"Viene ucciso un animale e il suo sangue è raccolto in un ampio recipiente circolare. Da questo ancora caldo, è gettato nell'acqua della vasca. Si formano delle figure ed il sacerdote incomincia a cantare una melodia triste e cupa.

"Tutte le armi vengono ammassate in una profonda buca e sono consacrate. Poi usciamo dal villaggio. Qui ci sediamo e aspettiamo. Accompagnati da una melodia di flauto ci raggiungono i vecchi, le donne, i bambini. Portano tra le braccia le nostre armi. Secondo un antico rito veniamo vestiti al di fuori del fossato di difesa. Una volta armati rientriamo nel villaggio. Ovunque esplodono grida d'incitamento.

"I cani abbaiano, i bimbi agitano le mani. Ora altri sacerdoti celebrano nuovi riti. Uno di loro è in ginocchio. Il suo corpo nudo è coperto da un ruvido panno bianco. Dietro di lui un ragazzo leva in alto una coppa larga e scura. Un altro muove dei bastoni che poi getta all'interno di cerchi concentrici formati da sassi colorati".

Con queste parole Umberto Di Grazia ha riassunto una serie di sogni ricorrenti da lui avuti nel corso del 1970 e che terminavano con quest'immagine finale, "accompagnata dalla sensazione di una sconfitta, di non poter mai più ritornare in quel villaggio".

Questi sogni solleticarono la sua curiosità e desiderò verificare se il luogo di cui aveva avuto visione esisteva. Cominciò così una ricerca nella zona in cui abitava, nella provincia di Viterbo, perché quel villaggio sognato non corrispondeva ai centri pre-romani ed etruschi da lui visitati in precedenza.

Fu solo casualmente che si imbatté nel luogo dei suoi sogni, durante un'escursione con amici nei pressi di Capo Ripa (Capranica) con lo scopo di cercare funghi. Dopo aver girato senza trovarne alcuno, delusi, si fermarono in uno spiazzo per riposare e riprendere, quindi, la via di casa. Dopo poco Di Grazia ebbe una strana sensazione: "tutti i sensi erano acuiti... Mi sembrò di percepire un leggero suono metallico provenire da un punto preciso che cercai di raggiungere. I miei movimenti erano impacciati, pesanti e goffi. Dopo circa una ventina di metri faticosissimi mi fermai dinanzi a un fossato scavato nel terreno. Era stato costruito, chissà in quale periodo, per scopi di difesa. Sul lato sinistro il fosso terminava contro una parete a strapiombo su un torrente, mentre sulla destra, dopo una curva di novanta gradi, continuava verso un altro dirupo. Sopra il fosso affioravano degli enormi blocchi di tufo squadrati. Era un sistema murario continuo, a blocchi sovrapposti, senza l'uso di malta.

"Rividi l'ambiente più volte sognato. Si sovrapponeva perfettamente a quello reale..."

E così era, infatti. Il gruppo proseguì lungo un sentiero, l'unico visibile, e trovò "una magnifica fontana ricavata interamente a scavo nel banco tufaceo..." ed altre costruzioni, visibilmente di un'epoca molto antica. In una serie di visite successive, anche con persone esperte di storia e archeologia locale, furono trovati diversi cunicoli che si perdevano nel terreno, nei quali erano state ricavate alcune tombe, anticamente profanate, e un antico tempio, definito dal sensitivo a Y, a causa di strane incisioni al suo interno.

