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28 Maggio 2014 STORIA
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ADESSO SI VA SULL'EVEREST IN ELICOTTERO
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Wang Jing a Namche Bazaar, al ritorno dalla sua scalata dell\'Everest. In mano ha una targa fatta con lattine ritrovate sulla montagna e riciclate
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A un mese dalla valanga che ha ucciso 16 Sherpa, la cinese Wang Jing ha percorso un tratto in elicottero prima di scalare la vetta.

Dallo scorso 18 aprile, quando una valanga uccise 16 Sherpa che stavano trasportando attrezzature in previsione della stagione alpinistica, sull'Everest vigeva una sorta di moratoria ufficiosa delle scalate: tutte le guide straniere si erano ritirate e più di 300 turisti che avevano pagato somme anche notevoli avevano rinunciato all'impresa.

Ma l'alpinista cinese Wang Jing, 41 anni, è riuscita ugualmente a scalare la cima più alta del mondo: assieme a una squadra di Sherpa, ha scavalcato in elicottero il tratto più pericoloso del percorso, proprio dove era avvenuto il tragico incidente. Il volo, partito il 10 maggio con l'autorizzazione del Ministero della Cultura nepalese, è servito a trasportare il team dal campo base al campo 2. Wang ha poi raggiunto la vetta il 23 maggio: per lei è stata la terza scalata dell'Everest. Non è però ancora chiaro se il Ministero nepalese certificherà ufficialmente l'impresa.

Dopo la valanga, la comunità degli alpinisti aveva discusso sulla possibilità di ricorrere agli elicotteri per superare le cascate Khumbu - un'area instabile caratterizzata da massicce formazioni di ghiaccio e profondi crepacci - in modo da ridurre il rischio per gli Sherpa, che durante la stagione alpinistiche la attraversano più volte per trasportare provviste e attrezzature dal campo base ai campi superiori.

Ho parlato con Wang dopo il suo ritorno al villaggio di Namche Bazaar, dove è stata festeggiata in una cerimonia di ringraziamento per aver donato oltre 30 mila dollari all'ospedale locale. La donna racconta che nessuno degli Sherpa che aveva portato con sé aveva mai scalato l'Everest prima d'ora. All'inizio aveva qualche timore, ma per lei gli Sherpa sono come una famiglia e ha deciso di fidarsi, e insieme sono riusciti nell'impresa.

Si dice molto addolorata per la morte delle guide rimaste uccise nella valanga, ma non se l'è sentita di rinunciare a un'impresa che aveva già programmato in dettaglio: scalare tutte le "sette cime" (le vette più alte dei sette continenti) in un periodo di sei mesi.

"Pensavo che non sarebbe stato difficile, visto che per nove volte ho già scalato vette al di sopra degli 8.000 metri. Al confronto le cime degli altri continenti mi sembravano facili, ma mi sto accorgendo che non è così".

Wang aggiunge che il famigerato Hillary Step, sull'ultimo tratto di salita dell'Everest, non le è risultato troppo ostico grazie al fisico molto flessibile, e per provarlo si mette un piede sulla testa.

A quanto si racconta, la donna proviene da una famiglia povera del Sichuan, e ha fatto fortuna lanciando una ditta di abbigliamento sportivo. Mi saluta prima di ripartire per l'Alaska, dove tenterà la scalata del McKinley, il monte più alto del continente nordamericano. Cosa farà l'anno prossimo? "Penso che forse mi riposerò".

Nonostante i festeggiamenti ufficiali, l'impresa di Wang non sarà sicuramente ben accolta da tutti. Dopo la valanga diversi Sherpa avevano chiesto che la stagione alpinistica sul versante nepalese dell'Everest fosse ufficialmente chiusa. Quelli che hanno accompagnato l'alpinista cinese hanno probabilmente ricevuto lauti compensi per aver violato la moratoria ufficiosa.

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