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31 Marzo 2003 ARCHEOLOGIA
SF Gate
Il Pentagono redige una « no-strike-list » per salvaguardare i siti archeologici dell´Iraq
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Rispondendo alle preghiere di archeologi e studiosi di tutto il mondo, il Pentagono ha ordinato alle truppe di terra e alle forze aeree di risparmiare i siti dei tesori archeologici iracheni quando possibile.

Questa è la favoleggiata Mesopotamia dell´antichità, la "culla della civiltà", dove le prime società agricole attorno ai fiumi Tigri ed Eufrate inventarono la scrittura, la ruota, le prime leggi, la letteratura e la matematica – più di 6000 anni or sono.

Oggi gli eserciti stanno combattendo attraverso le terre dove Caldei, Sumeri, Assiri e Babilonesi fondarono i loro grandiosi imperi. I combattimenti si sono sviluppati attorno a tali favolosi siti, come Ur dei Caldei, il luogo di nascita di Abramo, e le bombe sono cadute presso Ninive, dove Dio parlò al profeta Giona.

Virtualmente l´intero paese è un grande sito archeologico, la maggior parte del quale ancora non scavato, hanno dichiarato gli esperti.

"Vi è una collina in ogni dove, in Iraq; e normalmente si tratta di siti archeologici che potrebbero essere danneggiati senza che si sia mai avuta la possibilità di esplorarli" ha dichiarato McGuire Gibson dell´Università di Chicago, noto come primo archeologo americano al lavoro in Iraq.

Ed il patrimonio storico dell´Iraq non deve fronteggiare la sola minaccia dei combattimenti. Dopo la prima Guerra del Golfo, gli stessi Iracheni saccheggiarono centinaia di siti per appropriarsi di oggetti culturali di immenso valore e li venderli poi in un fiorente mercato nero internazionale.

"E´ un´importante sezione del patrimonio del mondo, e con la continuazione dei combattimenti si accresce ancore il pericolo dei saccheggi" ha dichiarato.

Gibson ed i suoi colleghi all´American Institute of Archaeology hanno inviato al Pentagono una lista di più di 4000 siti cruciali attraverso il paese, musei, monumenti, e preziosi scavi archeologici, pregando i comandanti militari di risparmiarli.

"Decine di migliaia di altri siti si datano alle origini della storia –perfino prima che la Bibbia fosse scritta – e non sono ancora stati esplorati affatto" ha dichiarato Gibson in un intervista la scorsa settimana.

Sfortunatamente, la locazione di molti siti archeologici ed il modo in cui la guerra è stata portata avanti, pone molti di questi tesori in grave pericolo.

Molta parte del deserto meridionale tra i due fiumi, è un reticolo di antichi canali di irrigazione che potrebbero costituire rifugi ideali per le truppe nella battaglia di terra, nota Gibson. Al di sotto e presso questi scavi indubitabilmente giacciono altri preziosi artefatti di valore storico sconosciuto, ha aggiunto.

Le forze Irachene, riferiscono fonti del Pentagono, non sono nuove a installare postazioni contraeree sui tetti di musei storici e antiche costruzioni – una tattica che ovviamente minaccia il loro futuro.

Il Luogotenente Colonnello Gary Keck, portavoce del Pentagono, ha dichiarato al Chronicle che il Dipartimento della Difesa ha creato espressamente una "no-strike-list", una lista cioè di siti che le truppe di terra devono evitare e che le sortite aeree non debbono bombardare. Keck ha dichiarato che il Pentagono non ha reso nota alla stampa la lista dei nomi.

"Confidiamo nel fatto di avere incluso nella lista tutti i siti maggiori e la maggior parte dei minori" ha dichiarato Keck. Alcuni dei siti antichi sono classificati come aree "no fire" che dovrebbero essere mantenute immuni da bombardamenti e attacchi missilistici, mentre altri sono classificati come siti da "ordinanza di restrizione" che possono essere attaccati solo qualora truppe irachene o irregolari le occupassero, ma non con armi pesanti.

"Siamo capaci di definire ogni area protetta molto precisamente" ha dichiarato Keck, " ma si possono sempre verificare degli errori".

