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30 Settembre 2010 ARCHEOLOGIA
Chiara Cesaretti e Maria Grazia Maioli - Massimo Bottini e di Katia Poletti Archeobologna
Presentazione dei lavori di restauro e musealizzazione dell'area archeologica della Pieve e della Chiesa di San Giovanni Battista
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Sabato 9 ottobre 2010, alle ore 17 vi sara'la Presentazione dei lavori di restauro e musealizzazione dell'area archeologica della Pieve e della Chiesa di San Giovanni Battista in località "La Piva" di San Giovanni in Galilea (lungo Via la Pieve)

frazione di Borghi (FC)A poco più di un anno dall'inaugurazione del rinato e rinnovato Museo Renzi, la piccola frazione di San Giovanni in Galilea, nel Comune di Borghi (FC), si arricchisce di un nuovo gioiello: la musealizzazione dell'area archeologica della Pieve e della Chiesa di San Giovanni Battista, in località "La Piva".

I primi scavi archeologici in località "La Piva", risalenti al 1970, avevano portato alla luce le fondazioni dell'abside semicircolare di un'antica Pieve bizantina, crollata in seguito a una serie di frane, ci cui l'ultima risalente al XIX secolo. L'edificio sorgeva in una posizione strategica, all'incrocio di antiche strade che collegavano il territorio con la Val Marecchia ed il Montefeltro e con le valli dell'Uso e del Rubicone. È probabile che la costruzione di un così imponente edificio sia stata opera dei Bizantini, come elemento cardine di un progetto di evangelizzazione e ripopolamento del territorio, in un luogo allora cosi isolato ed impervio, dopo la fine delle disastrose guerre greco-gotiche, all'epoca dei Vescovi di Ravenna Massimiano e Agnello (546-570).

I primi documenti che attestano l'esistenza di questa Pieve sono due pergamene del Codice Bavaro, datate tra il 750 ed il 980, e un atto del 970, dove viene citato "il plebato di San Giovanni in Galilea". Abbastanza numerose sono anche le citazioni relative ad elenchi di cappelle da essa dipendenti e a registri di decime pagate dalle chiese della Diocesi di Rimini tra il 1059 e il 1376.

Fino agli inizi del XVI secolo, però, non esistono notizie dettagliate sulla Pieve anche se pare chiaro che fino al XIII secolo questa sia stata il centro amministrativo e religioso di villaggi sparsi (S. Giovanni in Galilea, il Castello dei Borghi, S. Martino in Converseto, Sogliano, Scorticata, Torriana), dove gli abitanti si radunavano per motivi religiosi e civili.

Nei secoli seguenti la documentazione non solo aumenta (tra visite pastorali, atti notarili, memorie dei Parroci, ecc...) ma si arricchisce spesso di interessanti particolari.

Con il passare del tempo è probabile che, a causa degli slittamenti del terreno dovuti anche alle peggiorate condizioni climatiche, la prima chiesa abbia subito dei danni e che siano stati necessari dei lavori di risistemazione: la ristrutturazione dell'edificio plebano risale all'epoca romanica. È a questo periodo che possiamo collegare sia la costruzione all'interno della pieve di una cripta, sia il rivestimento del paramento esterno con pietre squadrate, come attesterebbero i blocchi murari affioranti a valle della frana, nel Rio Ferale (oggi Puccio), secondo le nuove tecniche costruttive introdotte da maestranze romaniche provenienti dalla Lombardia, tra il XII ed il XIII secolo.

All'inizio del XVI secolo tuttavia la Pieve, ormai inagibile a causa dei movimenti franosi, viene abbandonata. Ad oriente della vecchia abside viene costruita la Pieve "nova", rinvenuta negli scavi del 2004-2009.

Degno di nota è un testamento del 1525, dove è citata la "chiesa nova di S. Giovanni Battista". Pochi anni dopo, l'edificio risente già di nuovo dei movimenti franosi e l'umidità inizia ad infiltrarsi nei muri. Nel 1544 il Vescovo Parisani, nella relazione della sua Visita pastorale, manifesta timori nei riguardi delle fondamenta dell'edificio; nel 1572 il fonte battesimale viene collocato nella chiesa di San Pietro, dentro le mura, per essere poi riportato, dopo alcuni restauri, nella "chiesa nova".

