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28 Febbraio 2003 ARCHEOLOGIA
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Il Mistero delle « Batterie di Baghdad »
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La guerra può distruggere più di un popolo, un esercito o un leader. La cultura, la tradizione e la storia giacciono anch´esse sotto la linea di fuoco.

L´Iraq ha un ricco patrimonio nazionale. Il Giardino dell´Eden e la Torre di Babele si dice fossero situate in questa terra antica.

In ogni guerra, vi è la possibilità che tesori senza prezzo vadano persi per sempre, articoli come le "antiche Batterie" che risiedono senza difese presso il Museo di Baghdad.

Per via di questi oggetti si sostiene da più parti che una delle civiltà del passato qui stanziate, oltre alla scrittura e alla ruota, potrebbe anche avere inventato le cellule elettriche – duemila anni prima che tali dispositivi fossero ben conosciuti.

Fu nel 1938, mentre lavorava a Khuiut Rabu, appena fuori Baghdad nell´Iraq dei tempi moderni, che l´archeologo tedesco Wilhelm Konig dissotterrò una giara di argilla della lunghezza di 13 centimetri, contenente un cilindro di rame che racchiudeva a sua volta una bacchetta di ferro.

Il vaso mostrava segni di corrosione, e i primi esami rivelarono la presenza di un agente acido, come rame o vino.

All´inizio del 1900, molti archeologi europei lavoravano a scavi in antichi siti mesopotamici, alla ricerca di prove per il racconto biblico dell´Albero della Conoscenza o dell´Arca di Noè.

Konig non sprecò il suo tempo a cercare spiegazioni alternative per la sua scoperta. Per lui, si doveva trattare di una batteria.

Malgrado fosse difficile da spiegare, e non fosse certo un´idea confacente alle ideologie religiose del tempo, pubblicò le sue conclusioni. Ma presto il mondo si trovò in guerra, e la sua scoperta fu dimenticata.

A più di 60 anni dalla loro scoperta, le batterie di Baghdad – poiché ve ne sono circa una dozzina – sono ancora avvolte nel mito.

"Le batterie hanno sempre attratto l´interesse per la loro peculiarità" dichiara il Dr Paul Craddock, esperto di metallurgia dell´antico Vicino Oriente del British Museum.

"Sono una rarità. Per quanto sappiamo, nessuno mai ha trovato qualcosa di simile. Sono cose strane; uno dei primi enigmi della vita sulla terra."

Non vi sono due versioni uguali al riguardo. Alcuni dicono che furono dissotterrate, altri che Konig le trovò nel basamento del museo di Baghdad quando accettò l´incarico di direttore.

Non si sa di preciso quante ne siano state trovate, e la loro vera età è oggetto di disputa.

La maggior parte delle fonti datano le batterie al 200 a.C. circa- l´era dei Parti, ovvero tra il 250 a.C. ed il 225 d.C. Guerrieri provetti, i Parti non si fecero mai notare per i loro successi scientifici.

"Malgrado questa collezione di oggetti sia usualmente datata all´era dei Parti, gli elementi di non sono del tutto chiari" ha dichiarato il Dr St.John Simpson, anch´egli del dipartimento dell´antico Vicino Oriente al British Museum.

"Il recipiente in sé è Sassanide. Questa discordanza presumibilmente nasce da un´erronea identificazione dell´età del vaso di ceramica, o del sito nel quale sono stati trovati."

Nella storia del Medio Oriente, il periodo Sassanide (circa 225-640 d.C.) segna la fine del mondo antico e l´inizio della più scientifica era medioevale.

Malgrado la maggior parte degli archeologi concordi sul fatto che gli artefatti siano batterie, vi sono molte congetture sul come possano essere state scoperte, e sul loro uso.

Come potrebbe l´antica scienza araba aver estrapolato i principi dell´elettricità ed essere giunto ad una tale conoscenza?

Forse, in effetti, non la raggiunsero. Molte invenzioni furono concepite prima che i principi a loro fondamento fossero adeguatamente compresi.

