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10 Aprile 2003 ARCHEOLOGIA
Le Scienze
Un antico acquedotto romano
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Grazie a modelli realizzati al computer, alcuni ricercatori stanno svelando i segreti dietro l´incredibile maestria degli ingegneri idraulici dell´antica Roma. Nei loro acquedotti, una serie di misteriosi fori e ostacoli era in grado di rendere più scorrevole il flusso dell´acqua.

Nel terzo secolo dopo Cristo, i romani costruirono un sistema di gallerie e di vasche per portare acqua alla città di Aspendos, nell´odierna Turchia. Aspendos era uno snodo cruciale per il commercio romano nell´Asia minore, trovandosi all´incrocio di importanti strade e con accesso, tramite un fiume, al Mar Mediterraneo.

Lo scrittore Vitruvio descrive le virtù del sistema di acquedotti lì costruito, ma oggi ne restano solo rovine. Così, Charles Ortloff e Adonis Kassinos, ricercatori della CTC/United Defense di Santa Clara, in California, hanno deciso di studiare l´acquedotto costruendone un modello e calcolando quanta acqua poteva essere trasportata.

Un condotto fatto in pietra, perforato con buchi di 3 centimetri, portava l´acqua attraverso una valle lunga un chilometro e mezzo fino a una serie di vasche. Lungo il percorso, però, due torri di pietra alzavano e poi riabbassavano il condotto. Nel tentativo di comprendere il motivo per cui i romani avessero costruito questi apparenti ostacoli al flusso dell´acqua, i due ricercatori hanno scoperto che in questo modo il sistema era diviso in tre settori più brevi, evitando così che l´acqua strabordasse, che l´approvigionamento diventasse intermittente o che addirittura danneggiasse il condotto.

Per quanto riguarda i fori, essi probabilmente riducevano la turbolenza nel flusso, lasciando uscire aria e acqua.


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