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5 Febbraio 2012 STORIA
di Tiziana Moriconi galileonet.it
L'Uomo Vitruviano è davvero di Leonardo?
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tempo di lettura previsto 3 min. circa

Uno dei suoi disegni più noti, quello dell'Uomo Vitruviano, Leonardo da Vinci potrebbe averlo copiato da un suo collega e amico, Giacomo Andrea da Ferrara. Copiato, in realtà, è una parola forte: sarebbe forse più corretto dire che i due stavano studiando insieme l'opera di Vitruvio, De Architectura, e che Giacomo Andrea ne stava realizzando una copia illustrata. In un incontro, avvenuto tra il 1490 e il 1498, avrebbero discusso insieme di come tradurre in immagine il concetto dell' uomo ideale, il microcosmo, inscritto sia in un cerchio (simbolo del divino) sia in un quadrato (simbolo del terreno).

E Giacomo Andrea avrebbe mostrato all'amico i suoi schizzi, come riporta lo Smithsonian Magazine Quel che è certo è che esiste un altro disegno dell'Uomo di Vitruvio molto, molto simile a quello di Leonardo. Il resto, invece, sono ipotesi, seppur convincenti e supportate da diversi dati raccolti dall'architetto Claudio Sgarbi. Nel 1986 Sgarbi aveva ritrovato, nella Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, quel manoscritto illustrato, anonimo, dimenticato per secoli, copia dell'opera di Vitruvio. La ciliegina sulla torta è stato scoprirvi, nel 78esimo foglio, un disegno che ricorda incredibilmente quello di Leonardo: un tesoro nel tesoro.

Dopo anni di studi, Sgarbi crede che l'opera sia da attribuire, per l'appunto, a Giacomo Andrea da Ferrara (la sua analisi, già presentata a Vicenza nel 2010, sarà ora pubblicata in un saggio accademico dal Centro Studio Andrea Palladio). "Mi sono reso conto di alcune straordinarie coincidenze tra il disegno presente nel manoscritto e quello di Leonardo, a partire dalle dimensioni", ha detto Sgarbi a Wired.it: "per esempio, la lunghezza del lato del quadrato è quasi identica: 195 millimetri l'uno, 192 l'altro. Sulla base di queste coincidenze, non solo formali, ho rivisto un'ipotesi che avevo già preso in considerazione tempo prima: che il manoscritto fosse di Giacomo Andrea". Il motivo? " Luca Pacioli, matematico, scienziato e artista contemporaneo dei due, in un suo scritto rivela che Leonardo e Giacomo Andrea erano gli unici architetti milanesi (Leonardo in quegli anni viveva nella città lombarda, nda) intervenuti alla presentazione del suo libro De Divina Proportione e che i due erano amici fraterni", racconta ancora Sgarbi. Ci sono poi altre corrispondenze che avallano l'ipotesi: elementi presenti nelle opere di Leonardo che compaiono solo nel manoscritto, per esempio.

L'idea che sia Leonardo ad aver preso spunto dall'amico, e non viceversa, si deve invece al fatto che il disegno del manoscritto è pieno di ripensamenti, cancellazioni, tentativi, mentre quello vinciano è come se fosse già una bella copia: uno dei più accurati tra quelli che il maestro ci ha lasciato.

Che le cose siano andate così è dunque probabile: "Io ne sono convintissimo, e anche molti altri studiosi, che si sono detti sorpresi ed entusiasti", conclude Sgarbi. La prova finale, però, può venire solo dal ritrovamento di un manoscritto autografo di Giacomo Andrea da Ferrara; nulla di suo, purtroppo, sembra essersi salvato. Quando, nel 1499 i francesi invasero Milano, infatti, Leonardo riuscì a mettersi in salvo, mentre Giacomo Andrea, per la sua fedeltà a Ludovico il Moro, Duca di Milano, fu trucidato. Così la sua memoria si è persa per lungo tempo, insieme alle sue opere.


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