sei in Home > Paleontologia > News > Dettaglio News
12 Giugno 2003 PALEONTOLOGIA
CHRIS STRINGER nature.com
Evoluzione umana : OUT OF ETIOPIA
FOTOGALLERY
tempo di lettura previsto 8 min. circa

Fossili recentemente scoperti in Etiopia offrono nuove evidenze a sostegno del modello detto "Out of Africa" per le origini dei moderni umani, e sollevano nuove questioni circa il preciso percorso dell´evoluzione della specie.

L´idea che i moderni umani abbiano avuto origine in Africa, con popolazioni che in seguito si diffusero nel resto del mondo a partire da qui, ha recentemente trovato nuovi consensi. Ma molto di questo consenso proviene da analisi delle variazioni genetiche dell´attuale popolazione, e da fossili e scoperte archeologiche databili agli ultimi 120 000 anni dopo che la nostra specie è evoluta. Prove significative per l´origine Africana dei moderni umani sono state però sempre, in qualche modo, elusive, con il materiale più rilevante spesso frammentario, morfologicamente ambiguo o dalla datazione incerta. Così le parti di teschi fossilizzati rinvenuti in Etiopia, sono probabilmente una delle scoperte più significative dei primissimi Homo sapiens, al momento attuale, per via della loro completezza e antichità, ben stabilita a circa 160 000 anni or sono.

Vi sono due teorie che tengono banco circa l´origine dell´ H. sapiens. Pochi ricercatori ancora sostengono l´ipotesi cosiddetta "multiregionale", ovvero che la configurazione anatomica dei moderni umani si sviluppò tra popolazioni di ominidi sparse per il globo nel corso dell´era del Pleistocene (da 1.8 milioni a 12 000 anni or sono circa). Ma la maggior parte degli studiosi ora espone una versione del modello "Out of Africa", malgrado vi siano delle differenze di opinione circa la complessità del processo di origine e dispersione, e circa il numero di interbridazioni che si dovrebbero essere successivamente verificate con umani arcaici (non-moderni) al di fuori del territorio africano. All´interno dell´Africa, le incertezze ancora circondano il modo in cui i moderni umani evolsero se si sia avuto un passaggio graduale o repentino, ad esempio. Altre questioni coinvolgono le relazioni tra mutamenti genetici, morfologici e comportamentali, e la precisa regione, o regioni, di origine.

Per esempio, i primi fossili di H. sapiens, datati tra i 260 000 ed i 130 000 anni or sono, si trovano sparsi per tutta l´Africa in siti come Florisbad (Sud Africa), Ngaloba (Tanzania), Eliye Springs and Guomde (Kenya), Omo Kibish (Etiopia), Singa (Sudan) e Jebel Irhoud (Marocco). Ma i meglio datati tra questi ritrovamenti, Florisbad e Singa, sono problematici per via della loro incompletezza, e nel secondo caso recano tracce di malattie.

Nel contempo, lo specimen più completo e diagnosticamene moderno soffre di incertezze cronologiche. Così il fossile più sicuramente datato e completo che inequivocabilmente condivide un percorso anatomico con l´H. sapiens odierno, è in realtà proveniente dall´Israele piuttosto che dall´Africa. Si tratta degli scheletri parziali provenienti da Skhul e Qafzeh, databili a circa 115 000 anni or sono. La loro presenza in Oriente è usualmente spiegata seguendo il raggio di espansione delle antiche popolazioni africane, con esemplari trovati ad Omo Kibish o Jebel Irhoud, risalenti a 125 000 anni or sono.

Il nuovo materiale craniale proveniente da Herto, in Etiopia aggiunge dettagli significativi alla nostra comprensione dell´evoluzione dei primi H. sapiens in Africa. I fossili sono abbastanza completi per mostrare una rassegna dei moderni caratteri umani, e sono ben sostenuti dalla datazione degli isotopi di argo a circa 160 000 anni or sono. Tre individui sono rappresentati da fossili separati: un cranio di adulto quasi completo (le parti del teschio escludono la mandibole inferiore), un cranio meno completo appartenente ad un individuo più giovane, e alcuni robusti frammenti di cranio di un altro individuo adulto. Tutti mostrano tracce di modificazione umana, come segni di tagli, considerati rappresentare le pratiche mortuarie piuttosto che il cannibalismo. Associati livelli di sedimenti hanno mostrato tracce di macellazione di grandi mammiferi come ippopotami e bovini, come anche l´assemblaggio di artefatti che mostrano un´interessante combinazione di Media Età della Pietra e tarda tecnologia Acheuleana.

La morfologia del più completo di questi tre fossili aiuta a chiarire il percorso della primissima evoluzione dell´ H.sapiens in Africa, come mostrato dall´interessante combinazione di tratti appartenenti ad umani arcaici, primi moderni e recenti. Il cranio è molto ampio, ma dato che la taglia è standardizzata, condivide con gli antichi crani africani un ampio respiro interorbitale (la distanza tra le orbite degli occhi), denti posizionati anteriormente, ed un corto occipitale (l´osso alla base della scatola cranica). Ha anche un´ampia superficie superiore e sopracciglia moderatamente sporgenti, come i fossili di Skhul e Qafzeh. Il naso è basso; il volto ed il medio-volto sono molto più specificamente simili a quelli dei primi H. sapiens, mentre altre caratteristiche, come la scatola cranica globulare, tipicamente moderni. Nell´angolazione e nello spigolo trasversale dell´occipitale, vi è anche un´intrigante somiglianza a fossili da siti come Elandsfontein (Sud Africa) e Broken Hill (Zambia) che sono spesso stati ricondotti all´ H.heidelbergensis o H.rhodesiensis. Questo potrebbe offrire un indizio circa gli antenati dell´individuo. Ma soprattutto, i fossili sembrano più vicini in morfologia al cranio particolare di Jebel Irhoud, Omo Kibish e Qafzeh.

