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18 Agosto 2014 SCIENZA
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EBOLA...VIA LIBERA A FARMACI MAI TESTATI SULL'UOMO
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Nancy Writebol, la volontaria americana che ha contratto il virus Ebola in Liberia, al suo arrivo all\'Emory University Hospital di Atlanta, il 5 agosto scorso. Fotografia di John Spink, The Journal&Constitution/AP
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L'Organizzazione mondiale della sanità ha autorizzato l'uso di prodotti ancora mai testati sull'uomo per combattere l'epidemia che ha già fatto oltre mille morti.

Una commissione di esperti internazionali convocata dall'Organizzazione mondiale della Sanità ha autorizzato l'uso di farmaci sperimentali nella zona dell'Africa occidentale colpita dalla maggiore epidemia di Ebola della storia, fissando contemporaneamente i criteri etici per il loro utilizzo. La sindrome emorragica scatenata dal virus ha già fatto oltre mille morti, mentre si calcola che le persone infettate siano più di 1.800.

Nel suo comunicato la commissione sottolinea che "un trattamento specifico o un vaccino sarebbero una risorsa potente per contrastare il virus", potenziando le attuali misure di contenimento dell'infezione, che consistono fondamentalmente nell'isolamento e nel monitoraggio dei pazienti. Attualmente esistono alcuni trattamenti anti-Ebola, tutti ancora in fase sperimentale e mai testati su esseri umani. Il loro uso pone dunque gravi problemi etici, perché non se ne conosce né l'efficacia né l'eventuale pericolosità.

Il dibattito si è aperto il mese scorso, quando ai due volontari americani che hanno contratto il virus in Africa è stato somministrato un farmaco sperimentale chiamato Zmapp. Da allora le condizioni di Kent Brantly e Nancy Writebol sembrano migliorate. È invece morto il sacerdote spagnolo Miguel Pajares, anche lui trattato con lo stesso farmaco.

Nonostante le iniziali esitazioni della comunità medica, scrivono gli esperti dell'OMS, "l'elevato numero di persone contagiate dall'epidemia del 2014 in Africa occidentale e l'alto tasso di mortalità hanno sollecitato l'impiego di trattamenti medici in fase di sperimentazione per cercare di salvare le vite dei pazienti e contenere l'epidemia". Questo utilizzo, però, deve seguire regole rigorose: "trasparenza su tutti gli aspetti della cura, consenso informato, libertà di scelta, riservatezza, rispetto della persona, tutela della dignità e coinvolgimento della comunità".

Gli esperti aggiungono che "raccogliere e condividere tutti i dati generati dall'uso di qualunque terapia è un dovere morale".

Intervistato da National Geographic, Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, aveva già sottolineato che occorrerà parecchio tempo per produrre quei pochi farmaci attualmente in sviluppo in quantità sufficiente a trattare un numero consistente di persone.

Altri avvertono che dispensare farmaci in una regione da sempre diffidente nei confronti dei medici professionisti potrebbe non essere semplice.

Kevin Donovan, direttore del Pellegrino Center for Clinical Bioethics presso il Medical Center della Georgetown University, consiglia di distribuire qualunque farmaco disponibile prima di tutto ai volontari: "Se lasciamo che le persone che sono impegnate sul campo vengano eliminate, " dice Donovan, "non resterà nessuno per somministrare le terapie".

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