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23 Marzo 2010 ARCHEOLOGIA
Paola Dalli Cani L´Arena
Sì ai primi scavi archeologici nel giacimento di tesori fossili
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Via libera alla campagna di scavi archeologici nella Valle della Chiesa e sul Monte Duello: il ministero per i Beni e le attività culturali ha concesso l'autorizzazione agli scavi che era stata richiesta dal Comune. Nel giro di qualche mese, dunque, si apriranno i cantieri attraverso i quali ci si augura di «recuperare moltissime informazioni sugli organismi e l'antico ambiente dell'Orizzonte di Roncà e verificare l'esistenza di elementi per capire come mai così tanti organismi siano morti e si siano potuti conservare».

Sono le parole con cui Roberto Zorzin, conservatore della sezione Geologia e paleontologia del Museo civico di Storia naturale di Verona, accoglie la notizia del semaforo verde agli scavi. «Sono i primi scavi autorizzati nella storia della zona», aggiunge, «e proprio per questa ragione sono estremamente soddisfatto di esserne il referente scientifico.

Sarei ben felice se fosse possibile recuperare materiale in grado di ampliare il patrimonio di reperti disponibile oggi nei musei e di approfondire le conoscenze geopaleontologiche alla luce delle possibilità scientifiche di oggi». Roberto Zorzin ha avuto indirettamente un ruolo essenziale nell'esame della richiesta avanzata dal sindaco Roberto Turri: aver allegato alla domanda una dettagliata relazione tecnico-scientifica, aver anticipato l'organizzazione pratica degli scavi ma, soprattutto, il fatto che gli scavi comporteranno una sicurezza scientifica, cioè seguiranno regole e direttive molto precise, è stato determinante.

Le zone interessate dalla campagna di scavi sono la località Grumolo, sul Monte Duello, dove affiorarono i reperti del Prototherium veronense, il Dugongo che (pur presente in calco) è la star del museo dei fossili di Roncà.

Nell'area della Valle della Chiesa, invece, agli scavi sarà interessato un sito in località il Costo. Sono entrambi, come si legge nel progetto tecnico-scientifico degli scavi, «due dei più importanti giacimenti a molluschi e mammiferi marini del Bartoniano noti già alla fine del Settecento».

Lo scopo, in sostanza, è fare luce su ciò che avvenne nella zona tra i 40 e i 37 milioni di anni fa. A questo provvederà l'equipe tecnico-scientifica che è composta, oltre che da Roberto Zorzin (direttore di scavo), da Paolo Mietto (università di Padova), Carla Alberta Accorsi (Museo di paleobiologia e orto botanico dell'università di Modena e Reggio Emilia), Michele Mattioli (università di Urbino). Per quanto riguarda le risorse disponibili, il Comune ha messo a disposizione della campagna di scavi 5mila euro, cioè la metà della spesa complessiva stimata. «Abbiamo richiesto un contributo di pari entità alla Regione», conferma il sindaco, «per ora però non abbiamo avuto alcun riscontro. Sono fiducioso», aggiunge, «soprattutto alla luce del via libera del ministero del quale sono assolutamente soddisfatto. Nel frattempo, comunque, prosegue l'iter di verifica e accertamento legato alla promozione dell'allestimento di Roncà a vera e propria struttura museale». E conclude: «C'è già stato un sopralluogo da parte della Soprintendenza di Verona, e a fine marzo è prevista un'audizione nella sede della Soprintendenza stessa per completare l'iter».

Tornando, infine, agli scavi, nel giro di un mese e mezzo si dovrebbe procedere a un sopralluogo per individuare esattamente dove saranno predisposti i cantieri e per definire i relativi piani di sicurezza. Seguirà un incontro d'equipe tra chi si occuperà degli scavi nel corso del quale sarà redatto il piano di lavoro che sarà il vademecum per l'avvio e lo svolgimento degli scavi.


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