In un numero della rivista Science, pubblicato poco prima dell´inizio della guerra, Gibson ha elogiato lo sforzo del governo iracheno nella protezione delle loro antichità e patrimonio culturale." Ha notato che "l´esemplare legge sulle antichità del paese" ha offerto al governo un controllo completo di ogni sito archeologico della nazione.

Prima della prima Guerra del Golfo, ha dichiarato Gibson centinaia di esperti ben addestrati lavoravano sul campo con gruppi di archeologi stranieri. Migliaia di guardie proteggevano i musei, monumenti, templi, e perfino i più piccoli siti storici conosciuti.

Da allora, comunque, squadre di specialisti hanno lasciato il paese e solo tre dei 25 archeologi iracheni di avanzata esperienza sono rimasti. Persino il Museo Nazionale di Baghdad ha perduto gran parte del suo staff professionale, ha dichiarato.

Questo museo, ora in pericolo per i continui assalti alla città, è rinomato attraverso il mondo per la sua collezione di artefatti mesopotamici databili indietro di 6000 anni, come anche attrezzi Neanderthal e fossili della prima età della pietra.

Nel corso della prima Guerra del Golfo, il combattimento ha causato solo danni minori ai siti archeologici, e monumenti. Ma, dopo la guerra, nel corso delle settimane di violente insurrezioni, i musei "sono stati razziati da gruppi armati che distrussero le esposizioni, rubarono antichità, e qualche volta diedero fuoco ai palazzi" ha ricordato Gibson.

Dopo la fine della guerra, ha dichiarato Gibson vi sarà una corsa per sviluppare nuovi campi di petrolio, industrie e progetti di irrigazione. "L´assetto archeologico" dovrà essere una parte vitale dei progetti di ricostruzione, ha aggiunto.

"Sarebbe una tragedia per il mondo se migliaia di siti andassero perduti come risultato dei disordini politici o di decisioni prese per la ripresa economica sul breve periodo" ha dichiarato.

Vi è una possibilità, almeno, che ciò non accada. Gli istituti archeologici di sette nazioni si sono impegnati, una volta finita la guerra, ad aiutare lo staff di recupero del Dipartimento di Antichità Egiziano nel rimpatriare gli artefatti rubati, ricostruire laboratori danneggiati o distrutti e condurre operazioni di salvataggio.

"Sul lungo termine" assicurano i leader di sette organizzazioni, "gli studiosi internazionali potrebbero aiutare il dipartimento a portare avanti un controllo sistematico per tutto il paese, in ordine a definire tutti i siti archeologici identificabili."

Il gruppo internazionale include istituti di: Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Belgio, Danimarca, Giappone e Finlandia.

La guerra in Iraq potrebbe porre antichi monumenti a rischio di distruzione da parte delle bombe americane. Gli archeologi hanno incontrato il Pentagono ed il Dipartimento di Stato gli ufficiali di per aiutarli ad identificare i siti importanti nello sforzo di salvarli.

- Giardini pensili

Una delle sette Meraviglie del Mondo. Questo sito è sulla riva est del Fiume Eufrate, a sud di Baghdad. Nessuno conosce come dovessero apparire veramente questi antichi giardini. La ricostruzione moderna è stata criticata come in accurata e turistica.

- Ninive

Culla dei re Assiri per 2, 500 anni fino al VII secolo d.C., quando i suoi capi partirono alla volta di un fallimentare assedio di Gerusalemme. Il suo crollo si provò la fine delle più antiche e più popolose città dell´Impero Assiro. E´ tra i 100 siti archeologici più a rischio secondo il World Monuments Watch.

- Ziggurat di Ur.

Il meglio preservato di tutti gli ziggurat, o templi, giace in quella che era una volta la Mesopotamia. Fu costruito tra il 2113 a.C. ed il 2096 d.C. Rimangono solo rovine, ma la struttura è stata parzialmente ricostruita. L´antica città di Ur è stata detta essere il luogo d´origine di Abramo nella Bibbia.

- Ctesiphon

Le rovine dell´antica città si trovano ora inglobate nei sobborghi di Baghdad. Era il centro della cristianità fino al 637, quando fu presa dagli arabi e rinominata al Madain. Vi si trova il più ampio e antico arco singolo del mondo, costruito di mattoni e senza alcun rinforzo. Nel corso della Guerra del Golfo del 1991, riverberi delle esplosioni provocarono fratture nella struttura.


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