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18 Gennaio 2012 STORIA
di John Roach http://www.nationalgeographic.it
CAMBIAMO IL CALENDARIO ? MA CHI LO PUO' IMPORRE ?
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Una grande riforma del calendario, come quelle volute da Giulio Cesare nel 46 a.C. e da papa Gregorio XIII nel 1582. Stavolta a proporla è Steve Hanke, docente di economia alla Johns Hopkins University di Baltimora, assieme a Richard Conn Henry, astronomo presso la stessa università. L'obiettivo è sempre lo stesso: uniformare la durata convenzionale dell'anno a quella dell'effettiva rivoluzione della Terra attorno al Sole, che è di 365, 2422 giorni terrestri.

Il calendario gregoriano, attualmente in vigore, prevede, come quello giuliano, un anno di 365 giorni più, ogni quattro anni, uno bisestile di 366. Questa soluzione ha il problema di prevedere mesi di durata diversa e lo slittamento, anno dopo anno, del giorno della settimana. Hanke propone di sostituire il sistema attuale con un anno di 364 giorni cui aggiungere, ogni cinque o sei anni, una "settimana bisestile".

Anni sempre uguali

Il calendario permanente Hanke-Henry, sostiene Hanke, avrebbe il pregio della regolarità. L'anno sarebbe diviso uniformemente in quattro quarti, ciascuno di tre mesi; di questi, i primi due sarebbero di 30 giorni e l'ultimo di 31. Sommati, i quattro quarti di 91 giorni formerebbero un anno dalla durata sempre uguale: 364 giorni, 52 settimane esatte. Di conseguenza, ogni data cadrebbe sempre nello stesso giorno della settimana. Capodanno e Natale, ad esempio, sarebbero sempre di domenica: una brutta notizia per i vacanzieri italiani amanti dei "ponti", che però potrebbero rifarsi con il Primo maggio o Ferragosto (sempre di martedì). Ogni cinque o sei anni (con alternanza regolare) sarebbe aggiunta la "settimana bisestile", alla fine di dicembre, per recuperare lo scarto tra l'anno civile e quello astronomico.

Questo tipo di soluzione, sostiene Henry, che l'ha illustrata in un articolo sulla rivista Globe Asia, "renderebbe molto più semplice fissare la durata di un contratto o di una prescrizione medica, o calcolare gli interessi su un mutuo o su qualsiasi altro strumento finanziario".

Riforme bocciate

Già in passato si è tentato di migliorare il calendario semplificandolo. George Eastman, il celebre fondatore della Kodak, propose ad esempio l'adozione di un calendario permanente in cui l'anno sarebbe stato fatto di 13 mesi, ciascuno della durata di 28 giorni, per una durata, anche stavolta, di 364. Nell'anno bisestile sarebbe stato aggiunto un 365esimo giorno, che però non sarebbe rientrato nel computo dei giorni della settimana. La riforma, sostiene Hanke, fallì perché il sistema non teneva conto dei precetti di quelle religioni, come l'Ebraismo, che impongono un giorno settimanale di riposo. "Noi siamo riusciti ad aggirare il problema", afferma lo studioso.

Nessuna possibilità

Per Richard McCarty, filosofo ed esperto delle riforme del calendario, la riforma proposta "è ragionevole". In particolare, la regolarità aiuterebbe le imprese e altre istituzioni che devono programmare le loro scadenze: le università, ad esempio, potrebbero fissare sempre per lo stesso giorno l'inizio e la fine del semestre di studi.

Ma lo studioso aggiunge che la proposta "non ha alcuna possibilità di essere adottata". Non esiste un movimento d'opinione che invochi la riforma del calendario, né un leader "universale" - come a loro modo erano Cesare e papa Gregorio - in grado di imporla a tutti. "Erano persone molto potenti. Avevano la capacità di fissare la strada e farsi seguire dal resto del mondo. Nessuno oggi dispone di tanto potere". Un altro problema, prosegue lo studioso, sarebbe come considerare la settimana bisestile in più "in termini di stipendi, affitti e così via".

Hanke però spera che la sua idea si imponga in maniera "virale", contagiando sempre più persone nel mondo. Ci sarebbe naturalmente bisogno di un periodo di assestamento, magari doloroso, ma dati i benefici sul lungo periodo varrebbe la pena affrontarlo.

Quanto alla settimana bisestile, Hanke suggerisce di destinarla al riposo. "Come una lunga vacanza di Natale, ma pagata".


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