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2 Luglio 2010 ARCHEOLOGIA
SARA FICOCELLI Repubblica.it
Quell'unicorno è un okapi Se la scienza crea la mitologia
tempo di lettura previsto 4 min. circa

Quando Henry Morton Stanley, nel 1888, tornò dalla spedizione nella foresta pluviale del Congo raccontando di aver visto un animale con la testa di una giraffa, le zampe di una zebra, il corpo di un'antilope e corna coperte di pelle sulla fronte, la comunità scientifica non ebbe dubbi: l'esploratore statunitense si era imbattuto in un unicorno. L'animale venne poi descritto meglio dall'altro esploratore Harry Johnston nel 1901, che spedì a Londra le sue pelli lasciando tutti esterrefatti. Nessuno poteva sapere che quell'essere bizzarro era un okapi, una specie mammifera a se stante prossima alla giraffa che di mitologico ha ben poco.

Di fraintendimenti come questo i libri di scienze sono pieni: descrizioni di animali oggi riconosciuti e classificati correttamente, ma appena scoperti scambiati per creature fantastiche, alimentando miti e leggende e in alcuni casi creandole. Il sito Mother Nature Network 1 ha elencato una decina di casi simili a quello dell'okapi. Ma se alla "giraffa della foresta" il fraintendimento ha giovato (l'immagine dell'animale è oggi impressa sulla banconote congolesi da 50 cent e il governo africano fa di tutto per tutelarne la sopravvivenza) altri, come il dugongo, sono stati meno fortunati. Questo mammifero dell'ordine dei Sirenii contribuì alla nascita del mito della sirena e uno dei primi a scambiarlo per l'essere mitologico fu Cristoforo Colombo. L'accostamento deriva dal fatto che la femmina allatta i cuccioli con vere mammelle pettorali e li sorregge con pinne simili a braccia di donna. Ma queste "sirene" vengono cacciate e uccise perché considerate portatrici di sfortuna e oggi il dugongo è in via di estinzione.

Si è invece estinto da solo il gigantodonte, una scimmia alta 3 metri, pesante 500 kg e vissuta 1 milione di anni fa. Quando gli archeologi ne scoprirono i resti pensarono di aver trovato lo scheletro di uno yeti e gran parte dei fossili sono andati perduti a causa del loro utilizzo nella medicina tradizionale cinese, che considerava terapeutiche quelle che aveva scambiato per "ossa di drago". La vera trasposizione scientifica dei draghi nelle leggende sono però i dinosauri teropodi, vissuti 220 milioni di anni fa e fino alla fine del Cretaceo gli unici grandi predatori terrestri. Dal ritrovamento nel deserto di Gobi in Mongolia, nel medioevo, del cranio di un Protoceratopo (un piccolo dinosauro erbivoro vissuto 100 milioni di anni fa) sarebbe invece nato il mito del grifone, una creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d'aquila.

"Spesso a sbagliarsi erano proprio i grandi esploratori - spiega il presidente della Società Italiana di Etologia, Enrico Alleva - Marco Polo credeva ad esempio di aver avvistato il 'garuda', una divinità induista minore con piume d'oro, faccia bianca, ali rosse, becco e ali d'aquila, ma un corpo spesso umano. E ci sono viceversa animali, per secoli ritenuti fantastici, che invece esistono davvero: un esempio per tutti è quello del calamaro gigante". Alleva spiega che, fino a quanto i resti del "mostro dei mari" (può raggiungere i 25 metri di lunghezza e le 2 tonnellate di peso) non vennero trovati nello stomaco dei capodogli, notando sulla testa dei cetacei segni evidenti di scontro "con un gigantesco animale dotato di ventose", quella del calamaro gigante rimase una leggenda confinata al mito delle Ventimila leghe sotto i mari di Verne. "La scienza non si è mai sottratta ai dibattiti - continua l'esperto - e persino una rivista prestigiosa come Nature ha dedicato pagine alla leggenda del mostro di Lochness, secondo gli studiosi nata sulla base di avvistamenti di rettili realmente esistiti". Ci sono poi gli animali che, come il Tilacino, hanno rappresentato una leggenda a sé: "Ne esistono alcuni esemplari imbalsamati - continua Alleva - al museo di storia naturale di Genova. Negli anni '80 la comunità scientifica si chiedeva ancora se questo marsupiale australiano fosse estinto o no, e tutto perché un fotografo aborigeno era riuscito a fotografare un cane dal pelo striato, molto simile al carnivoro marsupiale. Il dibattito coinvolse addirittura la rivista New Scientist".

In alcuni casi il fraintendimento ha dato origine a più di una leggenda: il pesce remo, avvistato fin dall'antichità negli abissi, ha ad esempio alimentato il mito, con i suoi 17 metri di lunghezza, di tutte le tipologie di serpente marino. Uno degli ultimi grossi fraintendimenti riconosciuti dalla scienza ha infine coinvolto lo Hobbit, il cosidetto "Homo floresiensis". La scoperta sull'isola indonesiana di Flores nel 2003 di resti di esseri umani alti un metro risalenti ad oltre 18000 anni fa sconvolse allora il mondo dell'antropologia e fece pensare all'esistenza di un umanoide microcefalo molto simile a quello descritto da Tolkien nel Signore degli anelli. Di recente però l'Accademia Nazionale delle Scienze ha riportato tutti con i piedi per terra duvulgando una ricerca della Florida University, che stabilisce definitivamente che lo Hobbit è una specie a sé, strettamente correlata con l'Homo sapiens. C'è poco da fantasticare insomma, ma non è detto che la realtà sia meno interessante della leggenda.


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