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19 Agosto 2003 PALEONTOLOGIA
SF Gate
Studi sul DNA indicano che l´uso degli indumenti si sviluppò più tardi di quanto presunto
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Mediante un uso creativo degli insetti, i genetisti stanno tentando di risolvere un perdurante mistero in materia di evoluzione umana. Il nuovo studio, basato sulle sottili differenze genetiche tra acari del corpo umano, la cui sopravvivenza dipende dagli indumenti, e gli acari della testa dell´uomo, suggeriscono che i primi umani potrebbero avere vissuto in Europa per decine di migliaia di anni dopo aver lasciato l´Africa, prima di abituarsi all´uso di indumenti.

Tra le controverse implicazioni di queste teorie si avrebbe che i primi umani come i Neanderthal, che vissero tra 150, 000 e 30, 000 anni or sono, e che sono tradizionalmente raffigurati avvolti di pellicce potrebbero, in effetti, avere avuto un proprio pelo, fino ad un periodo sorprendentemente tardo nella loro evoluzione.

La transazione dal pelo alla pelle glabra, ed i relativi progressi da nudi a vestiti, fu un evento cruciale nell´evoluzione biologica e culturale dell´uomo, ma gli scienziati sanno ancora poco circa la sua precisa datazione.

Le pellicce ed i tessuti normalmente marciscono prima di fossilizzarsi, per cui non vi sono resti duraturi di questo genere di coperture precedenti a qualche migliaio di anni or sono. Antichi aghi ed altri artefatti indicano che le popolazioni intessevano e cucivano almeno 25, 000 anni or sono e forse anche altri 15, 000 anni prima, ma alcuni ricercatori ritengono che il passaggio umano dalla selvaggia nudità alla ricerca di una qualche forma di abbigliamento cominciò ben prima di 100, 000 anni or sono.

Gli antropologi sono specialmente interessati a scoprire quando i popoli passarono dall´indossare i grezzi velli degli animali uccisi, agli indumenti cuciti e decorati un maggiore avanzamento culturale che offre nuove vie di trasmissione delle informazioni circa la vita delle tribù, dello stato sociale o circa la fertilità.

Gli scienziati allo studio delle culture antiche stanno pertanto ricorrendo sempre più di frequente alle tecniche genetiche per supplire alla cronica mancanza delle tradizionali evidenze archeologiche. Ma c´è poca uniformità di vedute circa il modo in cui interpretare questi risultati.

Il nuovo studio, pubblicato nel numero odierno della rivista Current Biology ha incentrato la sua attenzione sui parassiti, che vivono nutrendosi di sangue, morsicando, masticando e riempiendo di buchi i loro ospiti.

Specie individuali di parassiti hanno una specifica preferenza circa le parti del corpo dell´ospite in cui vivere. Per esempio, alcuni parassiti degli uccelli vivono solo sulla testa dei loro ospiti piumati, dove sanno di non poter essere raggiunti dai tentativi dell´uccello stesso di ripulirsi con il becco. Si è potuto trarre pertanto vantaggio da questa specializzazione per distinguere le due specie di parassiti dell´uomo. I parassiti della testa stanno sulla testa e depongono le loro uova alla base dei capelli (con una sorta di cemento che si asciuga così rapidamente e fortemente che le femmine talvolta rimangono fatalmente avvinte per errore). I parassiti del corpo si nutrono invece sulle parti del corpo prive di peli, e depongono le loro uova sui soli indumenti.

Per determinare quando i parassiti del corpo apparvero per la prima volta, i ricercatori hanno prima comparato i codici genetici di parassiti degli umani e degli scimpanzé, per ottenere la misura di quanto rapidamente mutino i loro geni. Hanno scoperto così che 170 mutazioni separano i due tipi di parassiti. Tenendo conto che i percorsi evoluzionistici di uomo e scimpanzé presero vie differenti circa 5 milioni di anni or sono, hanno concluso che si avesse una mutazione ogni 30, 000 anni.

Hanno quindi comparato il DNA di 40 differenti parassiti della testa e del corpo umano, che gli scienziati hanno inviato da tutte le parti del mondo. Usando il metronomo molecolare di una mutazione ogni 30, 000 anni, hanno determinato che i parassiti del corpo umano si sono separati da una pre-esistente linea di parassiti della testa circa 72, 000 anni or sono, suggerendo che l´origine degli indumenti si dati a quel tempo.

La stima è grossolana. Per via del numero relativamente piccolo di campioni usati ed altre complicazioni, il team concede un lasso di tempo compreso tra 30, 000 e 114, 000 anni or sono per la comparsa dei primi indumenti una finestra piuttosto ampia, suscettibile di perfezionamenti ma che riesce compatibile ad altre teorie sull´argomento.


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