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15 Febbraio 2001 ARCHEOLOGIA
National Geographic News
Un sito web riunisce i fili del passato della Turchia
tempo di lettura previsto 2 min. circa

Casa della leggendaria città di Troia, del campo di battaglia di Alessandro Magno, e della magnificente Hagia Sophia di Costantinopoli, la Turchia è al tempo stesso la culla ed il crocevia di molte culture dalle origini della civiltà, fino alla levata dell´Impero Ottomano.

Molte popolazioni hanno lasciato tracce del loro passaggio nella storia turca, e mentre 3000 siti sono stati già ufficialmente registrati da parte delle autorità governative, il numero esatto non è ancora conosciuto e potrebbe crescere notevolmente.

L´urbanizzazione e la pressione della popolazione crescente, però, minacciano molti di questi siti; come lo scorso anno, quando ci si è trovati in presenza di una vera e propria "emergenza archeologica" per salvare alcuni preziosi mosaici romani nell´antica città di Zeugma dai lavori di costruzione di una diga. La crisi di Zeugma ha posto l´accento sulla necessità per il paese di prendersi cura del suo patrimonio archeologico e di preservare i suoi molti tesori.

Il progetto TAY (The Archeological Settlements of Turkey- Gli Insediamenti Archeologici della Turchia) si prefigge di fare proprio questo. Nel corso degli ultimi 8 anni, gli archeologi del TAY hanno lavorato per creare un database on-line di tutti i siti archeologici turchi.

Il sito web della TAY non vuole essere solo un elenco, bensì una colleziona interattiva di inventari, mappe, fotografie e descrizioni sommarie, compilate dal primo ricercatore o scienziato impiegato in ciascun sito. Attraverso il TAY, studiosi di molte discipline possono ora ricercare artefatti simili a quelli ritrovati in altri siti, ottenere informazioni su scavi in corso, e gli inventari degli oggetti ritrovati, senza muoversi dal proprio ufficio.

Corsa contro il tempo?

Solo durante la stagione del 2000, gli archeologi hanno individuato un totale di 352 nuovi siti. "La maggior parte dei quali è minacciata dall´urbanizzazione, o da attività agricole, dighe o scavi illegali. Alcuni sono già andati completamente distrutti"-dice il dottor Mihriban Ozbasaran, uno degli scienziati a capo del progetto TAY. "Si è reso necessario prendere dei provvedimenti" -prosegue Ozbasaran- "anche per via del vertiginoso aumento delle informazioni culturali che stanno emergendo dal territorio della Turchia." Fino a che non si è sviluppato il progetto TAY, "le interrelazioni cronologiche e processuali tra culture non erano chiare".

I capi del progetto stimano necessari altri tre anni circa perché il database giunga a completezza, con la menzione di tutti i siti conosciuti in Turchia, ma il progetto non si fermerà qui. Essendo il database disponibile sulla rete, le informazioni saranno continuamente aggiornate, con le notizie dei nuovi ritrovamenti e dei siti di recente scoperta.


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