sei in Home > Storia > News > Dettaglio News
1 Agosto 2003 STORIA
Livia Giacomini l´astronomia
ESTINZIONI DI MASSA: I PESCI COME i DINOSAURI?
tempo di lettura previsto 4 min. circa

TRACCE DI UN NUOVO "DEEP IMPACT", responsabile dell'ennesima catastrofe nella biosfera terrestre del passato? Evidenze di un altro "killer cosmico" che avrebbe spazzato via intere specie marine prima della strage dei dinosauri? Se non lo aveste capito stiamo parlando di estinzioni di massa, cioè della scomparsa su scala planetaria e pressoché‚ improvvisa (almeno su tempi-scala geologici) di un gran numero di specie viventi. Quella dei dinosauri è solo l'ultima in ordine di tempo e sicuramente la più famosa, ma non è l'unica nella storia geologica della Terra: di estinzioni più o meno importanti ne sono avvenute molte e almeno 5 vengono considerate di massa.

Una di queste è datata circa 380 milioni di anni fa, nell'Era Devoniana, anche chiamata "era dei pesci". A quell'epoca, infatti, la terraferma era popolata di piante, insetti senza ali e ragni, mentre tutte le altre specie vivevano nell'acqua degli "oceani". I fossili risalenti al periodo indicano che, all'improvviso, circa il 40 percento di tutte le specie viventi sarebbe scomparso contemporaneamente.

Fin qui nulla di nuovo, la cosa era nota da parecchi anni tra i geologi.

La vera novità è che, per la prima volta, il Prof. Ellwood della Louisiana State University, insieme ad altri colleghi dell'Università del Texas e dell'Istituto di Scienza del Marocco, sono riusciti a collegare l'evento all'impatto di un meteorite.

Ovviamente, la scoperta è da prendersi con le dovute cautele: il fatto che l'estinzione e l'impatto siano avvenuti nella stessa epoca non implica necessariamente un legame di causa effetto. Anche se sicuramente lo suggerisce con forza.

Ma vediamo come avviene questo tipo di scoperta.

Innanzitutto, è necessario provare l'estinzione di massa, cioè dimostrare che il fenomeno non sia solo locale (collegato dunque a eruzioni o altre catastrofi locali). Per questo, i geologi devono prima di tutto identificare, in diversi punti del globo, uno strato di roccia databile con il carbonio 14 in cui si legga la traccia dell'estinzione. Esattamente come è avvenuto per il caso dei dinosauri, di cui sono stati trovati strati in tutto il mondo, il primo dei quali a Gubbio.

Il compito non è dei più semplici: le condizioni geologiche variano molto da luogo a luogo confondendo le tracce e, spesso, lo strato è molto sottile.

Proprio come nel caso di Ellwood che, nel deserto del Marocco, ha rinvenuto rocce dello spessore di pochi centimetri, distinguibili a occhio nudo solo per il colore rossiccio.

La datazione ha permesso ai ricercatori di far risalire il campione, senza ombra di dubbio, all'epoca dell'estinzione Devoniana. E proprio queste rocce, accanto alle tracce di una rapida e vasta estinzione degli organismi dell'epoca, portano chiari segni di un impatto, come la presenza di numerose "microsferule", piccole gocce di pietra fusa, spedita nell'atmosfera dall'impatto e solidificatesi, ricadendo a Terra, in una forma simile a una goccia. Anche i grani di quarzo presenti nella roccia mostrano una struttura con microscopiche linee di frattura tipiche di un forte impatto. Infine, un'ulteriore prova, sono i livelli insolitamente alti di elementi diffusi negli asteroidi (come nickel, cromo e cobalto).

Fin qui, tutti metodi abitualmente usati per identificare gli impatti da asteroidi.

Ma la novità del lavoro pubblicato da Ellwood è un indicatore chiamato magnetismo indotto. Ogni oggetto, data la sua composizione e la sua interazione con il campo elettromagnetico, ha una sua "firma magnetica". Ellwood ha sfruttato questo fenomeno in primo luogo per isolare i campioni di roccia risalenti al periodo dell'estinzione, altrimenti difficilmente identificabili. In secondo luogo, questa "firma magnetica" è stata presentata come un'ulteriore prova della causa dell'estinzione, poiché il ricercatore ha identificato un andamento caratteristico dell'impatto di un meteorite. Insieme, tutti questi indicatori, di cui, è importante notarlo, non si è trovata traccia nelle rocce sovra e sottostanti, sembrano una chiara prova della natura dell'estinzione. Anche se, per ora, non danno indicazione alcuna su dove sia caduto o sulla dimensione del corpo che colpì la Terra. E, va precisato, allo stato attuale delle ricerche, la prova del nove sarebbe il ritrovamento di strati equivalenti in altri luoghi del globo.

In realtà, il gruppo di ricercatori asserisce di aver già trovato in Spagna degli indicatori analoghi. I dati non sono stati ancora pubblicati, ma Ellwood promette che "la prova definitiva verrà presto rinvenuta da altri ricercatori".

In attesa di queste conferme, la notizia ha già causato un piccolo terremoto nel mondo della geologia.

Infatti, fino a oggi, il famoso cratere di Chicxulub, provocato da un corpo di circa 10 km che colpì la Terra mettendo fine all'era dei dinosauri, era l'unico di cui si fosse provato con certezza il collegamento con un'estinzione di massa.

E si pensava, finora, a un evento molto, molto raro.

La nuova scoperta sembra invece supportare l'idea che catastrofi di provenienza celeste debbano aver contribuito sostanzialmente alla vita della Terra e anzi, potrebbero essere uno dei meccanismi fondamentali nell'evoluzione delle specie.


Nessun evento in programma

Vai calendario eventi completo >