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9 Novembre 2012 STORIA
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L'ELEFANTE CHE PARLA COREANO
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Nell'Everland Zoo di Yongin, in Corea del Sud, il pachiderma ha imparato a dire "buono, ciao, no e seduto" usando la proboscide per modulare il suono.Lo staff dell'Everland Zoo non voleva crederci. Un elefante asiatico che dice in coreano "Choah, annyong, anja." (in italiano "buono, ciao, seduto"). Sei anni fa il video sgranato girato in una stanza buia dello zoo arrivò nella casella di posta Joyce Poole, ricercatrice di comunicazione animale per l'organizzazione ElephantVoices. Il filmato sarebbe stato solo il primo contatto che i ricercatori avrebbero avuto con Koshik, l'elefante che parla coreano.

"È sorprendente" scrisse all'epoca Poole, beneficiaria di una borsa di ricerca per la National Geographic Society. "Non credo sia contraffatto, ed è certamente una voce umana quella che viene imitata". Passò il video ai colleghi: qualcuno doveva controllare la genuinità del video - possibile fosse tutto vero?

Sei anni dopo la conferma definitiva è arrivata grazie a un nuovo studio condotto dalla dottoressa Angela Stoeger, ex collega della Poole, ricercatrice dell'università di Vienna. Koshik, secondo Stoeger, parla sul serio.

Un elefante con un buon orecchio per le lingue

Per giungere a questa conclusione, Angela Stoeger e il suo team hanno dovuto prima verificare che i suoni emessi da Koshik fossero effettivamente parole. Secondo i suoi addestratori, l'elefante aveva un vocabolario di sei termini, tra cui annyong ("ciao"), aniya ("no"), anja ("seduto") e choah ("buono"). Il team di ricercatori ha allora fatto sentire 47 registrazioni dell'animale a coreani madrelingua che non avevano mai ascoltato l'elefante prima, con il compito di scrivere quello che sentivano. "Sapevano di ascoltare un elefante, ma non sapevano cosa avrebbero sentito di preciso", spiega Stoeger, il cui studio è apparso recentemente sulla rivista Current Biology.

Le parole erano facilmente comprensibili e trascrivibili. Se le vocali erano le più facili da distinguere, qualche incertezza è nata nell'interpretazione delle parole con le consonanti, con le quali Koshik fa ancora fatica. "Il test non ha dato un'accuratezza del cento per cento" dice Stoeger "Ma d'altra parte, senza sapere cosa ascolterai, è difficile capire cosa dice anche il miglior pappagallo."

Per assicurarsi che i suoni emessi non fossero varianti dei normali barriti dell'elefante, i ricercatori hanno anche confrontato le parole di Koshik con i tipici versi degli elefanti asiatici, trovando differenze profonde. I ricercatori hanno invece individuato delle similitudini con le intonazioni e le frequenze dei comandi dei suoi addestratori, che probabilmente sono oggetto delle imitazioni di Koshik.

Parlare con la proboscide

Il fatto che Koshik parli è nulla rispetto al come lo fa. Quando gli esseri umani pronunciano la o, incavano le guance e disegnano un cerchio con le labbra. Gli elefanti non hanno labbra e guance come le nostre - avendole barattate tempo fa per una proboscide - ed è quindi anatomicamente impossibile per loro emettere suoni del genere.

Koshik ha aggirato questo problema introducendo la punta della proboscide in bocca e muovendo la mascella inferiore. Un espediente geniale per modificare il proprio apparato orale."Ha davvero sviluppato un nuovo modo per produrre suoni" - secondo Stoeger - "Naturalmente, gli elefanti asiatici non fanno queste cose di solito."

E in effetti, nel mondo animale, l'unico caso che si avvicina al mimetismo di Koshik è quello dell'orango, che modifica la frequenza dei versi con le proprie mani o con l'ausilio di qualche foglia.

Secondo la dottoressa Stoeger, la primissima prova del fatto che gli elefanti fossero in grado di fare imitazioni vocali venne fuori solo nel 2005 e riguardava degli elefanti africani che imitavano barriti e versi di altre specie di elefanti.

L'elefante nella stanza

L'imitazione vocale nel regno animale è già di per sé una rarità, le imitazioni del linguaggio umano lo sono ancora di più. I pappagalli riescono a farle, così come ci è riuscita una foca grigia di nome Hoover e un delfino beluga di San Diego.

I ricercatori credono che questa abilità richieda non solo un appropriato apparato vocale - o in alternativa qualche ingegnoso espediente - ma anche una forte connessione sociale con gli uomini. Hoover, per esempio, è stato allevato da un pescatore, e il delfino beluga aveva un suo ammaestratore. Stando agli addestratori, Koshik ha iniziato le sue imitazioni quando aveva 14 anni, dopo aver speso gran parte dell'adolescenza isolato dagli altri elefanti.

"Gli elefanti sono animali estremamente complessi, sociali e intelligenti, con una propria personalità. Sono anche in grado di produrre un'incredibile varietà di suoni in una vasta gamma di contesti" dice la dottoressa Poole di ElephantVoice, che non ha preso parte a quest'ultima ricerca.

"Si potrebbe anche invertire i termini della domanda: considerando la loro notevole complessità sociale, la flessibilità, le significative capacità fisiche e cognitive, perché dovremmo essere così sorpresi del fatto che riescano anche a imitare i suoni del loro ambiente?"

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