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15 Settembre 2005 STORIA
Di Pierre M Vermeerschc, Philip Van Peer & Veerle Rots Antiquity
UN SITO DEL MEDIO PALEOLITICO NELL´ALTO EGITTO
FOTOGALLERY
tempo di lettura previsto 6 min. circa

Nel corso della survey del 1990 del Progetto Belga per l´Egitto Preistorico della Leuven University, abbiamo scoperto un sito paleolitico sulla cima di una collina (fig 1) Immagine satellitare del sito di Al Tiwayrat freccia lunga e Taramsa 8 freccia corta.) E´ stato solo durante la campagna del 2003 però che si è potuto visitare di nuovo il sito, dove è stata individuata un´importante concentrazione di reperti; così abbiamo organizzato un piccolo scavo, poiché non c´era tempo per una survey sistematica. Si è così potuto verificare che il sito deve aver sofferto diffuse distruzioni a causa delle recenti attività minerarie, ma possono essere svolte ancora alcune importanti osservazioni.

GEOMORFOLOGIA E STRATIGRAFIA

Il sito è parte del panorama a terrazze (figura 2) che si leva da una piana fluviale presso il villaggio di Al Tiwayrat sulla riva sinistra del Nilo, a sud ovest del tempo di Dandara presso Qena, nell´alto Egitto (26°6.50' NL, 32°43.65' EL). La nuova strada del deserto passa ai piedi della collina. La collina è piatta e coperta da uno strato di detriti consistenti essenzialmente in ciottoli arrotondati. Se paragonati alla superficie del sito di Taramsa 8, il colore della superficie di Al Tiwayrat (fig 2&3) è molto più chiaro. Questa osservazione potrebbe suggerire che la superficie di Taramsa 8 sia molto precedente rispetto a quella di Al Tiwayrat.

La superficie della collina è disturbata diffusamente da scavi di vari tipi, apparentemente praticate da locali alla ricerca di detriti piccoli per scopi di costruzione. Le fosse spesso raggiungono depositi del Pliocene sotto la copertura di detriti. Sono principalmente composte da ciottoli di qualità piuttosto buona. Sulla superficie sud-orientale della collina vi è una concentrazione di manufatti di pietra per circa 80 metri quadrati - sensibilmente disturbata - che abbiamo campionato. Reperti da questa concentrazione recano la tipica patina marrone del deserto (fig 4) ma alcuni elementi mancanti della patina suggeriscono che siano stati rimossi recentemente dalla loro posizione originaria all´interno dei depositi della terrazza. All´interno della concentrazione e sotto un recente deposito di rifiuti, abbiamo ripulito un profilo nel quale può essere trovato del materiale apparentemente indisturbato. La superficie pulita è piccola, circa 1 metro quadrato.

Il profilo (fig 3a) dall´alto in basso è come segue: sotto il terreno del deserto con molti ciottoli, si trova uno strato di 20-30 cm di sabbia fine rossa-giallastra. La sabbia è ben consolidata. Il deposito contiene reperti molto freschi privi di patina (fig 3b) principalmente alla base, ma anche sparsi nella sabbia. Alcuni reperti sono in posizione orizzontale mentre altri sono posti verticalmente. La sabbia contenente i manufatti ha mantenuto un colore rosso giallastro in qualche modo più intenso, sabbia di quarzo granulare, con una copertura di ciottoli.

(...)

I LITICI

La survey davvero limitata ha offerto una raccolta di reperti estremamente freschi. In aggiunta ai reperti in situ, abbiamo anche raccolto alcuni manufatti dall´immediato circondario del nostro profilo di ricerca, che apparentemente si riferivano allo stesso gruppo (fig 4 ) Alcuni di essi non hanno patina e sono molto freschi, mentre altri recano la tipica patina nera- marrone del deserto.

