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15 Febbraio 2004 PALEONTOLOGIA
University of Illinois at Urbana-Champaign
Evoluzione umana ad un bivio: integrare genetica e paleontologia
tempo di lettura previsto 3 min. circa

SEATTLE I progressi nella genetica degli ultimi decenni non hanno influenzato solo la moderna medicina, ma anche cambiato il modo in cui si studia l´evoluzione umana, sostiene un antropologo dell´Università dell´Illinois ad Urbana-Champaign.

Usando la sua stessa ricerca sui denti dei babbuini come punto di partenza, Leslea J. Hlusko ha dichiarato che alcuni dei tratti considerati importanti per l´evoluzione umana, come lo spessore dello smalto dei molari, potrebbe essere interpretata troppo semplicisticamente da alcuni paleontologi.

Hlusko ha organizzato un simposio sull´evoluzione umana nel corso del meeting annuale dell´Associazione Americana per l´Avanzamento della Scienza. Ha riunito insieme esperti che studiano paleogenetica, antichi DNA, sviluppo genetico, genetica quantitativa, ed evoluzione dei primati, così da poter condividere le conoscenze per discutere del loro attuale lavoro, e capire se potrebbero essere in grado di procedere insieme nello sforzo di comprendere l´evoluzione dei nostri antenati.

"Dati di genetica evolutiva e di biomedicina, combinati con gli avanzamenti nella computer technology, ora offrono una dovizia di nuove informazioni con le quali comprendere meglio l´influenza genetica e non-genetica sottostante all´evoluzione dei primati, inclusi gli umani." Hlusko ha dichiarato in un´intervista. "Combinando questi gruppi di dati differenti con i dati fossili, non dobbiamo essere solo paleontologi, o solo genetisti. Poiché la selezione opera sul genoma attraverso la nostra anatomia, ha maggior senso condurre la nostra ricerca con un approccio integrativo similare. Recenti avanzamenti in genetica hanno ora reso questo metodo più applicabile agli studi sui primati."

Le ricerche sui primi ominidi, sostiene, hanno beneficiato dall´abbondanza delle nuove scoperte fossili, ma l´emergere dei dati sta conducendo ad un´interpretazione concorrente circa le origini umane e circa l´evoluzione, piuttosto che fare chiarezza. Le ricerche che integrano paleontologia e genetica potrebbero offrire alcune soluzioni all´interno di questo dibattito.

Per esempio, il suo studio recente sui denti in più di 400 babbuini della savana presso la Southwest Foundation di San Antonio mostrano che, contrariamente a quanto considerato ormai assodato, lo spessore dello smalto varia ampiamente all´interno di una popolazione. Hlusko ed i suoi colleghi hanno inoltre scoperto che l´architettura genetica sottostante, potrebbe avere accelerato rapidi mutamenti evoluzionistici nello spessore dello smalto che, a sua volta, potrebbero riflettere cambiamenti nelle abitudini alimentari nel corso del tempo.

"Abbiamo dato per assunto che sia difficile modificare certi tratti e che se un organismo ha sviluppato uno smalto più spesso, i suoi discendenti non possono facilmente recedere a smalto più fine" ha dichiarato. "L´idea di base è sempre stata nel senso che se i fossili di ominidi antichi di cinque milioni di anni anno uno smalto spesso, sono antenati dell´uomo. Se hanno invece uno smalto più sottile, devono essere antenati degli scimpanzé".

Questa assunzione, ha dichiarato la Hlusko, "potrebbe essere stata semplificata all´eccesso". Usando i loro studi sui babbuini, Hlusko ed i suoi colleghi hanno inferito che "quando usato acriticamente, lo spessore dello smalto ha il potenziale di confondere piuttosto che di chiarire gli studi di paleogenetica di questi primati superiori".

Il vero avanzamento nella comprensione dell´evoluzione umana proverrà principalmente da due fonti la scoperta di nuovi fossili (lavoro sul campo) ed integrazione tra genetica, sviluppo e paleontologia.


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