Solo dopo che Di Grazia portò dei frammenti di vasi per confermare che l'epoca storica in cui si credeva di dover datare la località non era il medioevo, come allora si riteneva, ma probabilmente pre-romana o etrusca, la Sovrintendenza all'Etruria meridionale organizzò alcune ricerche. Nonostante ciò, dopo uno scavo di sondaggio e poco altro, non furono intraprese ulteriori indagini. Numerose sono state le sollecitazioni e gli inviti da parte del sensitivo affinché le autorità preposte si impegnassero non solo ad approfondire le ricerche, ma anche a tutelare la conservazione e lo stato dei reperti, ma, come la corrispondenza intercorsa tra i due soggetti testimonia (1), fino ad oggi poco o nulla è stato fatto per preservare un patrimonio di tale importanza storica. L'atteggiamento delle Autorità e di chi dovrebbe, per studio, occuparsi di scavi in luoghi poco indagati è tale da non dare molto credito all'iniziativa di privati che non abbiano competenze accademiche in merito. È per questo motivo, forse, che non furono solleciti quando Di Grazia fece la segnalazione di quegli antichi resti. Perché le sue affermazioni non per-dessero di credibilità, comunque, non rivelò di avere avuto le indicazioni attraverso un sogno ricorrente e tale da ritenerlo insolito.

Si comportò allo stesso modo in altre occasioni, come, per esempio, quando poté verificare che altre sue visioni erano corroborate da reperti incontrovertibili.

Un pomeriggio di aprile del 1958 compì una gita al mare con il padre e la sorella. Dopo avere fatto visita ad un conoscente, si recò con loro sulla spiaggia nei pressi della tenuta di Capocotta, facente parte della riserva presidenziale di Castelporziano, dove per un po' raccolse conchiglie con la sorella. Il padre aveva parcheggiato la macchina sulla spiaggia, ma al momento di partire la vettura non si mosse: una ruota, a causa della sabbia, girava a vuoto. Umberto e il padre dopo numerosi tentativi e con molta fatica riuscirono a riportarla sulla strada. Stanco e stremato per lo sforzo compiuto, il ragazzo, prima di salire in macchina, aveva cercato di rilassarsi appoggiandosi ad un tronco a guardare il mare. Ad un tratto, all'orizzonte, vide una nave antica la cui figura "inizialmente era tremolante, ma subito dopo i suoi contorni divennero nitidi e ricchi di particolari. Era molto lunga e schiacciata e aveva due ordini di remi sovrapposti. La poppa era molto ricurva. Un grosso remo fiancheggiava lo scafo. Aveva una sola vela a forma quadrata. Intorno si muovevano lentamente alcune barche.

La più grande portava al centro un grosso palo sormontato da un qualcosa che non riuscivo a distinguere. Si staccò dal gruppo per andare verso riva. Allontanandosi dalla nave fece vedere la prua. C'era un grande occhio dipinto ed era rinforzata da un lungo sperone ricoperto con lamine di metallo scuro. Intanto la barca aveva raggiunto il bagnasciuga. Ma non si fermò. Sfiorando il terreno continuo a procedere. Oltrepassò il reticolato di recinzione della tenuta di Capocotta e sparì inghiottita dalla vegetazione". Si può immaginare lo sgomento di un ragazzo a quella vista così inspiegabile. Desideroso di comprendere il significato di quella visione da cui era stato bruscamente risvegliato dal padre per tornare a casa, successivamente cercò una maniera per introdursi nella tenuta. Questa era proprietà privata e l'accesso era regolato da permessi che un giovane come lui, poco più che sedicenne, non poteva certamente ottenere. Dovette così rinunciare a scoprire questo mistero, ma l'occasione di rifarsi l'ebbe dopo qualche anno. Conseguito il diploma di geometra e iscrittosi all'università, ebbe modo di trovare lavoro presso una ditta di costruzioni edili, che guarda caso aveva un cantiere proprio nella tenuta di Capocotta. Ebbe così occasione di effettuare numerose scoperte, che cercò di segnalare alla Sovrintendenza, ma la risposta che gli venne data prendeva solo atto delle sue indicazioni.

Se le sue comunicazioni non sono state considerate nel loro giusto valore da chi avrebbe dovuto prenderle in esame (2), non è stato così per altri sensitivi che hanno collaborato con diverse personalità di indiscussa autorità nel campo.

