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16 Novembre 2010 ARCHEOLOGIA
Terra News
A Forlì le dimore eterne di Assiut e Gebelein
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Allestita nel complesso dei Musei San Domenico, una straordinaria mostra presenta circa quattrocento reperti tutti provenienti dai depositi del Museo Egizio di Torino e da poco esposti al pubblico. Fino al 9 gennaio 2011 si potranno ammirare alcune tappe dell'antica civiltà egizia. Tutti gli oggetti e i dodici sarcofagi dell'esposizione furono scoperti da una missione archeologica italiana tra il 1908 e il 1920.

Egitto mai visto, questo è il titolo della mostra allestita nel complesso dei Musei San Domenico di Forlì che presenta circa quattrocento reperti tutti provenienti dai depositi del Museo Egizio di Torino e da poco esposti al pubblico. Il percorso espositivo ruota intorno a uno straordinario nucleo di sarcofagi a cassa in legno stuccato e dipinto con iscrizioni che tramandano formule d'offerta e rituali funerari magico-religiosi. I sarcofagi, alcuni dei quali contengono ancora la mummia, sono arricchiti da tutti gli elementi del corredo funerario che accompagnavano il defunto e attraverso i quali oggi possiamo ricostruire le loro storie e quelle delle loro famiglie: vasi, specchi, sandali, bastoni, archi, etc.

La Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì e con Civita Servizi, ha reso possibile questa grande mostra dedicata alla civiltà egizia ai Musei di San Domenico di Forlì. I reperti esposti, datati intorno al 2.000 a.C., furono scoperti dal grande egittologo Ernesto Schiaparelli nelle necropoli di Assiut e Gebelein. Poi furono conservati per un secolo nei depositi del Museo Egizio di Torino.

Nei primi anni del 1900 Ernesto Schiaparelli era il direttore del Museo Egizio di Torino e della Missione Archeologica Italiana, impegnata nelle campagne di scavo nella valle del Nilo. Nelle necropoli di Assiut e Gebelein la Missione aveva portato alla luce straordinarie sepolture, ricche di testimonianze della vita sociale e del contesto culturale di una provincia del Medio Egitto fra il 2.100-1.900 a.C.

Oggi, a distanza di quasi cento anni, dopo un accurato lavoro di studio e di restauro, è finalmente possibile per tutti rivivere l'esperienza e le emozioni di quelle straordinarie scoperte effettuate fra il 1908 e il 1920 dalla Missione Archeologica Italiana. Nella mostra sono finalmente esposti al pubblico quei materiali archeologici rimasti per molti anni nei depositi del Museo Egizio. Anche con l'ausilio di fotografie originali, possiamo tornare virtualmente nei due capoluoghi di provincia nell'Antico Egitto dove il deserto ha custodito per 4.000 anni i segreti della vita quotidiana e della vita nell'aldilà.

L'esposizione ruota intorno a uno straordinario nucleo di dodici sarcofagi e in molti casi, grazie alla lettura dei geroglifici, è possibile svelare i nomi di uomini e donne appartenuti alla classe media, amministratori e piccoli proprietari terrieri, vissuti nel Medio Egitto intorno al 2.000 a.C. Il progetto scientifico e la cura della mostra è dovuta a Elvira D'Amicone e Massimiliana Pozzi Battaglia, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie e della Società Cooperativa Archeologica. Il suggestivo allestimento è progettato da Costantin Charalabopoulos.

Dall'osservazione dei materiali esposti in questo straordinario percorso museale emerge la sorprendente capacità degli artigiani egiziani nella lavorazione del legno che fece di Assiut uno dei centri dove fu raggiunto il massimo livello di espressione artistica alla fine del Primo Periodo Intermedio. Sono esposte circa 40 pareti di sarcofago con geroglifici incisi e dipinti e 10 stele recentemente restaurate, che svelano i segreti della scrittura geroglifica e permettono di conoscere le credenze funerarie e le principali divinità del pantheon egiziano. Fino al 9 gennaio 2011 si potranno ammirare le dimore eterne di Assiut e Gebelein ripercorrendo le tappe dell'antica civiltà egizia.

