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10 Settembre 2013 ARCHEOLOGIA
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GLI ABISSI SEGRETI DEI MAYA
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Secondo i Maya il dio della pioggia Chaac risiedeva nelle grotte e nei pozzi naturali detti cenote, che oggi rivelano agli archeologi informazioni preziose sui luoghi sacri dell'antico popolo.

Ai margini di un campo di mais vicino alle rovine dell'antica città maya di Chichén Itzá, una voce rimbomba sulle pareti di un pozzo naturale: "ÂĦLo vi! ÂĦLo vi!", grida, "L'ho visto, l'ho visto!". "ÂĦSí, es verdad!", "Sì, è vero!".

Affacciato all'imboccatura della dolina, l'archeologo Guillermo de Anda vuole sincerarsi che si tratti della notizia che aspettava di sentire da mesi. "Arturo, che cosa è vero?", domanda con tono ansioso. Il collega Arturo Montero, sospeso nell'acqua in fondo al pozzo, grida di nuovo: "La luce dello zenit! Funziona sul serio! Dai, scendi!".

La notizia tanto attesa da de Anda era che l'acqua in fondo a quest'anonima dolina carsica, o cenote, fungeva da meridiana e da orologio sacro per gli antichi Maya nei due giorni dell'anno in cui il sole raggiunge lo zenit, il 23 maggio e il 19 luglio, quando i raggi perfettamente perpendicolari non proiettano alcuna ombra. Inoltre, gli archeologi hanno accertato che il cenote è collocato esattamente a nordovest della scala principale di El Castillo, la famosa piramide centrale di Chichén Itzá, e all'interno dei confini urbani di quella misteriosa città.

È davvero possibile che da quel pozzo, secoli or sono, i sacerdoti maya osservassero l'angolazione del sole e correggessero le loro misurazioni quando arrivava allo zenit? Era lì che si recavano a portare offerte in tempo di siccità e a rendere grazie quando il raccolto era abbondante? Era proprio quello il luogo in cui, per loro, il sole e le acque si incontrano e danno la vita?


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