A causa dell'utilizzo della sensitività di solito si parla di archeologia psichica, anche se sarebbe più appropriato parlare di archeologia e psi. Sogno, chiaroveggenza, psicometria o visualizzazione sono spesso i modi con cui si ottengono informazioni che altrimenti non si avrebbero. Abbiamo visto come Di Grazia, curioso di verificare se scene di vita appartenenti a popoli antichi visualizzate in sogno corrispondessero a qualche realtà, ha cercato di individuare i luoghi mai da lui visitati in precedenza in cui avrebbero potuto effettivamente svolgersi.

Inizialmente la localizzazione di antichi siti è stata fatta dopo aver avuto una serie di sogni, in seguito è avvenuta in maniera intenzionale durante alcuni esperimenti, utilizzando la cosiddetta remote viewing, cioè chiaroveggenza a distanza. Con questo termine si indica la capacità di descrivere o fornire dettagli di un bersaglio inaccessibile ai sensi normali dovuti per lo più alla distanza, oltre che al tempo. Ci si serve di esso soprattutto quando si parla dell'utilizzo di questa abilità a fini pratici o per esperimenti, preferendolo alla parola precognizione, più adatta per la sua manifestazione spontanea. (3)

Negli anni '980 Di Grazia venne a contatto con il Mobius Group, un gruppo di studiosi di differenti discipline diretti da Stephan Schwartz, con l'intento di effettuare indagini archeologiche con l'aiuto di sensitivi. Questi dovevano individuare su una carta geografica aree in cui si sarebbero potuti trovare dei reperti interessanti e descriverli. Numerose sono state le ricerche condotte ed in particolare una, nel 1987, nel Golfo delle Bahamas. Alcuni sensitivi, tra i quali Di Grazia, appunto, dovevano localizzare un brigantino americano affondato nel 1834. L'immersione nel punto indicato confermò le dichiarazioni fatte nella misura dell'84%, mentre il 12% risultarono parzialmente corrette e solo il 4% errate. (4)

Grazie a questa esperienza Di Grazia ideò una ricerca nelle acque dell'isola di Ustica. La prova, organizzata dal periodico Mondo Sommerso, si svolse in ambiente sottomarino e fu filmata da Pippo Cappellano, un giornalista della Rai, per la rubrica "Sereno variabile".

Il sensitivo era accompagnato da un gruppo di ricercatori, tra cui un archeologo e un geologo. Come nei test americani, Di Grazia aveva individuato su una mappa alcuni punti in cui si sarebbe potuto trovare qualcosa di interessante dal punto di vista archeologico e le sue dichiarazioni, insieme alla mappa, furono depositate presso un notaio. All'inizio della prova, cercando di concentrarsi ebbe la visione di "strane navi di legno che si muovono pigramente spinte da lunghi remi... Rimango affascinato dal loro movimento [...] Per un attimo credo di percepire un acuto odore di acqua marina". Quindi vide nuovamente le navi di cui riconobbe la prua a forma di cavallo. Consapevole, però, di essere distratto da particolari a lui noti (sapeva, infatti che tale prua era caratteristica delle imbarcazioni fenicie) cercò di distrarre la mente accendendo la filodiffusione. Poi riprese in mano la mappa e si concentrò osservandola in assoluto silenzio. "Ad un tratto è come se mi svegliassi da un sogno. Guardo ancora la mappa e mi accorgo che ho ridisegnato Ustica. Ma è molto più grande, si estende parecchio a Nord. È come se fossi tornato indietro di vari secoli nella preistoria dell'isola, forse addirittura alle sue origini, chiaramente vulcaniche... (Il geologo confermerà le sue impressioni). Concentro allora l'attenzione sulle prime tracce di vita umana...

