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22 Marzo 2015 ARCHEOLOGIA
ilfattostorico.com
UN SITO IN BOLIVIA DOVE BOLLIVANO E SCARNIFICAVANO I CADAVERI
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Gli archeologi al lavoro vicino al lago Titicaca, in Bolivia, hanno scoperto le tracce di un antico complesso mortuario dove venivano trattati i corpi umani dopo la morte. In particolare li bollivano, li scarnificavano e li pulivano.

Le ossa potevano poi essere portate via dalle popolazioni nomadi che vivevano sulle Ande.

Quasi 2.000 anni fa, le carovane commerciali e gli allevatori di lama si spostavano lungo i passi pedemontani vicino alle rive meridionali del lago Titicaca, in Bolivia. Tra gli sporadici avamposti frequentati dai nomadi, vi era il centro religioso e politico di Khonkho Wankane. Un nuovo studio, pubblicato su Antiquity, rivela che le popolazioni itineranti che frequentavano l'insediamento tra il 200 a.C. e il 500 d.C. ci portavano i loro morti per processarli ritualmente in pezzi più trasportabili per seppellirli altrove.

L'articolo, scritto dal professore di archeologia Scott C. Smith (Franklin&Marshall College) e Maribel Pérez Arias (University of Pittsburgh), spiega l'insolita scoperta. Al centro dell'insediamento, gli archeologi hanno dissotterrato i resti di un struttura circolare, in pietra e adobe, insieme a 972 ossa umane di almeno 25 individui, sparsi sul pavimento.

A parte le ossa intatte di una mano e un piede, la maggioranza dei resti umani scoperti erano denti e piccole ossa, soprattutto di mani e piedi. Gli esami hanno determinato che la maggioranza degli individui erano adulti di oltre 25 anni di età. Un sottile strato di gesso bianco copriva i resti, e la maggior parte mostrava tracce di pittura rossa. Gli archeologi hanno anche trovato pentole di ceramica e quattro strumenti in ossa di lama, ricoperti anch'essi con lo stesso gesso bianco.

I test a fluorescenza X condotti su 27 blocchi di un materiale gessoso bianco, rinvenuto nel sito, hanno rivelato una composizione principale di ossido di calcio - calce viva - prodotta riscaldando la pietra calcarea a temperature estremamente alte. Quando esposta all'aria, la calce viva diventa un gesso bianco (carbonato di calcio) simile a quello trovato sulle ossa.

Basandosi sulla presenza di calce viva e l'assenza di qualsiasi ossa lunga e cranio intatto, gli archeologi pensano che il sito fosse un complesso mortuario che processava i resti umani. Come i produttori di cuoio rimuovono capelli e grasso dalle pelli in un processo noto come "calcinazione", a Khonkho Wankane disarticolavano i cadaveri portati dai nomadi. Poi li bollivano in pezzi in grandi pentoloni pieni d'acqua e calce viva, una mistura caustica che avrebbe staccato qualunque tessuto muscolare e grasso dalle ossa. Gli strumenti in ossa di lama sarebbero serviti a mescolare il contenuto. La presenza di pigmento rosso suggerisce che il processo rituale includeva la pittura delle ossa dopo la pulizia.

Quattro monoliti di arenaria incisi trovati a Khonkho Wankane offrono ulteriori indizi sull'uso originale della struttura. Le incisioni su un pilastro raffigurano un individuo che sembra spostarsi sopra il retro del monolite coperto di carne e poi muoversi giù con le sue coste esposte e il corpo parzialmente scarnificato.

L'analisi degli isotopi di ossa e denti ha scoperto che alcune persone non provenivano dalla regione meridionale del lago Titicaca, ma da fuori. Secondo i ricercatori, "[questi] individui non vissero vicino alla regione durante la formazione dello smalto dentale", suggerendo che i cadaveri vi fossero portati apposta per il rituale.

Ma perché un'antica civiltà che abitò le Ande costruì una tale struttura? Una ragione è che i morti fossero riveriti dai vivi e giocassero un ruolo importante nella società. Oppure, in una società altamente mobile, i membri della famiglia spesso morivano lontani da casa, e piuttosto che seppellirli nel luogo di morte i parenti li trasportavano verso cimiteri più adatti. In questo modo, il complesso serviva come una "stazione secondaria" che serviva a trasformare i pesanti cadaveri in ossa, più facilmente trasportabili e pronte per essere sepolte a casa.

"Le prove indicano", scrivono Smith e Pérez, "che in un'epoca di accresciuti movimenti e circolazione, Khonkho Wankane assunse una certa rilevanza grazie anche al processamento rituale dei resti umani per la popolazione agropastorale".


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