Non è sempre necessario comprendere perché certe cose funzionano – basta che lo facciano.

E´ certo che le batterie di Baghdad potrebbero condurre corrente elettrica poiché sono state effettuate molte riproduzioni, incluse quelle degli studiosi di storia antica sotto la direzione del Dr Marjorie Senechal, professoressa di Storia, Scienze e Tecnologie presso lo Smith College, Stati Uniti.

"Non credo che alcuno possa sostenere per certo per cosa fossero usate, ma potrebbero essere state batterie, perché funzionano come tali" ha dichiarato. Le riproduzioni realizzate, fedelissime agli originali, possono produrre voltaggi da 0.8 a circa 2 volt.

Per produrre una corrente elettrica sono necessari due metalli con differenti potenziali elettrici, ed una soluzione ionizzante, conosciuta come elettrolito, per trasportare gli elettroni.

Connessi in serie, un sistema di batterie simile potrebbe teoricamente produrre un voltaggio molto superiore, malgrado nessun filo metallico sia mai stata trovata a dimostrare che questo fosse il caso.

"E´ un peccato non aver trovato alcun filo" ha dichiarato il Dr Craddock. "Ciò significa che la nostra interpretazione potrebbe essere completamente erronea."

Ma è sicuro che gli oggetti siano batterie e che vi dovrebbero poter essere molte altre batterie simili da scoprire. "Altri esemplari potrebbero già essere custoditi in qualche museo, non riconosciuti

Ciò è specialmente plausibile se i reperti mancano di alcuni pezzi, e solo perfettamente ricostruiti rivelerebbero la loro reale natura".

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Alcuni hanno suggerito che le batterie potrebbero essere state usate a scopi medicinali.

Gli antichi Greci scrivevano dell´effetto antidolorifico del ginnoto (specie ittica) quando applicato alle piante dei piedi.

I Cinesi avevano sviluppato l´agopuntura per quel tempo, ed ancora la usano combinata con una corrente elettrica. Questo potrebbe spiegare l´esistenza di oggetti simili ad aghi trovati con alcune delle batterie.

Ma questo voltaggio ridottissimo sarebbe stato probabilmente inefficacie contro il vero dolore, considerando il ben noto uso di altre sostanze antidolorifiche nel mondo antico come la cannabis, l´oppio ed il vino.

Altri scienziati ritengono che le batterie fossero usate per placcare elettronicamente – trasferire una fine lamina di metallo su un´altra superficie metallica – una tecnica ancora usata ed un comune esperimento di laboratorio per studenti.

Quest´idea è intrigante perché alla sua base, giace la madre di molte invenzioni: il denaro.

Nelle creazioni di gioielleria, per esempio, uno strato d´oro o argento è spesso applicato per aumentare la bellezza, in un processo chiamato doratura.

Due delle tecniche principali di doratura erano usate a quel tempo e sono ancora in uso oggigiorno: lavorazione al maglio del metallo prezioso fino ad ottenere strisce, o unione dello stesso metallo prezioso mediante una base di mercurio che viene passata sull´articolo.

Queste tecniche sono efficaci, ma inutili se paragonate all´aggiunta di un piccolo ma consistente strato di metallo per elettro-deposizione. La misteriosa abilità nell´elettro-placcare oro e argento su tali oggetti non avrebbe semplicemente salvato preziose risorse e denaro, ma avrebbe anche potuto guadagnare importanti amici a corte.

Un palazzo, regno, o perfino la figlia del sultano potrebbero essere state il premio per una tale conoscenza – e sufficiente motivazione per celarne il segreto.

Per verificare quest´ipotesi nei tardi anni settanta, il Dr Arne Eggerbrecht, allora direttore del Roemer and Pelizaeus Museum di Hildesheim, ha collegato insieme molte riproduzioni delle batterie di Baghdad, usando succo d´uva come elettrolito, e sostenuto di aver potuto così depositare uno strato d´argento dello spessore di pochi millesimi di millimetro, su un´altra superficie.

