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4 Settembre 2001 ARCHEOLOGIA
Reuters
Gli archeologi svelano le Galee nascoste di Venezia
tempo di lettura previsto 4 min. circa

VENEZIA Affondati per evitare che l´isola sprofondasse, quindi trasformatesi in un cimitero di vittime della peste, due vascelli medioevali sono riemersi per la prima volta dopo circa 700 anni.

Una galea del quattordicesimo secolo ed una vascello da trasporto veneziano medioevali saranno esposti all´aria per la prima volta dalla metà del 1300, una volta prosciugati dai 53 galloni di acqua salata che li colmano.

La scoperta, secondo l´archeologo italiano d´Agostino ed il suo partner Stefano Medas, potrebbe essere il ritrovamento più importante di questo genere nella regione - forse addirittura nel mondo - e certamente una delle più antiche.

"Questa è la galea più antica mai trovata in qualsiasi luogo del Mediterraneo" ha dichiarato d´Agostino, un quarantaduenne dall´aspetto giovanile, nel corso di un´intervista svoltasi su un barcone nel mezzo della laguna, con la bellezza senza tempo di Venezia che scintilla sullo sfondo.

"Ci sono state poche scoperte come questa in qualsiasi luogo al mondo, in particolare di imbarcazioni così antiche" ha riferito alla Reuters nel corso di una visita al sito, sull´isola sprofondata di Boccalama.

Mentre entrambe le navi sono di grande interesse per gli archeologi, è la galea, lunga 125 piedi e capace di contenere circa 250 uomini, che possiede il maggiore fascino storico.

Al suo principio, Venezia era il più grande degli stati marini, e resisteva agli attacchi dei pirati e dei predoni dall´Est e dalla Spagna, grazie ad una flotta di imbarcazioni possenti, sicure e molto veloci.

I Veneti medioevali erano così abili e preparati nel campo, da avere speciali architetti navali, i "proti" che disegnavano galee da assemblare per parti, realizzabili pochi giorni prima della messa in mare.

Una delle due imbarcazioni ritrovate, la galea, appartiene al tipo di natante più comune dall´inizio del 1300 fino il XVI secolo. Usando schiavi o prigionieri come rematori sistemati su tre file, e con le vele nella parte posteriore, poteva sfrecciare ad alta velocità ed era facile da manovrare. Ma anche la nave da trasporto è curiosa. Dal fondo piatto, ampia 20 piedi e lunga 24, sembra piuttosto una chiatta medioevale. Dante riferisce dello stile di questi vascelli nella sua "Divina Commedia":

"Come talvolta le imbarcazioni giacciono sulla riva, che parte sta nell´acqua e parte a terra" egli scrisse.

A circa 700 anni di distanza, parte dell´imbarcazione è ancora in acqua, e parte al di fuori, ma in pochi giorni entrambe dovrebbero riemergere completamente.

Ancora non è possibile raccontare la storia intera di come arrivarono sul fondo delle acque di Venezia e come siano ancora così ben preservate. All´inizio del quattordicesimo secolo, l´isola di Boccalama, nell´angolo sud-occidentale della laguna, ospitava il monastero di San Marco. Ma il ritiro dei monaci non fu rilassante - l´isola iniziò lentamente a sprofondare. Per arrestare il processo, le galea e la nave da trasporto furono caricate di zavorre sabbiose, affondate, e quindi ancorate con piloni lignei per servire come "cassoni" o fortificazioni per i banchi dell´isola, secondo i documenti datati al 1328. La soluzione sembrò funzionare, ma solo per un certo periodo. Altri documenti mostrano che per il 1348, quando una tragica epidemia di peste straziò Venezia, il monastero fu abbandonato e l´isola fu usata per scaricarvi i corpi dei morti.

A quel punto, probabilmente, l´isola si inabissò ed il segreto di Boccalama fu trascinato nelle profondità della laguna.

L´isola fu riscoperta negli anni ´60 dall´archeologo veneziano Ernesto Canal, ma la chiatta non fu rintracciata fino al 1996, quando proprio D´Agostino si interessò dell´argomento. La galea fu trovata un anno dopo.

Fino ad allora, D´Agostino aveva cercato fondi per effettuare un drenaggio in larga scala e lavori di scavo sottomarini, e aveva cominciato a lavorare presso il Consorzio Venezia Nuova, un gruppo coinvolto in progetti per la preservazione della città e della sua laguna.

In un progetto del costo di un milione di dollari, il gruppo di lavoro di d´Agostino ha circondato l´intera isola (un´area di circa un ettaro) con travi d´acciaio di 15 metri; e si è quindi cominciato a pompare fuori acqua dallo spazio così circoscritto.

Tre settimane fa, il barcone ha cominciato ad emergere dal fango e le sue placche perfettamente preservate sono venute a contatto con l´aria per la prima volta in sette secoli.

Il gruppo ha usato le mani per scavare attraverso il fango nero e spesso, imbattendosi occasionalmente nei teschi di coloro che morirono nella pestilenza.

La prossima missione sarà drenare il fine strato d´acqua che ancora ricopre la galea; quindi inizierà il lavoro estremamente delicato di mantenere la superficie della galea continuamente bagnata d´acqua salata, per assicurarsi che non le sia recato danno in conseguenza dell´esposizione all´aria. Il suo sorprendente stato di conservazione, impeccabile a detta degli studiosi, è dovuto infatti alle masse di zavorra che la mantennero per tutti questo anni assolutamente immersa nelle profondità del mare.

In conclusione, si spera che la galea e la chiatta siano completamente riportate alla luce e quindi preservate nel museo Navale di Venezia, dove saranno orgogliosamente custodite insieme ad altri tesori storici prelevati dalle famose acque della laguna.


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