Nel 1620 il Vescovo Pavoni ci lascia una particolareggiata descrizione della chiesa e dei suoi arredi interni: risulta che l'Altare è già stato spostato ad occidente. Nel 1681 l'edificio diviene inagibile, perché la parte orientale minaccia di crollare: il Vescovo Galli ordina quindi di restringerlo, con l'abbandono dell'abside, riadattata forse a cappelletta.

L'ultimo tentativo di risanamento, ad opera di Don Gaudenzo Giovanardi, è inutile perché ben presto la chiesa dà "segni d'apertura" e nel 1741 il fonte è portato definitivamente in San Pietro dove, un anno dopo, vengono trasferiti anche i quadri e tutte le suppellettili.

Il 22 maggio 1742 il tetto crolla ed anche questa chiesa viene abbandonata.

I primi saggi di scavo per rintracciare l'antica Pieve di San Giovanni sono condotti nel 1970. L'archeologa Elsa Silvestri, su proposta del direttore del Museo Renzi, Sergio Foschi, e dell'allora Soprintendente archeologico Gino Vinicio Gentili trova l'imponente muro di fondazione dell'abside semicircolare dell'antica Pieve posto sul ciglio della frana. Le fondazioni dell'abside, in grossi ciottoli legati da malta, hanno uno spessore di un metro e 40 circa e la navata doveva essere larga circa 15 metri. Al centro dell'abside c'è un grosso pilastro cilindrico di 2 metri di diametro, probabile sostegno di una cripta.

La Pieve, costruita tra il VI e il VII secolo, doveva essere simile a quella di Santarcangelo, con abside rivolta ad oriente e a navata unica. Il paramento esterno della Pieve è pressoché sconosciuto, anche se alcuni blocchi murari, affioranti nella zona del cosiddetto "Rio Puccio", a valle della frana, suggeriscono una costruzione in pietra squadrata, tipica degli edifici romanici.

In considerazione della necessità di verificare i dati che emergevano dalle fonti scritte, nel 2004 vengono avviate ulteriori ricerche promosse dal direttore del Museo Renzi, Michele Gaudio, sotto la direzione scientifica dell'archeologa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna, Maria Grazia Maioli.

L'A.R.R.S.A. (Associazione Riminese per la Ricerca Storica ed Archeologica - Sezione Alta Valle del Rubicone) e il Museo Renzi iniziano gli scavi ad oriente della Pieve: vengono alla luce le fondazioni della Pieve "nova" citata nelle fonti antiche, costruita agli inizi del XVI secolo. La chiesa rinascimentale di San Giovanni Battista è costruita in ciottoli e mattoni, legati da malta, con abside rivolta ad oriente e navata unica (m. 23 x 6, 5). A causa di cedimenti strutturali, la chiesa viene ristretta, l'abside spogliata e l'altare ribaltato verso occidente, come descritto nelle Visite Pastorali. All'interno della navata, sotto al pavimento ora scomparso, vi sono quattro ossari in muratura, coperti da una volta a botte, uno dei quali dedicato ad infanti e bambini.

Nel settembre del 2009 viene riallestito e inaugurato il Museo Renzi a San Giovanni in Galilea, con due sale dedicate interamente ad entrambe le chiese, dove sono esposti parte dei materiali rinvenuti. Il mese successivo cominciano i lavori di restauro e musealizzazione dell'area archeologica, finanziati dal Comune di Borghi e dalla Regione Emilia Romagna, diretti dall'Archi. Massimo Bottini, su coordinamento della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dì Ravenna ed eseguiti dalla ditta Tecne s.r.l. Questi lavori hanno permesso il ritrovamento dell'abside della chiesa del XV secolo e di un impianto produttivo di calce, composto da almeno tre calcare, utilizzate nel cantiere rinascimentale.

continua : http://www.archeobologna.beniculturali.it/san_giovanni_galilea/area_archeologica_pieve.htm