Altri ricercatori, invece, hanno discusso questo risultato e non sono stati in grado di riprodurlo.

"Non esiste alcuna documentazione scritta di esperimenti del genere che si svolsero qui nel 1978" dichiara la Dr Bettina Schmitz, attualmente ricercatrice presso lo stesso Museo Roemer and Pelizaeus.

"Gli esperimenti non furono nemmeno documentati da fotografie, il che è davvero un peccato" ha aggiunto. "Ho cercato negli archivi del museo e parlato con chiunque fosse coinvolto nelle operazioni nel 1978, senza alcun risultato."

Malgrado mediante il collegamento di più batterie insieme si ottenga un voltaggio superiore, è l´amperaggio il vero fattore limitante, e ciò solleva molti dubbi su reale potere che si sarebbe mai potuto conseguire, perfino da decine di batterie.

Una seria falla nell´ipotesi dell´elettro placcatura è poi la mancanza di articoli provenienti da questa regione, che siano stati trattati in questo modo.

"Gli esempi che conosciamo, sono placcati con le tecniche convenzionali di placcatura ad oro, e di doratura al mercurio" riporta il Dr Craddock. "Non vi è mai stata alcuna prova indiscutibile per sostenere la teoria della elettro-placcatura".

La sua teoria alternativa, è interessante: suggerisce che un gruppo delle batterie, connesse in parallelo, avrebbero potuto essere nascoste all´interno di una statua metallica o idolo; chiunque avesse toccato la statua avrebbe ricevuto una scossa leggera ma percepibile, simile alla scarica di elettricità statica in cui ci imbattiamo sovente a casa, in ufficio, o chiudendo la portiera dell´auto.

"Ho sempre sospettato dell´esistenza di trucchi nei templi" ha dichiarato il Dr Craddock. "La statua di un dio veniva collegata alle batterie, e quindi il sacerdote proponeva delle domande.

"Ad ogni risposta sbagliata, nel toccare la statua, si sarebbe avvertita una piccola scossa, e forse un misterioso flash di luce azzurra. Con la risposta corretta, il sacerdote avrebbe disconnesso la batteria, bloccando la scarica – e la persona si sarebbe allora convinta del potere della statua, del sacerdote e della religione."

E´ stato detto che ai non iniziati, la scienza non è agevolmente distinguibile dalla magia.

"Sappiamo che in Egitto questo genere di cose avveniva con il motore di Hero" ha dichiarato il Dr Craddock.

Il "motore di Hero" era una primitiva macchina a vapore, e come la batteria di Baghdad nessuno è del tutto sicuro del modo in cui fosse usata, ma gli studiosi sono unanimemente convinti che funzionasse.

Trovando l´ipotetico idolo, si avrebbe una prova forte a sostegno della nuova teoria. Con una batteria al suo interno, il simulacro della divinità sarebbe stato riverito e venerato, perché volutamente "caricato" di potere divino.

Perfino se la corrente non fosse stata sufficiente ad offrire una scossa autentica, potrebbe comunque aver prodotto un tenue calore, un bizzarro tintinnio al tocco di dita ignare.

Ed la statua - contenitore ne avrebbe preservato il segreto.

Forse è troppo presto per dire che le batterie abbiano dimostrato convincentemente di essere parte di un rituale magico. Ulteriori esami, inclusa un´accurata datazione dei componenti delle batterie, saranno necessari per avere una risposta attendibile a questo enigma della storia.

Nessuno sa se l´idolo o la statua che avrebbe potuto contenere le batterie esista realmente, ma forse l´opportunità di scoprirlo non è troppo lontana – se sopravvivrà all´eventuale conflitto nel Medio oriente.

"Questi oggetti appartengono ai successori del popolo che li ha creati" ha dichiarato il Dr Craddock. "Speriamo che il mondo riesca a risolvere gli attuali problemi cosicché la gente possa recarsi lì a vederli."