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3 Giugno 2000 ARCHEOLOGIA
Mark Rose archaeology.org
Celebrare il patrimonio dell´isola di Malta
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Per l´archeologo inglese John Evans, che ha dissotterrato i siti preistorici di Malta dalla fine degli anni ´40 agli inizi degli anni ´50, le isole mediterranee erano "laboratori per lo studio dei processi culturali". A Malta l´esperimento di laboratorio ha avuto luogo in modo particolare. I suoi abitanti neolitici hanno cominciato, come altri popoli neolitici, come semplici coltivatori, e raccoglitori, ma hanno terminato innalzando immensi templi di pietra e scavando similmente immensi sepolcri sotterranei. Perché questo sia avvenuto e perché i costruttori dei templi improvvisamente abbiano smesso di costruirli dopo un millennio,

è un mistero assolutamente irrisolto. Un progetto anglo-maltese, diretto da David Trump dell´Università di Cambridge, Simon Stoddart e Caroline Malone (allora dell´Università di Bristol) ed il ricercatore dell´Università di Malta Anthony Bonanno, hanno fatto molto per evidenziare le prove. Lavorando su Gozo, hanno dissotterrato un rifugio neolitico a Ghajnsielem nel 1987, e seppellimenti sotterranei, collezionando centinaia di migliaia di ossa umane, a Xaghra dal 1988 al 1994. Usando le nuove prove e quelle da studi precedenti, gli archeologi del Progetto Gozo hanno elaborato una teoria riguardo come la cultura che eresse i templi possa essersi innalzata e quindi aver collassato. Vedono uno scivolamento da una società iniziale, egualitaria, ad una società gerarchica segnata inizialmente da competizioni tra le famiglie nei commerci con la Sicilia, seguiti da competizione tra i costruttori nell´edificazione dei templi per uso rituale. Le preoccupazioni per i templi, l´aumento della popolazione, una grande incertezza in campo agricolo, ed il venir meno dei collegamenti commerciali portarono la cultura sull´orlo del crollo. Col tempo, i templi furono abbandonati, e il destino dei loro costruttori rimane sconosciuto.

L´antiquario del diciassettesimo secolo Gian Francesco Abela, vice cancelliere dei Cavalieri di San Giovanni, è stato chiamato il Padre della Storiografia Maltese per la sua Descritione di Malta (1647); fu il Fondatore del Museo di Malta per la collezione di antichità, che egli donò al Collegio dei Frati Gesuiti di La Valletta, concordando che gli oggetti fossero conservati "in perpetuo... a benefitio de curiosi antiquarii".

Nel 1902 gli operai a lavori di costruzione scoprirono un complesso sepolcrale sotterraneo, l´Ipogeo di Hal Saflieni, e vuotarono la maggior parte delle sue 32 camere di ossa, scaricandole nei campi vicini.

L´archeologo maltese Ehemistocles Zammitt condusse uno scavo di controllo all´Ipogeo pochi anni più tardi, riscoprendo terraglie, oggetti di pietra, perline e pendenti, e figurine di genti ed animali. Per via di questi sforzi ed i suoi scavi al tempio di Tarxien dal 1915 al 1919, Zammit conquistò l´epiteto di Padre della Preistoria Maltese. Dopo Zammit, comunque, l´archeologia maltese subì un vero rallentamento, e i lavori sull´isola furono condotti da studiosi inglesi e italiani.

Oggi, l´archeologia maltese sperimenta una vera rinascita.


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