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30 Marzo 2002 ARCHEOLOGIA
crosswalk.com
Le pietre piangono: gli archeologi offrono prove a sostegno dei Vangeli
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Pochi anni fa, alcuni ricercatori che esploravano le grotte fuori Gerusalemme, si imbatterono nella scoperta più importante della loro vita: un´antica camera funeraria, scavata nella roccia e contenente i resti di un uomo crocifisso.

Questo è solo il primo di una serie di ritrovamenti che confutano le teorie date per certe da parte del mondo scientifico e accademico. Tra esse, la comune convinzione che i Vangeli siano testi di proclamazione e annuncio religioso, e contengano poche, se non alcuna, tracce di verità storica.

I resti appartenevano ad un uomo che era stato giustiziato nel primo secolo dopo Cristo, in altre parole, al tempo di Gesù. Come Jeffrey Sheler scrive nel suo libro: "La Bibbia è vera?" lo scheletro conferma quel che gli evangelisti scrissero riguardo la morte di Gesù ed il suo seppellimento, in molti punti cruciali.

Innanzitutto, la locazione – gli studiosi hanno a lungo dubitato l´attendibilità del sito di sepoltura di Gesù, ritenendo più plausibile che i criminali crocifissi fossero poi trasferiti in una fossa comune e quindi lasciati in pasto agli animali feroci. Ma questo uomo, un contemporaneo del Cristo, fu seppellito nello stesso modo in cui la Bibbia riporta fu seppellito Gesù.

In più, vi sono le prove fisiche dello scheletro. Le ossa degli stinchi sono state spezzate. Questo conferma quel che Giovanni scrisse riguardo alla pratica dei giustizieri romani. Avrebbero spezzato le gambe dei crocifissi per accelerarne la morte, qualcosa di cui Gesù, già morto, fu risparmiato.

Questo punto è particolarmente degno di nota, giacché gli studiosi hanno per lungo tempo rifiutato di accettare i dettagli della narrazione della Passione di Giovanni, secondo loro abbellita con fronzoli teologizzanti.

Un´altra parte del Vangelo di Giovanni che gli archeologi hanno di recente corroborato, è la storia della guarigione dello zoppo da parte di Gesù, contenuta in Giovanni 5. Giovanni descrive una pozza circondata da cinque portici, nei pressi della Porta delle Pecore, a Gerusalemme ("Gv 5, 2 A Gerusalemme, presso la porta delle pecore, c'è una piscina, chiamata in ebraico Betesda, con cinque portici.") ove gli infermi si radunavano per essere guariti. Poiché nessun altro documento dell´antichità –incluso il resto del testo Biblico- menzionava un tale luogo, gli scettici hanno a lungo sostenuto che Giovanni se lo fosse semplicemente inventato.

Ma come Sheler evidenzia, quando gli archeologi si sono decisi a scavare dove Giovanni diceva si trovasse la pozza, hanno trovato... una pozza circondata da cinque portici. Quel che è di più, la piscina conteneva altari dedicati agli dei greci della guarigione. A quanto pare, dunque, Giovanni non si era inventato la pozza, dopo tutto.

Il rifiuto aprioristico del testo biblico, senza darsi la pena di scavare e cercare elementi a sostegno o a discredito, è sintomo del malcostume, tenuto volutamente segreto, diffuso in ambiente scientifico: la maggior parte dei tradizionali dubbi e sospetti a riguardo, può essere definita, senza tema di smentite, pregiudiziale. Questa è la conclusione cui sempre più spesso si arriva quando alla lettura del testo si accompagna una seria e attenta ricerca sul campo.


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