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24 Luglio 2009 ARCHEOLOGIA
VITTORIO MESSORI Corriere della Sera
Ecco la svastica che ispirò Hitler
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tempo di lettura previsto 5 min. circa

Per penetrare nel luogo proibito, ho dovuto giocare la carta del riconosci­mento, mostrando il passaporto e al­cune pubblicazioni recenti che ave­vo con me. Ho superato così la diffidenza del monaco guardiano, fortunatamente let­tore delle traduzioni tedesche dei miei libri. Affidato a un sagrestano e aperta la grande porta barocca chiusa a chiave, mi sono stati concessi pochi minuti per scattare qualche istantanea con la mia macchinetta automati­ca. Alla fine, l'esortazione a «far buon uso» del privilegio accordato a me e negato cate­goricamente a tanti altri, da molti anni.

Tutto questo per accedere alla sagrestia di una chiesa non solo aperta al pubblico ma anche assai frequentata, essendo al contem­po parrocchia e tempio della grande, antica abbazia di Lambach, nell'Alta Austria. Un monastero che, nella sua vita millenaria, ha vissuto anche una esperienza singolare: du­rante l'anno scolastico 1897/98 ospitò, per la terza classe elementare, un bambino di ot­to anni originario di Braunau am Inn. Bambi­no disciplinato, dal visetto grazioso (come mostra la ancora esistente foto della classe) ma ostinato e introverso. Il che non gli impe­dì di essere un diligente chierichetto e un buon elemento della corale di voci bianche, nonché un allievo attento delle lezioni di vio­lino impartitegli da un Padre benedettino. Dopo l'aula della scuola nell'abbazia, la mag­gior parte del suo tempo lo trascorse, quel­l'anno, proprio nella sagrestia ora interdetta ai visitatori. Lì, infatti, aiutava i sacerdoti ce­lebranti a indossare e a togliere i paramenti liturgici, lì lavava e riempiva le ampolle per l'acqua e per il vino, lì sistemava arredi e ve­sti negli armadi. Lì si radunava con gli altri bambini, ogni sabato pomeriggio, per le pro­ve dei canti per la messa grande domenicale e si esercitava per le melodie previste per matrimoni, funerali, feste liturgiche varie. Ebbene, quel vasto ambiente barocco è do­minato da una sorta di grande cenotafio in marmi dai colori vivaci, che termina in uno stemma abbaziale, sovrastato da una mitria e da un pastorale in pietra rossa, forse di Ve­rona. Nell'ovale del blasone, una svastica con gli uncini piegati, vistosamente dorata. La stessa doratura per la data (1869) e per le quattro lettere che circondano la croce: T.H.A.L. Cioè: Theoderic Ha­gn Abate (di) Lambach.

Per posizione, per impo­nenza, per policromia dei marmi pregiati, il cenotafio è il punto focale della sala, è impossibile non esserne at­tratti appena entrati. Dun­que, in quell'anno scolastico di oltre 110 anni fa, attrasse anche gli occhi, avidamente curiosi, dell'al­lievo di terza classe della Volks-Schule, nonché chierichetto e corista. Il suo nome era Adolf Hitler.

L'anno a Lambach del futuro Führer è ovviamente ben noto agli storici, anche perché l´interessato gli dedicò una pagina del Mein Kampf, dove dice di non avere condi­viso l'ideale di quei monaci ma di averne sti­mato la serietà e, soprattutto, di avere prova­to tali emozioni durante le solenni liturgie da sentirsi, lui che sarà sempre astemio, be­rauscht, ubriaco. Alcune biografie accenna­no anche alla svastica del monumento abba­ziale ma, curiosamente, sono quasi inesi­stenti, per quanto sappia, le fotografie che appaghino la curiosità dei lettori. In ogni ca­so, le rare immagini sono di molti anni fa, in sfocato bianconero. In effetti, come io stesso ho constatato, i religiosi hanno deci­so di interdire l'accesso alla sagrestia per troncare una sorta di pellegrinaggio, ove ai curiosi si aggiungevano, pare, anche inquie­tanti nostalgici se non dei pericolosi pazzoi­di.

La gran maggioranza dei visitatori ignora che un'altra svastica, seppur di dimensioni minori, potrebbe risvegliare la curiosità. La seconda croce uncinata è sulla fontana nel giardino di fronte all'ingresso. Il piccolo Adolf vide pure questa tutti i giorni, giungen­do al mattino in abbazia, ma nel dopoguerra è stata coperta da rampicanti e da vasi di fio­ri e per vederla bisogna conoscerne l'esisten­za e spostare le piante. Anche questa è «fir­mata » da padre Theoderic Hagn, abate di Lambach nella seconda metà dell´Ottocento che per il suo stemma (ogni superiore di mo­nastero benedettino ne ha uno, alla pari dei vescovi) scelse una svastica, forse perché se­gno dell´incontro tra la croce cristiana e la tradizione religiosa mondiale. È noto, infatti, che sin da tempi preistorici la croce uncinata è presente come simbolo sacro in ogni continente, America preco­lombiana e Oceania incluse. Soltanto il giudaismo sem­bra non conoscerla, probabil­mente perché è simbolo sola­re, mentre la tradizione ebraica, a cominciare dal ca­lendario, è soprattutto lunare. Sta di fatto che anche per questo la Hakenkreuz, la «cro­ce con gli uncini», fu dichiarata «segno aria­no » e prediletta, tra Ottocento e Novecento, dai gruppi ispirati al nazionalismo germani­co nonché all'esoterismo e all´antisemitismo in qualche modo «metafisico». Il giovane Hi­tler la conobbe (curiosamente, proprio nella forma «alla Lambach», con gli uncini piega­ti) presso la Thule-Gesellschaft, la società se­misegreta le cui dottrine e i cui uomini ali­mentarono il nazionalsocialismo nascente.

Fu nel maggio del 1920 che il futuro Führer presentò l´insegna del movimento, da lui stesso (pittore frustrato) disegnata: una svastica, appunto, ma con i bracci rad­drizzati e inclinata verso destra, per, disse, «dare l'idea di una valanga che travolga il mondo decadente».

Questa scelta del simbolo, tra tanti possi­bili, fu determinata anche dall´impressione ricavata dallo scolaro di terza elementare da­vanti alle svastiche dell´abate Hagn? Hitler non ne fece mai cenno, ma ci sono due epi­sodi che fanno pensare. Quando invase l'Au­stria, nel 1938, pur pressato da mille impe­gni, si fece portare a Lambach (riservata­mente, con Eva Braun, una foto lo mostra con un impermeabile bianco, da borghese) per rivedere l'abbazia e sostò nella sagre­stia, davanti al vistoso cenotafio dove tante volte aveva lavorato e cantato. C´è di più: co­me già in Germania, i nazisti soppressero subito le case monastiche austriache, ma Lambach fu risparmiata e i religiosi furono allontanati soltanto nel 1942. Dopo tutto, non sfugga un particolare: attorno ai bracci della svastica dell'abate, stanno anche una A e una H. Proprio quelle iniziali che Adolf Hitler volle incise accanto alla Hakenkreuz «ariana» sulla facciata e nei saloni della can­celleria di Berlino.


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