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20 Marzo 2001 ARCHEOLOGIA
Chicago Tribune
Traffico illecito di reperti archeologici
tempo di lettura previsto 3 min. circa

SANGA, MALI. Il traffico illecito di reperti archeologici di provenienza Africana ha ormai raggiunto livelli d´allarme. Gli oggetti d´arte senza prezzo, alcuni dei quali unici e insostituibili, sono ormai inesorabilmente risucchiati in un ricchissimo mercato d´antichità che è nato con il boom del collezionismo d´arte agli inizi degli anni ´80.

I tombaroli depredano l´Egitto da tempi immemori, e le armate di Napoleone in nord Africa hanno diffuso la frenesia, che dura ormai da secoli, di collezionare ciò che dovrebbe essere custodito dai più grandi musei d´Europa. In anni recenti, la tendenza ha subito un´accelerazione, alimentata dal fiorire dell´ economia americana ed europea e dal crescente interesse nell´arte etnica autentica. Antiche sculture di steatite, per esempio, sono state sottratte durante le guerriglie in Sierra Leone. Rare ceramiche degli ormai dissolti imperi africani, sono state depredate dai siti archeologici nell´assetato Niger, una delle nazioni più povere nel mondo. E perfino i musei Nigeriani sono già stati ripuliti da ufficiali corrotti ansiosi di svendere la storia per pochi dollari.

"Il redditizio mercato del collezionismo d´arte minaccia dappertutto l´archeologia, ma l´Africa è incredibilmente vulnerabile" ha riferito Susan Keech McIntosh, un´archeologa della Rice University di Houston, che presiede il comitato di supporto al governo degli Stati Uniti per la regolamentazione del commercio di antichità.

"Si trovano commercianti che dotano i coloni africani di pale affinché smantellino i siti archeologici metro cubo per metro cubo" ha riferito la McIntosh. "Tutto quello che ci resta per conoscere le civiltà Africane è la loro arte, perché gli altri aspetti della loro cultura sono andati, distrutti dai saccheggiatori".

Mali è poi un caso speciale, sia per la favolosa bellezza dei suoi artefatti sia per la velocità incredibile a cui tale antica arte è scomparsa, per andare ad impinguare le collezioni private di uomini senza scrupoli, generalmente europei. Estesa nella zona di confine tra il Sahara e l´umida savana, Mali ospitò parecchie civiltà creatrici d´arte risalenti a più di due millenni or sono.

La più antica cultura urbana conosciuta nell´Africa Sub-Sahariana, l´Impero Mali, prese radici e fiorì sul delta interno del fiume Niger circa 1000 anni fa. Centinaia di squisite sculture di terracotta di quel periodo, sono state prelevate da Mali da commercianti d´arte internazionali negli anni recenti; una figurina, un ariete d´argilla che potrebbe anche essere un falso, è stata battuta per 275.000 dollari ad un´asta di Sotheby´s a New York nel 1991. Il Museo Nazionale di Mali, per converso, possiede solo poche dozzine di pezzi di quel genere.

Un altro sito caldo, le colline di Bandiagara ove le tribù animiste dei Dogon seppellivano i loro morti nelle grotte, è entrato nel mirino dei collezionisti. Virtualmente ogni porta antica e intagliata appartenente alle tribù, è stata trafugata alla volta delle gallerie d´arte in Europa e Stati Uniti. I locali hanno deciso di difendere strenuamente quel che rimane degli intagli originali per proteggerli dalla pratica dei saccheggi. Nel contempo, arte perfino ancora più antica nell´area dei Dogon poggiatesta e statuette nelle inaccessibili grotte dai Tellem, una popolazione che scomparve misteriosamente nel 16° secolo sono state prelevate mediante l´uso di corde per raggiungere i luoghi più impervi.

"E´ troppo tardi per fermare questo continuo flusso di ricchezze in uscita dall´Africa, perché la maggior parte dei reperti sono già stati prelevati" dice Douglas Dawson, un rispettato commerciante d´arte a Chicago che spesso procura pezzi ai musei. Dawson ha notato che pochi resti realmente africani rimangono nel continente, essendosi sviluppato un mercato concorrente di false riproduzioni. Secondo il numero di Gennaio di Archaeology Magazine, almeno l´80% della terra cotta che arriva da Mali è contraffatta.


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