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30 Aprile 2003 PALEONTOLOGIA
cnn.com
Nuovi fossili potrebbero rappresentare i più antichi antenati dell´uomo
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Dopo aver analizzato gli specimen con un nuovo metodo di datazione, i ricercatori dell´Università di Johannesburg hanno dichiarato che i reperti rinvenuti nel sito più ricco al mondo di fossili di ominidi, le grotte di Sterkfontein, sono databili a molto prima di quattro milioni di anni.

I nuovi dati pongono i fossili in pari con lo specimen di Australopiteco rinvenuto nel Kenia settentrionale e considerato il più antico antenato diretto dell´umanità, ed offrono una datazione di almeno due milioni di anni precedente a quanto gli scienziati avessero creduto finora.

"I dati ottenuti per questi specimen del Sud Africa mostrano l´esistenza di contendenti al titolo di primi membri del genere Australopiteco trovati in Africa" ha dichiarato il professor Philip Tobias, capo del gruppo di paleontologia dell´Università.

"Ci troviamo in prossimità del luogo in cui i nostri antenati vissero quasi certamente" ha dichiarato. "Ciò rivaluta il ruolo del Sud Africa nella diretta ascendenza del genere umano".

L´annuncio scatenerà per certo delle controversie.

L´età degli specimen degli ominidi indica la loro posizione nell´albero evoluzionistico, e le loro credenziali come antenati dell´uomo moderno - genere Homo - i cui membri si ritiene siano vissuti in Africa circa 1, 5 milioni di anni or sono.

I fossili di Sterkfontein, incluso il più antico scheletro completo di Australopiteco conosciuto al mondo, erano in precedenza stati datati tra i 2 ed i 3 milioni di anni da parte di altri gruppi di ricerca. Ma il professor Tim Partridge, l´autore dello studio, ha dichiarato che i nuovi dati sono senz´altro più attendibili.

"Mi aspetto che si aprirà un acceso dibattito nella comunità scientifica a seguito di queste mie dichiarazioni, ma credo che si possano dire corrette. Questi sono dati molto affidabili."

La nuova accuratissima tecnica, sviluppata con l´aiuto dei ricercatori della Purdue University, Indiana - Stati Uniti, misura la quantità di isotopi nucleari di alluminio e berillio nei materiali che circondano gli specimen.

I due decadimenti a differenti livelli, da una conosciuta composizione iniziale, permettono ai ricercatori di datare un campione.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista americana Science, pone l´età dello scheletro dai "piccoli piedi" di Sterkfontein a circa 4.7 milioni di anni or sono.

Questi dati sono stati poi comparati con reperti che variano da 3.9 a 4.2 milioni di anni, trovati presso il Lago Turkana del Kenia, e ritenuti i più antichi specimen di australopiteco mai trovati.

I ricercatori vedono l´ominide del genere Australopiteco come il diretto antenato degli umani, parte dell´attualmente estinto collegamento tra le scimmie e l´uomo moderno che è stato il soggetto di discussioni e controversie fin da quando Charles Darwin propose la sua teoria sull´evoluzione nel XIX secolo.

I nuovi dati implicano che l´Australopiteco keniano e quello sudafricano fossero contemporanei, separati solo da distanze geografiche. È possibile che i due fossero realmente della stessa specie, malgrado il gruppo di Sterkfontein non abbia ancora proposto una piena classificazione tassonomica per le sue scoperte.

Le precedenti tecniche di datazione usate si basavano sull´esame, molto più circostanziale, della struttura magnetica degli strati di roccia vicini e dalla presenza di altri fossili di età conosciuta.

Partridge sostiene di avere anticipato le critiche ai risultati, svolgendo nuovi esami sulla complicata struttura delle grotte di Sterkfontein dalle quale i campioni sono stati prelevati. Ma la nuova tecnica non si basa sulla conoscenza degli strati rocciosi, bensì su uno scrutinio dei campioni molto più diretto ed accurato.


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