I grossi ciottoli di buona qualità e colore marrone chiaro del deposito della terrazza sono stati usati come materiale grezzo. Gli umani preistorici sembravano preferire ciottoli ampi e oblunghi, 20-25 cm in lunghezza. Dopo la decorticazione, producevano lame allungate da sedimenti di piattaforme opposte. La preparazione consisteva principalmente nella rimozione di ampie scaglie mentre la preparazione secondaria fine rimane in parte molto ristretta. Un tale approccio è anche evidente nel numero limitato di schegge che sono state trovate nella survey del profilo. Sembra che entrambe le facce opposte della pietra siano state usate alternativamente. I sedimenti attestano che la produzione di lame robuste, per lo più con un´impugnatura spessa, fossero usate come maglio duro. Le lame spesso hanno forma rettangolare, come risultato dell´alternativa scheggiatura su un lato e sull´altro, con pietre che hanno in genere lati paralleli.

Le lame sono state ottenute da una continua riduzione senza dover rimodellare la forma del sedimento. Misurano da 10 a 20 cm di lunghezza, generalmente da 2 a 4 di ampiezza, spesso con una sezione incrociata trapezoidale, e sono per lo più spesse da 1 a 2 cm. Il fondo è generalmente piatto, talvolta sfaccettato. La tecnologia di Levallois manca eccetto per un singolo tipo di reperto di quarzo nubiano dalla superficie. Alcune schegge mostrano reminescenze di provenienza nubiana o perfino più classiche di Levallois. Non sono stati trovati utensili, eccetto un frammento di sfogliato non patinato a due facce. Sono assenti ritocchi fini e regolari per addolcire gli spigoli.

INTERPRETAZIONE E CONCLUSIONI.

Alla luce della nostra esperienze con simili siti in Egitto (Vermeersch 2002; Van Peer&Vermeersch in preparazione) consideriamo l´assemblaggio di Al Tiwayrat il risultato di un´attività di estrazione, che produsse ampie concentrazioni di reperti in fosse o appena al di sotto di fosse di estrazioni. I reperti sono lasciati sulla superficie e sono in seguito state integrate nelle sabbie aeoliane. Situazioni simili si verificano a Nazlet Sabaha e Taramsa 1 (e molti altri siti nell´area) Il deposito di manufatti è contemporaneo ad un accumulo aeoliano, che è stato affetto da consolidazione calcitica. Tali condizioni si riferiscono spesso a depositi soggetti a condizioni interglaciali. Di fatto, la sabbia aeoliana, non assoggettata a tale pedogenesi, spesso reca colori come il marrone giallastro chiaro. Pertanto suggeriamo che l´età dell´assemblaggio sia in qualche modo l´ultima era Interglaciale.

La presenza di tecnologia di lame potrebbe tentarci di effettuare una correlazione dell´assemblaggio da Al Tiwayrat con l´assemblaggio dall´Alto Paleolitico come il sito di Shuwikhatian (Vermeersch et al. 2000). L´approccio tecnico è comunque del tutto differente. La tecnologia delle lame di Al Tiwayrat potrebbe sembrare avere una migliore corrispondenza con l´approccio di Taramsan (Vermeersch et al. 1997, 2000). Ad ogni modo riteniamo che la tecnologia delle lame di Al Tiwayrat sia tecnicamente meno sviluppata.

Tipologicamente, lo sfogliato è una reminescenza dei fogliati bifacciali che sono presenti nel Primo Complesso Nubiano da Bir Tarfawi (Wendorf et al. 1993; Ven Peer 1998) e da Taramsa 1 (Van Peer& Vermeersch in prep).

Rose (2004) e Van Peer et al. hanno richiamato l´attenzione su somiglianze tipologiche tra il primo Complesso Nubiano e la Media Età della Pietra sub-Sahariana. Il fogliato bifacciale da Al Tiwayrat come altri dai primi Complessi Nubiani, è più simile a quelli dell´industria di Lupemban, o di Sangoan nell´Africa occidentale.

Seppure le evidenze litiche dal sito recuperate finora a AL Tiwayrat siano relativamente poche, siamo tentati, prendendo in considerazione gli elementi dei dati stratigrafici, di associare l´assemblaggio litico piuttosto ad un Paleolitico Medio o Media età della Pietra dell´Egitto e del Nord del Sudan. Tipica di questa concentrazione sarebbe proprio l´associazione di una tecnologia di lame con sfogliature.

Satellite imagery provided courtesy GlobeXplorer.com and Partners. Copyright [2004]. All rights reserved.


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