Ecco che in due località sento nitidissima la presenza di un antico insediamento umano. Segno il posto e le dimensioni, quindi porto l'attenzione sul mare circostante. Sono colpito da sensazioni chiare e precise, estremamente cariche di fatti emotivi. Vedo delle sepolture sommerse, dei relitti di navi, delle mura squadrate immerse a soli cinque metri di profondità, alcuni frammenti d'anfora". Tutto questo venne poi registrato da un notaio prima di recarsi sull'isola. "I dati depositati dal notaio corrispondono perfettamente, alcuni sono già conosciuti (come un centro urbano, il relitto di una nave antica all'imboccatura del porto) e altri sconosciuti:

un secondo centro urbano primitivo, delle sepolture sommerse, delle mura squadrate, i relitti di due navi". Per verificare tutti i punti, però, occorreva molto tempo, perciò, una volta giunti sul luogo, si predispose un ulteriore esperimento. "Di Grazia dovrebbe indicare, in un tratto di mare confinante con il primo centro urbano che è conosciuto da tempo, quello che si trova nel fondo". Il sensitivo, posto sulla prua dell'imbarcazione ferma nel punto prestabilito, così racconta la prova: "mi auto-convinco di essere un tutt'uno con l'acqua, una cellula dell'universo infinito, il microcosmo nel macrocosmo. E improvvisamente mi si stagliano nitidi nella mente i particolari del fondo marino: alcuni gradini, un tunnel scavato dall'uomo, una strada stretta e delimitata da pareti di rocce concave, un unico e isolato frammento d'anfora, uno strano segno tracciato da una mano umana". Quindi Di Grazia si immerse insieme al gruppo che lo affiancava e la conferma delle sue parole è testimoniata dalle immagini riprese da due operatori muniti di telecamera subacquea e da un fotografo.

Di Grazia non è l'unico sensitivo che ha utilizzato la chiaroveggenza a scopi archeologici. Forse è l'unico italiano che ha fatto numerosi e documentati esperimenti in tale senso.

Nella storia della ricerca psichica si registrano altri casi dell'impiego di capacità psi in questo ambito. Per esempio, il polacco Stephan Ossowiecki (di cui si è parlato poco tempo fa in queste pagine(5)) ha dedicato buona parte della sua vita ad indagare le sue notevoli doti psichiche. Si sottopose perciò a test sia di telepatia sia di chiaroveggenza, ma non mancarono anche prove di psicometria. Prendendo in mano un oggetto, di cui a volte gli stessi sperimentatori non conoscevano l'origine o l'Liso, il sensitivo era in grado di descrivere ambienti e situazioni del passato, anche remoto.

Un giorno del 1935, per esempio, il gruppo di studiosi con cui si riuniva aveva predisposto una nuova esperienza. Nessuno di loro aveva conoscenze in ambito archeologico, tuttavia si decisero ad effettuare delle indagini in tal senso dopo che il sensitivo ebbe descritto ciò che vedeva toccando un pacco preparato Otto anni prima. Come lui le definì, le sue impressioni rappresentavano una "catastrofe cosmica": "Qui c'è qualcosa che mi trascina verso altri mondi... in un altro pianeta... È un mondo vasto.., che non ha somiglianza con il nostro. Precipita a velocità vertiginosa attraverso lo spazio senza fine. Molto fuoco... si schianta contro un altro corpo... catastrofe cosmica, Si frantuma, .. va in pezzi. Cade in piccoli frammenti. Questi volano.., prendono velocità, cadono su molti punti della Terra. Sono frammenti di un meteorite ". E così erano.

In una prova successiva, invece Witold Balcer, un amico ingegnere, gli aveva consegnato una scatola contenente il piede annerito di una mummia ed ecco ciò che Ossowieckj visualizzò.

"Vedo una scatola fatta di una lamina di metallo. Ha una superficie riflettente. L'interno è marrone, avvolto in carta e cotone. È qualcosa che assomiglia a legno o a pietra. Qualcosa di pietrificato. È un oggetto antichissimo, ebbe origine parecchie migliaia di anni fa. Prima della nascita di Cristo. Fu disseppellito da una spedizione scientifica. Vedo gente con caschi coloniali bianchi, che dirige questo scavo. Intorno c'è sabbia e roccia. Questo è un paese caldo. L'oggetto faceva parte di un oggetto più grosso e serviva, o era collegato, a un culto o a un rito religioso.., matrimonio o funerale. Sì, era collegato ad un funerale. Ma che cos'è in realtà? È una figura.., o un idolo. Non capisco. Vedo fuochi simili a torce, strana gente che s'inchina di fronte a questo, oppure sta pregando, Che cos'è? L'oggetto ha in qualche punto fibre e nodi, come se fosse coperto di strisce di tessuto.

