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18 Novembre 2012 PALEONTOLOGIA
ditadifulmine.com
I Neanderthal erano navigatori?
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Siamo ormai ben lontani dall'immagine scimmiesca utilizzata anni fa per descrivere l'uomo di Neanderthal: sappiamo che questa linea evolutiva separata dall'essere umano moderno possedeva il fuoco, diverse forme di comunicazione, intratteneva scambi commerciali con i più recenti ed evoluti sapiens, fino addirittura ad incrociarsi con l'uomo anatomicamente moderno.

Una serie di recenti scoperte nelle isole del Mediterraneo hanno suggerito anche l'ipotesi che i Neanderthal fossero in grado di costruire barche e navigare, spostandosi in lungo e in largo lungo sul mare fino a coprire distanze di centinaia di chilometri.

"Devono aver necessariamente utilizzato un qualche tipo di imbarcazione; e' difficile pensare che abbiano nuotato" spiega l'archeologo Alan Simmons della University of Nevada. "Molte delle isole non hanno ponti naturali con cui raggiungerle, per cui gli antichi esploratori dovevano possedere la capacità di costruire navi e le conoscenze per sapere dove condurle".

Fino ad ora, l'archeologia si è concentrata quasi esclusivamente sui resti neolitici presenti sulle isole del Mediterraneo. "Su moltissime isole, ci sono incredibili resti di antichità classiche, per cui per molti anni nessuno ha cercato siti più vecchi" sostiene Simmons.

Nelle ultime due decadi, tuttavia, sono emerse le prove che alcune isole siano state popolate fin da tempi ben precedenti al Neolitico: alcuni ritrovamenti sulle isole di Melos e di Cipro hanno rivelato artefatti risalenti a 11-12.000 anni fa.

"Abbiamo scoperto le prove che alcuni cacciatori umani possano aver condotto all'estinzione gli ippopotami pigmei di Cipro circa 12.000 anni fa. Questo suggerisce che gli antichi navigatori non dovevano già possedere piante e animali addomesticati da portare su queste isole, cosa che rappresenta un complesso bagaglio di "trucchi", ma potrebbero essere stati semplici cacciatori-raccoglitori".

"L'idea generale era che nessuna delle piccole isole del Mediterraneo ospitasse insediamenti prima del Neolitico perché erano troppo povere di risorse naturali per supportare un'occupazione permanente. Questo è probabilmente falso. I cacciatori e i raccoglitori possono diventare molto creativi".

Ma alcuni reperti indicherebbero date ben precedenti per la colonizzazione umana delle isole mediterranee: una serie di artefatti di pietra rinvenuti a Creta indicherebbero date superiori ai 110-170.000 anni fa, il periodo in cui si presume abbia avuto origine l'essere umano anatomicamente moderno.

Il fatto che Creta si trovi ad oltre 150 km dal continente indica che i primi navigatori erano dotati di una certa abilità nel costruire imbarcazioni, ed erano probabilmente in possesso di conoscenze ben superiori alla loro vita apparentemente primitiva.

Sarà necessaria ancora molta, moltissima ricerca per scoprire la vera storia delle migrazioni umane. Uno dei problemi fondamentali è la datazione: gli artefatti di Creta vanno ben oltre le capacità di datazione del radiocarbonio, e la collocazione temporale di questi oggetti basata sulla stratificazione del terreno non aiuta a stabilire con certezza il periodo in cui furono realizzati.

Non sono ancora state trovati, inoltre, resti di imbarcazioni primitive, probabilmente realizzate in materiali deperibili (come il legno) che non hanno resistito al passare del tempo..

Sappiamo però che la colonizzazione australiana ebbe inizio almeno 50.000 anni fa ad opera di antichissimi navigatori, e che i primi resti umani fossili in Indonesia (raggiungibile al tempo solo per mare) risalgono ad oltre 1 milione di anni fa. E' possibile che la navigazione (seppure in forma rudimentale) sia stata alla portata non soltanto dell'uomo anatomicamente moderno, ma anche del Neanderthal, o addirittura dell'Homo erectus.


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