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25 Settembre 2003 PALEONTOLOGIA
Centre Daily
Gli scienziati si chiedono se furono gli umani a causare l´estinzione dei mammut
tempo di lettura previsto 8 min. circa

DALLAS – Chiamiamolo l´omicidio di massa più misterioso della storia del Nord America. Con milioni di morti, ed un sospettato sotto custodia, il caso rimane sorprendentemente circostanziale.

Sul banco degli imputati siede l´uomo. Alla fine dell´ultima era glaciale, la maggior parte dei più grandi animali del Nord America scomparvero. Mammut, mastodonti, tigri dai denti di sciabola e bradipi, tutti cancellati in un soffio – proprio poco dopo la prima comparsa dei popoli attraverso un ponte di terra dall´Asia.

In una corte di giustizia, una tale prova sarebbe potuta essere sufficiente per condannare gli umani di omicidio plurimo, o meglio, di strage, seppur risalente a 13, 000 anni or sono. Ma un archeologo di Dallas, che è anche uno degli esperti mondiali in materia di Primi Americani, ritiene che il caso debba essere dichiarato un errore giudiziario.

L´idea che gli umani armati di lance abbiano portato i mammut ed altri giganteschi animali all´estinzione non ha praticamente sostegno archeologico, ha dichiarato David Meltzer dell´Università Metodista Meridionale. Nei mesi recenti, con Donald Grayson, dell´Università di Washington, ha lanciato una campagna per scagionare gli umani da questa sorta di genocidio.

"Le prove a disposizione semplicemente non sostengono questa teoria" ha dichiarato Meltzer.

Ma non si può nemmeno dire che gli umani siano completamente innocenti. Potrebbero avere incolpevolmente cospirato con fattori ambientali, come i cambiamenti climatici, per spazzare via in grandi animali. Senza indizi sufficientemente concreti, il crimine rimane irrisolto.

Nel corso dell´ultima era glaciale, il Nord America ospitava grandi creature che da allora sono scomparse. Molti autori ritengono che gli umani, che per primi entrarono nel continente almeno 13, 500 anni or sono, portarono questi animali all´estinzione a forza di cacciarli. Altri argomentano che la causa vada ricercata piuttosto in un improvviso crollo delle temperature che si verificò più o meno nello stesso periodo.

Un nuovo studio mostra infatti che le prede essenzialmente dagli umani del tempo, ambite fossero due: mammut e mastodonti. Non è stata mai trovata traccia di ossa macellate di tigre dai denti di sciabola (Smilodon), del gigantesco tapiro di terra (Megatherium) o di creature come orsi delle grotte, cammelli e gliptodonti, animali simili all´armadillo.

Come in ogni processo che si rispetti, i testimoni si contraddicono. Le testimonianze di altri esperti non sono propriamente in linea con le idee di Grayson e Meltzer. Pochi però gli archeologi che sostengono di avere tutte le risposte.

Qualcosa di drammatico accadde su questo continente verso la fine del Pleistocene, circa 13, 000 anni or sono. Ma se sia stato dovuto agli umani, ai cambiamenti climatici, o ad una combinazione dei due, rimane una questione aperta.

Molti scienziati accettano la nozione di eccessive uccisioni sulle isole poiché vi sono chiari esempi documentati. I dodos si estinsero sulle Mauritius poco tempo dopo che gli umani ed i loro animali di accompagnamento vi arrivarono. Un altro gruppo di grandi uccelli non volanti – chiamati moas – fu cancellato in Nuova Zelanda.

Ma su isole grandi come l´Australia, o in continenti come il Nord America, il quadro cambia.

Molti paleontologi hanno attribuito la morte della megafauna australiana agli umani, che comparvero tra 40, 000 e 60, 000 anni or sono. Ma non vi è una sola "scena del crimine" – con evidenze di animali deliberatamente macellati – a quel tempo nel paese, dichiara Wroe dell´Università di Sidney.

Per comparazione, gli archeologi hanno identificato molte probabili "scene del crimine" in Nord America, ma Grayson e Meltzer smantellano molte di queste prove in due recenti articoli.

Gli scienziati hanno usato un database elettronico per identificare i luoghi recanti sia artefatti dei primi americani che prove di macellazione di megafauna.

Degli originali 76 siti candidati, Grayson e Meltzer hanno trovato che solo 14 offrano prove evidenti di caccia, hanno riportato nella pubblicazione apparsa sul Journal of World Prehistory.

Dodici dei siti contenevano ossa di mammut, e due di mastodonte. Non vi sono prove di scene del crimine per altri 33 generi di grandi animali che pure si estinsero.

Quattro dei siti dei mammut si trovano nella stessa vallata in Arizona, suggerendo che potrebbero essere i resti di un solo gruppo dei primi cacciatori, ha dichiarato Meltzer.

John Martin è un professore emerito dell´Università dell´Arizona, che si può considerare a buon diritto il padre spirituale della teoria delle eccessive uccisioni – cosiddetto overkilling. L´enorme quantità di uccisioni, egli afferma, dovrebbe essere accaduta così rapidamente, in una sorta di blitzkrieg – o guerra lampo, di alcune centinaia di anni; le stranezze nel ritrovamento delle prove archeologiche sarebbe ampiamente giustificata.

Un altro contro-argomento arriva da Gary Haynes, un archeologo dell´Università del Nevada a Reno. Quattordici "scene del crimine" sostiene, sono un numero straordinariamente elevato.

Haynes ha trascorso decenni alla ricerca di elefanti morti in Africa, documentando quanto spesso gli scheletri di animali macellati si preservano come fossili. La risposta è: non spesso.