L'ORIGINE DEI GEROGLIFICI

I geroglifici sono i segni pittorici che compongono il sistema di scrittura utilizzato dagli antichi Egizi che combina elementi ideografici, sillabici e alfabetici. Un sistema simile venne utilizzato anche dalla civiltà minoica, tra il 2.000 a.C. e il 1.650 a.C. circa. Il termine geroglifico deriva dalla parola greca εÏÎγλÏÏÎÏ (hieroglúphos), composta da hiero- (εÏÏÏ), che significa "sacro", e glypho (γλÏÏειν), che significa "incidere". Per molti anni la più antica iscrizione geroglifica è stata la Paletta Narmer, trovata durante gli scavi a Hierakonpolis (la moderna Kawm al-Ahmar) alla fine del XIX secolo, databile al 3.000 a.C. circa. Nel 1998 una equipe archeologica tedesca durante gli scavi ad Abydos (la moderna Umm el-Qa'ab) scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d'argilla iscritte con proto-geroglifici. Questo sepolcro è stato datato al 3.400 a.C. circa. In seguito allo sviluppo e alla diffusione della scrittura tra la popolazione egizia, le forme dei glifi si andarono semplificando nei due tipi di scritture derivate: lo ieratico (usato fin dai tempi più antichi per la scrittura su papiro) e il demotico (derivato dallo ieratico, prima come semplice stenografia e diventato poi di uso comune a partire dalla XXVI dinastia). La scrittura geroglifica rimase in uso come forma cerimoniale ed epigrafica. I geroglifici continuarono ad essere usati anche dopo la conquista dell'Egitto a opera di Alessandro Magno e anche per tutto il periodo della dominazione romana. È indicativo che la Stele di Rosetta, testo di epoca tolemaica, contenga lo stesso testo sia in forma geroglifica che demotica (oltre che in greco).

I SEGRETI DELLA MUMMIFICAZIONE

Alcuni ricercatori britannici hanno fatto un passo decisivo per svelare i segreti della mummificazione, scoprendo le sostanze conservanti usate dagli antichi Egizi nei loro riti funerari. Richard Evershed e Stephen Buckley dell'Università di Bristol hanno esaminato 25 mummie che vanno dal 2.600 a.C. al 395 dopo Cristo; lo studio, attraversando 3.000 anni di storia egizia, è senza dubbio l'analisi scientifica della mummificazione più sistematica e meno invasiva mai sostenuta. I ricercatori hanno utilizzato due tecniche avanzate denominate cromatografia gassosa e spettrometria di massa, che hanno permesso di operare con campioni più piccoli di una capocchia di spillo. I primi risultati rivelano che gli antichi Egizi usavano ricette molto più complesse di quanto finora ritenuto. Oli vegetali, sali, cera d'api, resine balsamiche, sono solo alcune delle sostanze rinvenute tra gli ingredienti di imbalsamazione. La loro presenza suggerisce che gli Egizi conoscevano e apprezzavano il valore delle sostanze con proprietà antibatteriche. Oltre all'uso del natron come essiccante, un ruolo cruciale del processo era svolto dunque dalle sostanze organiche che oltre alla funzione di agenti antibatterici fornivano una protezione a tenuta stagna affinché l'umidità non penetrasse nel corpo accelerando il processo di decomposizione. I ricercatori hanno trovato tracce di molti oli essiccanti che, allo stato liquido quando furono applicati, si sono induriti con il passare del tempo, garantendo un rivestimento impermeabile contro l'umidità delle tombe sotterranee. Proteggere i corpi dal decadimento e preservarli in una forma riconoscibile era ritenuto dagli antichi Egizi estremamente importante. Essi ritenevano infatti che nessun uomo potesse aver accesso all'aldilà se il Ka e il Ba, le parti più importanti dello spirito, non potessero far ritorno al corpo. La riunificazione di corpo e spirito era considerata la chiave per la vita dopo la morte. Con il passare del tempo le tecniche di mummificazione migliorarono e vennero utilizzate sostanze antibatteriche sempre più efficaci. Gli Egizi facoltosi usavano ingredienti molto dispendiosi, allo scopo di impressionare, nello stesso modo in cui oggi vengono utilizzati legni pregiati per le bare. Questo è sicuramente lo studio più importante nel suo genere mai realizzato, in quanto per la prima volta è stato possibile esaminare e confrontare un numero così grande di mummie di epoche diverse. Le sofisticate tecniche di analisi stanno rivelando molti nuovi dettagli, e c'è da aspettarsi in breve tempo qualche altra importante scoperta su questa affascinante e misteriosa civiltà.


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