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13 Giugno 2006 ARCHEOLOGIA
Il Messaggero
Jurassic Park sulle rive del Mar Morto
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GERUSALEMME - Il laboratorio nel Negev è forse meno complicato, meno avveniristico, ma un po' assomiglia a quello allestito da Spielberg nel suo Jurassic Park. L'ambiente esterno, no. La vegetazione non è rigogliosa e verde come quella dell'isola di fronte al Venezuela dove sono ambientati i prodotti hollywoodiani. Il deserto è arido, pochi cespugli bassi resistono nei letti secchi dei fiumi assorbendo umidità attraverso radici profonde. Nelle oasi, nelle fattorie sorte in questa parte d'Israele, così come sulle rive del non distante mar Morto, foreste di palme allevate per il loro frutto, il dattero, tracciano linee geometriche sulla sabbia irrigata dall'uomo. Palme moderne, datteri moderni. Ma com'erano quelli dell'antichità così esaltati nelle sacre scritture? Bibbia e Corano descrivono frutti straordinari, parlano di piante di una bellezza particolare, di qualità medicinale. I crociati le distrussero e la dottoressa Elaine Soloway, esperta d'agricoltura nelle terre aride e di palme sogna il loro ritorno. O meglio, dopo aver sognato, si è messa all'opera per far rinascere i "dinosauri" del mondo vegetale. Il suo Jurassic Park, se riuscirà a riportare in vita le antiche piante di questa terra, sarà meno pericoloso di quello in cui i predatori venuti da un mondo scomparso si ribellarono contro i loro "ricreatori".

Al posto del Dna dei dinosauri, vecchi semi di dattero trovati negli scavi di Masada sulla riva del mar Morto. Erano finiti nel cassetto di un archeologo. Sarah Sallon, una ricercatrice che si occupa di piante medicinali, è riuscita a farsi dare qualche esemplare e li ha affidati alla Soloway. Un bagno d'acqua calda per ammorbidire i semi, un altro di acidi ricchi di ormoni e un fertilizzante ricavato da erbe marine e altri ingredienti. Questo è accaduto a gennaio. Un mese e mezzo più tardi, è sbocciato il germoglio. Ora è alto quasi trenta centimetri, ha prodotto sei foglie una delle quali è stata inviata in Svizzera per essere datata. Dall'esame della Dna, la nuova palma risulta aver approssimativamente duemila anni. Fu in quel periodo che le legioni romane assediarono i fanatici che si erano rifugiati in cima alla roccia di Masada. Parlando con un giornalista del New York Times, Sarah Sallon, ricorda che nell'antichità le palme ricoprivano quasi tutta la valle del Giordano, dall'oasi di Gerico fino al bacino del mar Morto. E il suo frutto era usato come tonico per allungare la vita, come lassativo, come cura per molte infezioni e anche come afrodisiaco. Le palme che si vedono oggi in Israele, però, furono importate negli anni cinquanta e sessanta dalla California anche se la loro origine era il Medio Oriente.

In Cina, anni fa, riuscirono a far germogliare fiori di loto da semi vecchi di 1200 anni e durante la guerra altri semi conservati in un museo britannico germogliarono quando l'edificio fu inondato d'acqua per spegnere l'incendio provocato da un bombardamento nazista. Non è la prima volta che Elaine Soloway riporta in vita piante più o meno estinte. Le vuole studiare, capire se effettivamente possedevano poteri medicinali che quelle moderne, modificate per renderle più adatte all'agricoltura, alla lunga conservazione, hanno perso. Se - ed è un grande se ammette - la palma antica riuscirà a sopravvivere, la si potrà studiare a fondo. Parlare di mangiare, o analizzare, il suo frutto è ben altra cosa. Bisognerà attendere a lungo per capire se la pianta è un "banale" maschio o una "venerata" femmina capace di partorire caschi di datteri. Ma soltanto quando avrà raggiunto la maturità. Ossia, tra trenta anni.


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