"Adesso riesco a vedere cos'è ... è un piede umano pietrificato!"

Pur sapendo che l'oggetto apparteneva ad una mummia ritrovata qualche anno prima in Egitto, Balcer non aveva altre informazioni Predispose, perciò, un altro esperimento per sapere qualcosa di più.

"Sto entrando in questo ignoto mondo lontano. Ah! È trascorso tanto tempo. Ci separano migliaia di anni. Vedo chiaramente questa donna, vedo tutta la sua vita. Ha carnagione olivastra, è giovane e carina. Ha il naso lievemente aquilino, un'espressione gradevole sul viso. E vestita di bianco.., un lungo abito.., trasparente. Ha braccialetti d'oro ai polsi e alle caviglie. Intorno al collo ornamenti d'oro e d'argento. I capelli.., a treccia.., piccole trecce nere sotto un'alta tiara, che termina a forma di quadrato. È figlia di un alto dignitario... come se fosse un principe.., ma non un faraone, Vive in un enorme palazzo di pietra. Il cortile di questo palazzo è ornato di alberi e cespugli. Al centro c'è una vasca di pietra piena d'acqua con una fontana. La principessa ha marito. Riesco a vedere anche lui. È esile.., ha sandali neri, che si direbbero fatti di legno. I suoi abiti sono di tessuto bianco. Non porta sul capo una tiara ... ha trecce che gli cadono ai due lati del volto. Per precisare ... non sono trecce, ma una gran quantità di trecce più piccole. Sulla fronte una benda morbida, o rigida ... d'oro.

"Muore durante il parto ... tra grandi sofferenze. È morto anche il bambino. Adesso vedo ... stanno portando fuori il suo corpo su una barella. La barella è dorata. La trasportano a una casa sul fiume. E dove avviene l'imbalsamazione. Ah! Questo è interessante. Estraggono l'intestino ... estraggono il cervello usando dei lunghi strumenti ...attraverso il naso. Frizionano il corpo con oli e lo cospargono continuamente di una polvere. Adesso vedo il funerale. Tante persone. Alcune coperte di vestiti grigio-neri camminano in righe di sei. Saltano di quando in quando. Il marito e il padre non partecipano al funerale non camminano dietro la bara. Rimangono a casa ... sono inginocchiati sul pavimento a capo chino, coperti di un sudano.

"Vedo un'apertura nella roccia e un corridoio che si addentra profondamente, Più avanti ci sono gradini, che portano verso il basso. Alla fine del corridoio c'è una stanza di buone dimensioni ricavata nella roccia a colpi di piccone. Qui depongono la bara con il corpo. Vicino collocano svariati oggetti di uso quotidiano ... e cibo ... su piatti di terracotta. Riso, vino, bacche, resine ... qualche altra cosa. Tutto ciò è stato portato dentro sacchi di cuoio.

"Vedo un'urna nera. Vi bruciano dentro qualcosa. Sono le interiora della persona imbalsamata. Bruciano qui sul luogo ... vicino a lei. Tutto il gruppo intorno all'urna prega. Padre e marito non sono qui. Sono rimasti a casa. Tutti coloro che sono nella tomba adesso pregano e piangono. Vedo donne che sono state pagate per partecipare al funerale. Piangono. Hanno lunghi veli e abiti neri. Adesso tutti escono in fila, con le braccia incrociate sul petto. Vedo che murano l'ingresso della cella, vedo erigere un altro muro alla fine del passaggio ... vicino all'uscita. L'uscita è bloccata con enormi massi e riempita di terra.