Così questi ritrovamenti offrono un plausibile collegamento all´indietro a più antichi fossili africani, ed in avanti ai campioni di Levantine. Sollevano anche interrogativi circa il percorso delle origini dei moderni umani in Africa. Per via dell´immensa estensione dell´Africa e della quantità ancora limitata di reperti fossili, è incerto se il percorso dell´evoluzione dell´H.sapiens sia stata di portata essenzialmente continentale, o se invece si sia trattato di un processo più localizzato e forse assolutamente circoscritto. I ritrovamenti di Herto spingono l´attenzione ancora una volta verso l´Africa Orientale. Sembra da questi crani e da fossili probabilmente contemporanei, come quelli di Ngaloba, Singa e Eliye Springs, che le popolazioni umane di quest´area mostrassero una grande quantità di variazioni anatomiche. Fu così che la prima morfologia moderna si diffuse all´esterno dell´Africa orientale, forse soppiantando gradualmente le forme più arcaiche? O potrebbe esservi stata una versione africana di multiregionalismo, con la moderna morfologia condivisa da varie popolazioni attraverso il continente? Solo migliori esemplari e migliori datazioni di fossili africani potranno aiutare a risolvere la questione.

E cosa si può dire dello stato tassonomico delle nuove scoperte? I ricercatori sostengono che, malgrado le misurazione dei fossili più completi differiscano de quelli di H.sapiens geologicamente "recenti" (ovvero risalenti al Pleistocene), vi sono prove sufficienti per assegnare il materiale soprattutto a questa specie, magari creando una nuova sottospecie, chiamata idaltu. In ogni caso, nella mia opinione, i tratti distintivi descritti per l´ H.sapiens idaltu non potrebbero essere così inusuali, e potrebbero probabilmente essere trovati in campioni del tardo Pleistocene, in regioni come l´Australasia.

I fossili di Herto rappresentano il moderno H. sapiens? Questo è il ricorrente quesito del dibattito circa il concetto di modernità in termini di caratteristiche morfologiche e comportamentali. In ogni caso, a dispetto della presenza di alcuni tratti primitivi, sembrano esservi sufficienti prove morfologiche per considerare il materiale di Herto come il più antico elemento registrato di quello che noi consideriamo essere il moderno H. sapiens. Il fatto che l´età geologica di questi fossile sia prossima ad alcune stime ottenute per analisi genetica circa l´origine nella variazione del moderno umano, non fa che accrescere la loro importanza.

Chris Stringer lavora nel Gruppo di Origini Umane presso il Museo di Storia Naturale di Londra, SW7 5BD, UK.

e-mail: c.stringer@nhm.ac.uk

Figura 1- Origine della nostra specie. Questa figura mostra la distribuzione geografica e temporale delle popolazioni di ominidi, basata sui ritrovamenti fossili, usando differenti schemi tassonomici. Le nuove scoperte provenienti da Herto (H) rappresentano i primi Homo sapiens. a, Questo riflette la teoria che sia i Neanderthal che i moderni umani derivino da una specie di antenati diffusa chiamata H. heidelbergensis. b, Comunque, le prove vanno via via crescendo a sostegno del fatto che i tratti dei Neanderthal abbiano profonde radici in Europa, così che l´ H. Neanderthaliensis potrebbe estendersi indietro fino a 400 000 anni or sono. Le radici dell´H.sapiens potrebbero essere similmente profonde in Africa, ma questa figura rappresenta la visione alternativa che l´antenato fosse una specie africana separata chiamata H.rhodesiensis. Sulla carta sono anche illustrate differenti concezioni circa l´evoluzione dei primi umani. Alcuni ricercatori preferiscono raggruppare i primi dati e riconoscere solo una specie diffusa, l´ H.erectus (mostrato in a). Altri riconoscono differenti specie, con H. ergaster e H. antecessor (o H. mauritanicus) ad Ovest, e l´H. erectus solo nell´estremo est (mostrato in b).

References

1. Ingman, M., Kaessmann, H., Pääbo, S.&Gyllensten, U. Nature 408, 708-713 (2000). | Article | PubMed | ChemPort |

2. Stringer, C. Phil. Trans. R. Soc. Lond. B 357, 563-579 (2002). | Article |

3. McBrearty, S.&Brooks, A. J. Hum. Evol. 39, 453-563 (2000). | Article | PubMed | ChemPort |

4. White, T. D. et al. Nature 423, 742-747 (2003). | Article |

5. Clark, J. D. et al. Nature 423, 747-752 (2003). | Article |

6. Wolpoff, M.&Caspari, R. Race and Human Evolution: A Fatal Attraction (Simon&Schuster, New York, 1997).

7. Lahr, M.&Foley, R. Yb. Phys. Anthropol. 41, 137-176 (1998). | Article |

8. Hublin, J.-J in Human Roots: Africa and Asia in the Middle Pleistocene (eds Barham, L.&Robson-Brown, K.) 99-121 (Western Academic&Specialist Press, Bristol, 2001).

9. http://www-personal.une.edu.au/~pbrown3/palaeo.html

10. Lieberman, D., McBratney, B. M.&Krovitz, G. Proc. Natl Acad. Sci. USA 99, 1134-1139 (2002). | Article | PubMed | ChemPort |

11. Rightmire, G. P. in Human Roots: Africa and Asia in the Middle Pleistocene (eds Barham, L.&Robson-Brown, K.) 123-133 (Western Academic&Specialist Press, Bristol, 2001).


Nessun evento in programma

Vai calendario eventi completo >