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20 Gennaio 2001 ARCHEOLOGIA
La redazione di La Porta del Tempo
Accordo Usa-Italia per fermare il saccheggio di antichità
tempo di lettura previsto 5 min. circa

Nel tentativo di arginare il dilagante fenomeno del saccheggio di alcuni dei siti archeologici più ricchi al mondo, gli Stati Uniti e l´Italia hanno siglato ieri un accordo volto a proibire le importazioni prive di licenza di antichità italiane, provenienti dai siti di preminente interesse artistico, a partire dalle ceramiche etrusche per finire con i tesori dell´Impero Romano.

L´accordo ha potenzialmente vaste implicazioni per il mercato di antichità internazionale perché si richiederà ai commercianti ed ai collezionisti statunitensi di provare che gli oggetti italiani importati, abbiano le prescritte autorizzazioni di legge che non siano state recentemente sottratti, rubati o spediti tramite paesi terzi senza licenza.

Gli accademici hanno salutato l´accordo come una grande vittoria nell´ infinita battaglia per strappare gli antichi artefatti da mani non autorizzate: "E´ un grande passo" ha detto Ricardo J.Elia, un archeologo dell´Università di Boston e vice Presidente dell´Istituto Archeologico Americano. "L´Italia è l´antenata tra le aree ad interesse storico e archeologico".

I commercianti, comunque, hanno liquidato l´accordo come difficile da decifrare e forse non inattaccabile, e sostengono che potrebbe anche alterare il commercio legittimo nei settori più curati dai collezionisti. Alcuni commercianti stimano che negli Stati Uniti, nel corso di un anno, siano comprate e vendute antichità Mediterranee per un ammontare complessivo di cinquanta milioni di dollari.

"Nessuno importa mai antichità Italiane dall´Italia" ha detto Jerome M. Eisenberg, fondatore e direttore della Galleria Royal-Athena di New York, ed editore del giornale di antichità Minerva. "Di quale tipo di prove dovremmo aver bisogno per comprare qualcosa in Svizzera? Potrebbe diventare un campo minato!"

L´Italia ha più di 500 dei maggiori siti archeologici, la maggior parte dei quali sotto costante protezione. Ciononostante, tra il 1995 e il 1999 le autorità hanno confiscato circa 100.000 oggetti trafugati. Nel 1998 i ladri di antichità sono arrivati ad usare dei bulldozer per saccheggiare un sito del IV sec a..C. a Ponte delle Monache, nel sud dell´Italia. La polizia di Pompei, nel 1998 ha arrestato scavatori clandestini che penetravano tramite tunnel sotto camere affrescate.

Il memorandum di intesa dell´accordo siglato ieri al Dipartimento di Stato copre materiali pre-classici e classici Romani ed include "pietre, metalli, ceramiche e artefatti di vetro, e pitture murali" databili tra il IX secolo a.C. fino al IV d.C.

L´accordo è stato firmato da Helena Finn, vice Segretaria di Stato per gli affari storici e culturali, e l´Ambasciatore Italiano Ferdinando Salleo. Prenderà effetto con la pubblicazione nel Registro Federale la prossima settimana. Contemporaneamente, hanno riferito le fonti del Dipartimento di Stato, sarà pubblicato l´elenco delle categorie di oggetti.

"L´accordo è un passo molto importante in ordine a sostenere i nostri sforzi contro le esportazioni illegali di materiali archeologici" ha detto Giovanna Melandri, Ministro Italiano per il patrimonio artistico e culturale. "Riusciremo anche ad ottenere una riduzione degli scavi illegali, e quindi una maggiore preservazione delle nostre ricchezze".

Nonostante le esatte categorie non siano ancora note, le fonti Italiane e statunitensi hanno riferito che l´accordo abbraccerà probabilmente alcune dei meglio conosciuti e più diffusamente collezionati artefatti: bronzi, figurine di terracotta e busti etruschi; sculture di bronzo, argento, terracotta e basalto Romane; affreschi romani; e vasi pugliesi e attici.

Allo stesso tempo, le fonti italiane hanno riferito che i loro ufficiali saranno molto più inclini a rilasciare certificati per l´esportazione per gli oggetti ampiamente disponibili, ammassati dal governo e conservati in depositi inaccessibili. I commercianti invece dicono che gli ufficiali italiani non hanno mai rilasciato certificati.

L´accordo è stato siglato 15 mesi dopo che la prima richiesta del Governo Italiano era stata inoltrata al Comitato per le Proprietà Culturali del Dipartimenti di Stato, a causa del diffondersi del contrabbando. La Meandri stima che tra il 30 ed il 50 % delle esportazioni illegali dall´Italia finiscano negli Stati Uniti.

Il Comitato ha posto le sue restrizioni alla Raccomandazione nel mese di giugno, e i redattori italiani e statunitensi hanno terminato di scrivere il memorandum in tempo perché l´amministrazione Clinton potesse firmarla come uno dei suoi ultimi atti ufficiali. A dispetto del poco tempo, non c´erano indicazioni sul fatto che l´accordo fosse destinato al Presidente Bush con un indesiderabile fait accompli. I Repubblicani hanno a lungo sostenuto gli sforzi del Comitato.

La richiesta Italiana era la nona, da che gli Stati Uniti nel 1983 hanno sottoscritto la Convenzione dell´UNESCO sulla proprietà culturale, per combattere i saccheggi nei paesi ricchi di antichità.

Passati accordi avevano coperto, tra altre aree, materiali pre-Colombiane dal Guatemala, sculture di pietra Khmer dalla Cambogia e artefatti dal Canada dei nativi americani.

Ancora, la proposta italiana ha posto nel nulla qualsiasi preventiva proposta. L´Italia è stata per secoli la terra di conquista preferita dei saccheggiatori, a causa della quantità del materiale disponibile. Tra il 1997 ed il 1999 le Squadre speciali Italiane a tutela del Patrimonio Artistico e Culturale hanno recuperato 32000 antichità da soli tre magazzini.

Una sessione pubblica della proposta italiana ha determinato accesi scambi di idee tra archeologi preoccupati per le violenze perpetrate ai danni di siti famosi, e i commercianti preoccupati per la difficoltà di provare l´origine di vaste categorie di artefatti, come i vasi attici di origine Greca, che furono portati o a loro volta saccheggiati, dagli antichi romani e diffusi così per il mondo.

"Come, in nome di Dio, si potrà appurare che quel vaso attico è stato trovato in Italia?" ha detto Eisenberg. I vasi "erano sparsi per il Mediterraneo, fin dai tempi più antichi" ha aggiunto. "All´inizio i collezionisti (moderni) credevano fossero etruschi, perché agli etruschi piacevano molto."


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