"Tutto ciò sta accadendo molto lontano dalla grande piramide e dalla Sfinge ... vicino a una montagna su cui vedo scolpiti dei bassorilievi".

Questa descrizione, pur essendo molto realistica e avvincente. tuttavia non fu oggetto di verifiche ulteriori, così come avvenne per altre prove. Tuttavia, una serie di esperimenti svolti nell'arco di diversi anni e allestiti da persona competente in ambito storico etnologico diedero conferma delle capacità chiaroveggenti di Ossowiecki.

Stanislaw Poniatowski professore di etnologia all'università di Varsavia, era da tempo interessato a svolgere esperimenti con un veggente adatto per poter "scoprire se esistono legami e quali. tra le contemporanee società primitive e incivili e le società corrispon denti nelle più antiche culture preistoriche". Quando conobbe Ossowiecki aveva già ideato una serie di prove da effettuare con un gruppo di lavoro interdisciplinare e valutato tutte le condizioni di controllo per questo suo progetto. Fu così che, a partire daI 1935, per alcuni anni furono svolti poco più di una trentina di esperimenti e i partecipanti ad essi erano personalità di rilievo non solo nella società polacca, ma anche a livello internazionale. Nonostante la guerra e i pericoli ad essa conseguenti, il gruppo si riunì, ottenendo una buona mole di dati.

Al primo incontro Poniatowski porse ad Ossowiecki una mazza di pietra, presa dal Museo Majewski e che era stata identificata come proveniente da un sito d'epoca acheuleana. Da qualche mese era stato scoperto in Inghilterra un cranio fossile analogo ad uno ritrovato due anni prima in Germania, a Steinheim, e che era stato attribuito proprio al periodo acheuleano.

Quando Ossowiecki ebbe in mano la mazza vide "gente stranissima ... gente piccola ... teste non grosse ed enormi dietro ... Capelli arruffati ... che ricadono, pendono (ai lati delle guance) .. Tipi molto diversi. Altezza 150-160 centimetri ... sono spaventosamente muscolosi nudi ... pelle scura ... color cioccolato chiaro ... così scuri. Le donne sono molto ben sviluppate, grasse ... Capelli lunghi che cadono sulle spalle ... mento prominente, barbe sottili, occhi neri, marrone scuro. Nasi molto larghi ... fianchi solidi, fronte bassa, occhi spalancati.. occhi scuri. Donne molto brutte ... non graziose. Le orecchie un pò sporgenti ...

La descrizione del cranio corrispondeva alla conoscenza che si aveva di quelle popolazioni, tuttavia non tutto ciò che il sensitivo aveva raccontato poteva essere accertato, come, per esempio, il colore degli occhi o della pelle. Ma ciò che aveva detto del cranio combaciava con quello che gli studiosi sapevano. In seguito Ossowiecki fece numerose descrizioni di altre popolazioni, alcune delle quali poco conosciute, ma soltanto in un secondo momento certe affermazioni furono confermate. Purtroppo tutte le relazioni delle sedute, raccolte da Poniatowski, non sono mai state pubblicate e ciò che rimane non è stato ritenuto sufficientemente provato da chi recentemente se ne è occupato. Tuttavia, avendo a disposizione altri resoconti che documentano le capacità psichiche del polacco, non è irragionevole pensare che il sensitivo abbia dato indicazioni molto vicine al vero anche in questi casi.

Nelle sedute, Ossowiecki non solo descriveva ambienti e persone, ma talvolta anche azioni. Tutto questo non bastava a Poniatowski, che desiderava un controllo incrociato con altri sensitivi. Trovò solo una chiaroveggente, che però lo deluse, in quanto le sue affermazioni erano spesso confuse e lacunose. Un altro intento dell'etnologo polacco era effettuare degli scavi secondo le indicazioni di Ossoweicki, ma a causa della guerra ciò non poté essere perseguito.


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