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27 Maggio 2014 ARCHEOLOGIA
ilfattostorico.com
I geoglifi dei Paracas indicavano dei luoghi di commercio
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Secondo una nuova ricerca, gli antichi abitanti del Perù crearono degli allineamenti rocciosi nel deserto costiero, forse per indicare dei luoghi dedicati agli scambi commerciali. Questi manufatti risalgono al 300 a.C., e quindi sarebbero più antichi delle famose Linee di Nazca.

I Paracas furono tra i primi ad insediarsi lungo la costa meridionale del Perù, e sono noti soprattutto per la costruzione di collinette cerimoniali vicino alle loro case, e per la creazione di allineamenti di rocce detti geoglifi. Alcune di queste linee si estendono anche per più di 3 chilometri. Come loro, altre culture andine, come la più famosa civiltà di Nazca, tracciarono dei geoglifi incredibili.

Ora, una ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, offre una nuova spiegazione sul significato di queste linee. "Se vuoi che la gente venga ai tuoi eventi sociali devi indicare la strada", spiega Charles Stanish, uno degli autori dello studio. "Queste linee, infatti, indicano direttamente i tumuli cerimoniali situati lungo la costa dove la gente si trovava per commerciare".

"L'essere riusciti a trovare una spiegazione così semplice per i geoglifi libera le linee di Nazca dall'aura mistica che le ha sempre circondate", commenta lo storico ambientale Ingmar Unkel dell'Università di Kiel in Germania.

Invece di puntare sul misticismo, il nuovo studio - in parte finanziato dalla National Geographic Society - fornisce una spiegazione più concreta che aiuta a comprendere queste costruzioni poste in mezzo al nulla.

Nel nuovo studio i ricercatori hanno mappato 71 allineamenti in un'area di 40 chilometri quadrati. Le linee erano situate a circa 20 chilometri dalla costa di Chincha, una valle del Perù meridionale, a metà strada tra gli insediamenti costieri e quelli sugli altipiani. Le linee indicano cinque tumuli cerimoniali che in alcuni casi sono allineati con il solstizio d'inverno, che nell'emisfero australe cade nel mese di giugno e forse al tempo era una festività religiosa. "Queste linee sono state pensate per essere visto dall'alto", afferma Stanish.

Le ceramiche ritrovate durante gli scavi e la datazione al radiocarbonio di tre di questi tumuli suggeriscono che questi siti fossero attivi già 2.300 anni fa: questo significa che le linee di Paracas sono più antiche delle linee di Nazca di almeno due secoli.Secondo Stanish, i centri cerimoniali costieri "pubblicizzavano" la loro esistenza ai commercianti e ai pellegrini che provenivano dagli altri altopiani del Perù, e il popolo Paracas avrebbe costruito geoglifi sempre più lunghi, in una sorta di competizione per indicare la via verso il mercato più importante.

Unkel, invece è più cauto: "È anche possibile che le linee di Chinca siano più giovani, forse vennero costruite dopo i tumuli". La cultura Paracas sembra essere crollata intorno al 100 a.C., mentre la civiltà Nasca fiorì all'incirca tra il 100 d.C. e il 600 d.C., il che rende il collegamento nell'uso dei geoglifi tra le due culture "una questione difficile", spiega Stanish. Ma, mentre gli autori dello studio vedono una distinzione tra i geoglifi Paracas e le successive linee di Nazca, Unkel invece ipotizza una qualche sovrapposizione tra le due culture.Per gli autori dello studio, inoltre, non c'è dubbio alcuno che il solstizio di giugno fosse un momento di festa per le popolazioni andine: la posizione del tramonto nel solstizio, nel nord del Perù, è segnato da torri contemporanee ai tumuli dei Paracas e ad altre costruzioni Inca.

Ma Unkel non è convinto neanche di questo: "I capi di tutte le società antiche sicuramente concentravano i loro sforzi sulla predizione dell'arrivo della pioggia; con questo presupposto credo che determinare il solstizio estivo (a dicembre nell'emisfero australe) sarebbe stato più importante, visto che annunciava l'arrivo della pioggia".

Soltanto l'uso di una tecnica chiamata termoluminescenza potrà datare con certezza i geoglifi Paracas. Fino ad allora, gli studiosi potranno continuare a discutere delle loro teorie, "uno dei motivi che rende la ricerca in Perù così vivace", conclude Unkel.


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