"L´Africa è stata occupata per un paio di milioni di anni e la gente ha ucciso elefanti per tutto questo tempo, ma abbiamo trovato solo sei siti con resti di elefanti uccisi" ha dichiarato. Per ogni siti esistente in Nord America, ha dichiarato, ve ne devono essere tantissimi che non sono stati individuati.

Per la sua parte, Meltzer non discute che i Primi Americani cacciassero i grandi animali. La questione, per lui, è se questa caccia sia stata così intensiva da spazzare via per sempre la megafauna. Dopo tutto, un buon numero di grandi specie animali –inclusi bisonti, renne e alci – hanno attraversato le ere dal Pleistocene in poi piuttosto tranquillamente, fino a noi.

"La caccia ad opera dell´uomo, malgrado sia intensiva e continua, non necessariamente conduce all´estinzione su scala continentale" ha dichiarato.

Se gli umani non sono dunque incolpabili per l´estinzione, il successivo sospettato è il clima. Una volta ancora, ci si può basare solo su prove circostanziali.

Circa 14, 000 anni or sono, l´era glaciale allentò la sua morsa sul Nord America, ed il continente iniziò a riscaldarsi gradualmente. Ma proprio alla fine del Pleistocene, in coincidenza con l´arrivo degli umani nel Nuovo Mondo, una nuova ondata di freddo colpì con veemenza.

Russel Graham, curatore capo del Museo di Natura e Scienza di Denver, ritiene che il mutamento climatico sia stata l´ultima di in una lunga serie di fluttuazioni di temperatura nel corso di migliaia di anni. Con l´alzarsi e l´abbassarsi della temperatura, i ranghi della popolazione della megafauna andavano riducendosi.

La morsa di freddo finale, sostiene Graham, potrebbe avere innescato l´estinzione, che avrebbe avuto luogo a prescindere dal fatto che gli umani vi fossero o meno.

Per sostenere la sua teoria, Graham ha raccolto nuovi dati di rilevazioni al radiocarbonio sulle ossa di 15 differenti generi di animali dagli ultimi 2 milioni di anni. Si può vedere che questi animali sopravvissero fino a circa 13, 000 anni or sono, con i mammut ed i mastodonti ultimi a lasciare la scena.

"In realtà, quel che è probabilmente accaduto è che varie specie si sono estinte per varie e differenti ragioni" ha aggiunto.

Ross MacPhee, del Museo Americano di Storia Naturale di New York ha proposto che le malattie portate dai primi americani potrebbero aver aggredito la megafauna, causando la loro drastica diminuzione, un po´ come accadde per i nativi americani quanto furono introdotti al vaiolo e ad altre malattie portate degli europei. Il problema è che nessuno ha mai trovato ossa con tracce di malattie a sostegno di questa nozione.

"E´ una grande idea, ma è tristemente deficiente di qualsiasi riscontro empirico" ha aggiunto MacPhee.

Altre nuove direzioni di ricerca potrebbero aiutare gli scienziati ad individuare le cause dell´estinzione.

Un campo promettente al riguardo è lo studio dell´antico DNA. Nel corso di un recente meeting scientifico tenutosi a Reno, Nevada, il biologo dell´Università di Oxford, Alan Cooper, ha descritto come i frammenti di DNA, preservati in ossa o persino nei sedimenti, potrebbero rivelare molto riguardo alle vite degli animali del passato. Il suo lavoro, per esempio, ha illuminato circa le fattezze dei moas della Nuova Zelanda, prima che gli umani li sterminassero. Egli ha persino studiato l´antico DNA dalla Siberia, particolarmente nell´area che fu una volta collegata al Nord America, il ponte di terra attraversato dai primi americani.

Questa primavera il gruppo di lavoro di Cooper, ha pubblicato su Science i dati sui resti di DNA di bisonti, cavalli e mammut della Siberia. Tali studi potrebbero rivelare come le popolazioni di differenti animali cambiassero nel corso del tempo e attraverso le aree geografiche. Potrebbe essere perfino possibile, dice Meltzer, vedere se alcuni di questi 35 generi di grandi animali possano essersi estinti ben prima della comparsa dell´uomo in Nord America.

Un´altra nuova area d´indagine si basa sulla Sporormiella, una spora spesso trovata nei polmoni degli animali come un indicatore della presenza della megafauna.

All´Università di Fordham di New York, Guy Robinson ed i suoi colleghi hanno usato la Sporormiella per studiare la sequenza di eventi in quattro siti nello stato di New York sud orientale. Campioni di sedimenti prelevati in profondità mostrano che i primi livelli di Sporormiella scendono drasticamente, suggerendo che la megafauna si stava estinguendo. Successivamente, si rilevano tracce fuochi sparsi attraverso l´area, forse un segno che gli umani erano appena arrivati. Infine, livelli di pollini di alberi di climi freddi, suggeriscono che la morsa del freddo in questa regione si verificò dopo che la megafauna era già sparita.

"In un certo modo, mi sembra di avere appena scalfito la superficie" ha dichiarato Robinson "e ci si aprono alcuni interrogativi intriganti."

Tali studi potrebbero aiutare a chiarire il dilemma dell´estinzione dove i resti archeologici non possono esserci di aiuto.

Gli esperti concordando, forse pessimisticamente, che non sarà mai dato di sapere quale sia stata la causa precisa che determinò l´estinzione dei grandi animali del Nord America.

"E´ probabilmente qualcosa che non sarà facile identificare" ha dichiarato Haynes. "Il punto è: continuare a parlarne".


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